Stando a un giornalista locale che segue il caso e che ha parlato con il Cpj a condizione di anonimato, per timore di ritorsioni, Mourad At-Mimou è stato fermato il 7 luglio da agenti di polizia in borghese mentre si trovava in un caffè a Tizi-Ouzou, nella regione della Cabilia, nel nord dell’Algeria.
Gli agenti hanno fatto salire At-Mimou su un’auto senza targa e lo hanno portato alla stazione di polizia di Azazga, a circa trenta chilometri a est di Tizi-Ouzou, dove è stato trattenuto per essere interrogato. Le autorità hanno anche sequestrato i telefoni di At-Mimou e li hanno consegnati al Servizio centrale algerino per la lotta alla criminalità informatica, ha riferito il giornalista al Cpj.
At-Mimou è sotto inchiesta per alcuni post sui social media presumibilmente critici nei confronti delle elezioni parlamentari algerine del 2 luglio, che hanno registrato un’affluenza record al ribasso, secondo quanto riportato dallo stesso giornalista locale e da un servizio giornalistico dell’emittente indipendente locale La radio des sans voix.
«Le autorità algerine devono rilasciare immediatamente il giornalista freelance e blogger Mourad At-Mimou e porre fine alla pratica di detenere i giornalisti per il loro lavoro e per le loro opinioni online», ha dichiarato Sara Qudah, direttrice regionale del Cpj. «Le autorità algerine devono consentire alla stampa di lavorare liberamente, senza timore di arresti o ritorsioni».
At-Mimou ha lavorato in precedenza presso l’emittente privata Dzaïr TV, dove ha condotto il programma in lingua cabila “Tizi n wassa-a” prima della chiusura del canale nel 2019. Da allora, ha continuato a pubblicare commenti politici sulla sua pagina Facebook , che conta oltre 75mila follower.
Secondo i dati del Cpj, almeno sette giornalisti sono attualmente in carcere in Algeria a causa del loro lavoro.







