A quattro giorni dal doppio terremoto che ha colpito il Venezuela, la popolazione è alla ricerca dei propri cari dispersi tra le macerie. Nella zona di Caraballeda, nella provincia di La Guaira, gravemente colpita, centinaia di civili utilizzano pale per rimuovere gli edifici crollati. Il bilancio delle vittime del disastro di mercoledì ha superato le 1.450 unità, con decine di migliaia di dispersi e centinaia di edifici sono crollati. Ma c’è a ancora un barlume di speranza, un uomo e suo figlio adolescente sono stati ritrovati vivi sotto le macerie domenica da squadre di soccorso francesi e americane a Caraballeda, una città a circa 40 chilometri a nord di Caracas.Milioni di persone dopo il sisma, più devastanti dell’America Latina, non hanno accesso a servizi igienici e altri beni di prima necessità.
Farmacie, supermercati e altre attività commerciali sono state saccheggiate, hanno riferito i residenti, alcuni dei quali si sono lamentati della lentezza e della scarsità degli aiuti post-terremoto forniti dalle autorità.

Le équipe di Medici Senza Frontiere in Venezuela continuano a preparare e distribuire kit medici di emergenza destinati agli ospedali che curano i feriti dei terremoti. Ad oggi, 8 ospedali a Caracas e La Guaira hanno ricevuto forniture sufficienti a coprire i bisogni terapeutici di circa 3.500 pazienti.
“Siamo solo all’inizio e i bisogni continuano ad aumentare” dichiara Andreas Spaett, responsabile dei programmi di Medici Senza Frontiere in Venezuela. “Le nostre donazioni si sono rivelate particolarmente efficaci. Essendo l’unica ONG internazionale operativa presente fin dalle prime ore successive al disastro, MSF è riuscita a colmare gravi carenze di forniture quando gli ospedali avevano esaurito le loro scorte di emergenza.
Stiamo già pensando a come intervenire nelle prossime settimane perché continuiamo a vedere persone sfollate che vivono in luoghi improvvisati. Per quanto riguarda i bisogni primari, le persone che hanno perso le loro case cercano cibo, acqua, ripari. Stiamo organizzando e pianificando delle cliniche mobili in diversi luoghi, ad esempio in diversi grandi parchi e stadi di Caracas, dove vediamo radunarsi migliaia di persone. Stiamo cercando anche di fornire assistenza sanitaria di base in quei luoghi. Infine, non dobbiamo dimenticare i bisogni di salute mentale: cercheremo di fornire supporto psicologico a queste persone traumatizzate”.






