In Fondo

Partirono in due ed erano abbastanza. Poi alla Germania vien voglia di armarsi. E l’Europa si prepara alla guerra. Ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi

La vasta operazione condotta dal Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) che ha colpito, alcuni giorni fa, più di quaranta aerei da guerra russi, tra cui diversi bombardieri strategici, in basi aeree situate nel profondo della Russia potrebbe essere un punto di non ritorno della guerra in corso tra Russia e Ucraina. Questa operazione mette ancora di più in difficoltà i Paesi europei della NATO anche a fronte del disimpegno, ancora una volta recentemente ribadito degli USA dal presidente Trump che ha paragonato la guerra tra Russia e Ucraina a due bambini che litigano nel parco. “A volte è meglio lasciarli litigare per un po’”, ha detto nell’incontro con il cancelliere tedesco.

Questa posizione favorisce quanti puntano ad un riarmo dell’Europa in funzione anti russa. E’ il caso della Germania. Dopo oltre settant’anni di pacifismo, Berlino sta per investire oltre mille miliardi di euro per mettere in piedi uno degli eserciti più potenti al mondo. Questa decisione ci porta a porci due domande. Perché la Germania sta tornando a militarizzarsi? E che cosa cambierà per l’economia europea?

Per capire la portata di questa svolta e le sue implicazioni economiche e geopolitiche bisogna prima di tutto capire il contesto storico. Alla fine della Secondo guerra mondiale le potenze alleate vincitrici, Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica vollero impedire che la Germania potesse essere in grado di scatenare un’altra guerra. Nella Conferenza di Potsdam si decide di smantellare l’apparato militare e, quindi, le forze armate tedesche vennero abolite unitamente al divieto totale di produrre armi e munizioni.

Fino agli anni ’50 la situazione rimane invariata ma nel 1950 con lo scoppio della guerra di Corea qualcosa cambia. Il conflitto fa emergere la debolezza dell’Europa rispetto a potenziali aggressioni esterne (corsi e ricorsi della storia anche ora qualcuno sta puntando proprio su questa visione delle cose). Molti paesi europei membri della NATO hanno le loro forze armate impegnate altrove (i francesi in Indocina, gli inglesi in Malesia). la Germania Ovest si trova senza un esercito ed è in questo momento che si ritiene utile riarmare Berlino.

Nel 1955 la Germania Ovest, la Repubblica Federale Tedesca, entra a far parte della NATO. Nello stesso anno la Germania Est, la Repubblica Democratica Tedesca, diventa uno dei membri del Patto di Varsavia, che orbita intorno all’Unione Sovietica. A questo punto la Bundeswehr, l’esercito della Germania Ovest, può contare su proprie forze terrestri, navali, aeree, grazie soprattutto agli aiuti strategici da parte degli Stati Uniti.

Nel 1990, alla riunificazione del paese segue la riunificazione anche dei due eserciti con un conseguente ridimensionamento dato che la Germania in quel momento, come il resto d’Europa, non ha al suo orizzonte guerre che giustifichino un grande assetto militare. Dal 1990 in poi, quindi, la spesa militare praticamente si dimezza.

Adesso il nuovo governo del cancelliere Friedrich Merz sta mettendo in campo un’operazione che rimette la Germania (insieme a Francia e Gran Bretagna) al centro delle grandi manovre di strategia militare e diplomatica. A questo punto, però, è il caso di andare ad analizzare un po di numeri. Sia la Germania che i vertici comunitari stanno spingendo verso un aumento vertiginoso delle spese militari per contrastare il pericolo eventuale costituito dalla Russia di Putin. Guardando i numeri però, si evince che già ora le spese militari dei Paesi europei superano di molto quelle della Russia. La spesa per la “difesa nazionale” russa, infatti, è fissata a 13,5 trilioni di rubli (circa 127 miliardi di euro), pari al 6,3 per cento del PIL e al 33 per cento del bilancio federale totale. Questo dato segna un aumento del 25 per cento rispetto al 2024.

Nel 2023, la spesa militare complessiva dei paesi europei, per contro, ha raggiunto la cifra di circa 552 miliardi di euro, segnando un aumento del 16 per cento rispetto all’anno precedente e superando i livelli registrati alla fine della Guerra Fredda. Quindi stiamo parlando di 552 miliardi di euro degli europei contro i 127 miliardi della Russia. Anche solo gli Stati EU superano di molto il budget russo: i 27 Stati membri dell’Unione Europea, infatti, nel 2023 hanno speso 279 miliardi di euro in difesa. Non c’è da meravigliarsi di queste cifre se si prende in considerazione la consistenza economica della Russia in paragone a quella dei Paesi EU. Si pensi che il Pil russo nel 2023 è stato di 1.773 miliardi di euro (1,92% del Pil mondiale). Tanto per fare un paragone con l’Italia, nel 2024 il nostro Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 2.192 miliardi di euro.

Al netto del fatto che la potenza nucleare russa sarà sempre infinitamente maggiore delle esigue testate atomiche di Francia e Gran Bretagna messe insieme, siamo sicuri che per contrastare la potenza militare convenzionale russa si debba aumentare un budget che già alle cifre attuali è enormemente più grande di quello russo? La domanda potrà sembrare ingenua ma, da profani, verrebbe da pensare che più che un aumento delle spese militari servirebbe da una parte un coordinamento maggiore delle forze armate dei singoli paesi possibilmente sotto la guida di un unico organismo comunitario e dall’altra una politica che finalmente metta al centro dell’azione diplomatica la ricerca di una soluzione negoziale piuttosto che cercare (perché a questo punto di questo si tratta) lo scontro militare con la Russia.

Noi oggi stiamo rischiando l’invio di truppe europee sul campo. Il riarmo dell’Europa viene spacciato per una garanzia di sicurezza mentre è una garanzia di ulteriore destabilizzazione. Non risulta da nessuna analisi strategica dei vari centri studi internazionali che la Russia abbia pensato che l’Europa fosse una minaccia esistenziale per la propria indipendenza, lo ha pensato per l’Ucraina quando fu deciso di farla entrare nella Nato (progetto, peraltro, ormai naufragato). Di fronte, però, a un riarmo di Paesi come i baltici, la Germania e la Polonia Putin potrebbe leggere ciò come un atto ostile e una minaccia esistenziale, ipotesi che non è nell’interesse dell’Europa. La Russia ci serve come partner e non come nemico.

La verità è che tanta è la confusione sotto il cielo e purtroppo però nulla va bene.




 

 

Iscriviti per ricevere gli ultimi articoli pubblicati su Fotosintesi!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Condividi