Il Comitato per la protezione dei giornalisti ha presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite un rapporto sullo stato della libertà di stampa in Tagikistan, in vista della 53ª sessione della Revisione periodica universale (Upr) che si terrà a novembre.
Il documento descrive in dettaglio un significativo deterioramento della libertà di stampa – in quello che era già uno degli ambienti più restrittivi al mondo per la stampa – dall’ultima revisione del Tagikistan nel 2021, con una repressione governativa che ha intensificato l’autocensura dei media, già diffusa.
Dal 2022, nove giornalisti sono stati condannati a lunghe pene detentive fino a venti anni, il che rende il Tagikistan il decimo paese al mondo per numero di giornalisti incarcerati nel 2025. Il rapporto del Cpj individua le seguenti preoccupanti tendenze in questi casi:
- Abuso delle leggi antiterrorismo e antiterrorismo: otto dei nove giornalisti sono stati condannati con accuse di estremismo e terrorismo apparentemente infondate, nonostante gli appelli lanciati durante l’ultima Ereditazioni Periodiche Universali affinché il Tagikistan riformasse la legislazione antiterrorismo e antiterrorismo, ritenuta eccessivamente ampia, al fine di prevenirne gli abusi.
- Tortura e maltrattamenti: le accuse di tortura e maltrattamenti per estorcere false confessioni sono presenti nella maggior parte di questi casi. Un giornalista ha affermato che i maltrattamenti – percosse ed elettroshock – erano così estremi da fargli pensare di “morire”.
- Gravi violazioni del diritto a un processo equo: tutti e nove i giornalisti sono stati condannati in processi segreti a porte chiuse, tenutisi in centri di detenzione, con scarse o nulle informazioni pubbliche sulle accuse a loro carico; gli avvocati sono stati costretti a firmare accordi di riservatezza e sia gli avvocati che i familiari sono stati intimiditi affinché non parlassero con gruppi per i diritti umani o con la stampa.
Il rapporto documenta inoltre un aumento della repressione transnazionale nei confronti dei giornalisti in esilio, in particolare per quanto riguarda le accuse penali in contumacia e le molestie ai danni dei familiari in Tagikistan.






