Ambiente

EMERGENZA FOSSILE | Il caldo uccide, la guerra rincara. E loro trivellano

Le morti dell’estate europea, la crisi dei carburanti e la guerra di Trump alle rinnovabili raccontano una stessa scelta politica: difendere la dipendenza dai fossili, lasciando ai cittadini il costo di sopravviverle.


L’emergenza energetica la dichiarano per accelerare le trivellazioni. Quella climatica continua a produrre morti. Nel mezzo ci sono persone che devono difendersi dal caldo e pagare l’elettricità necessaria per farlo. Possibilmente senza rinunciare alla spesa, alle medicine, all’affitto.

I report del mondo scientifico aiutano a ricomporre ciò che il dibattito politico tiene separato: salute, energia, guerra. E a verificare una promessa ripetuta fino allo sfinimento: con più petrolio, gas e carbone saremo più sicuri e spenderemo meno.

Cominciamo dalle persone. Il caldo dell’estate 2026 avrebbe provocato, stando agli ultimi rapporti, oltre cinquantamila decessi in 854 aree urbane europee, rappresentative di circa il quaranta per cento della popolazione. Circa due terzi sono attribuiti al riscaldamento causato dalle attività umane. Per l’Italia la stima è di 13.303 morti, il numero più alto fra i Paesi considerati. Si tratta di risultati modellizzati, con lo studio annunciato in pubblicazione su Nature Health: non di un conteggio definitivo di tutte le vittime europee.

Dietro una morte da caldo possono esserci una malattia aggravata, un’abitazione invivibile, l’impossibilità di trovare sollievo. La protezione dipende anche dalle condizioni materiali: avere una casa adeguata, poter pagare il raffrescamento, ricevere assistenza. Parlare di temperature senza parlare di reddito e servizi pubblici significa lasciare fuori una parte essenziale del problema.

Dall’altra parte dell’Atlantico, Trump ha usato la dichiarazione di emergenza energetica per favorire lo sviluppo dei fossili e mantenere in funzione centrali a carbone destinate alla chiusura. Ma questi interventi non hanno risolto la crisi dei prezzi aggravata dalla guerra contro l’Iran e dai danni alle infrastrutture petrolifere. La promessa di energia economica si è scontrata con le conseguenze della politica militare.

Qui c’è un dettaglio che smonta lo slogan delle trivellazioni salvifiche: il greggio deve essere raffinato per diventare benzina e gasolio. Autorizzare un pozzo non ricostruisce una raffineria e non rende subito disponibili i carburanti mancanti. I tempi industriali non obbediscono ai comizi. E una produzione nazionale elevata non mette automaticamente al riparo dai prezzi dei mercati internazionali.

L’approfondimento dell’Ispi firmato da Luca Pagni introduce l’altra faccia della partita: le rinnovabili sono ormai economicamente competitive e la Cina punta alla leadership energetica, mentre Trump tenta di ostacolarle. Ma l’aumento della domanda elettrica, sostenuto anche dai veicoli elettrici e dai centri dati, continua ad alimentare pure le fonti fossili. La crescita dell’energia pulita deve quindi accompagnarsi alla sostituzione di quella che produce emissioni.

È una trasformazione che richiede reti, accumuli, efficienza e decisioni pubbliche. Richiede soprattutto di scegliere chi aiutare e per fare che cosa. Una famiglia che non può anticipare il costo dei lavori resta esclusa dalla promessa di risparmio. Un quartiere senza ombra e senza luoghi pubblici freschi resta esposto anche se altrove si inaugura un impianto.

Per l’Italia e per l’Europa, la sicurezza energetica dovrebbe cominciare dalla possibilità di vivere dignitosamente. Case abitabili d’estate e d’inverno, trasporti accessibili, servizi sanitari capaci di proteggere le persone fragili, minore dipendenza dai combustibili esposti alle guerre.

È su questo che va giudicato anche il governo Meloni: sulle risorse, sulle opere realizzate, sulla protezione offerta. Rivendicare sovranità serve a poco se la vita quotidiana resta appesa a una rotta petrolifera e alla prossima decisione di Washington.

Un governo decide che cosa chiamare emergenza attraverso le autorizzazioni che firma e i soldi che stanzia. Se accelera i pozzi e lascia aspettare la protezione dal caldo, la sua priorità è già scritta. Si legge anche senza un termometro.



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