Ventiquattro israeliani raccontano dall’interno la macchina della guerra a Gaza. Militari e uomini dell’intelligence parlano dei sistemi utilizzati per individuare gli obiettivi, dell’intelligenza artificiale, del calcolo delle vittime civili, della distanza crescente tra chi decide e chi muore.
Sono le voci raccolte da NAZA, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor presentato alla Mostra del cinema di Venezia. I due registi sono israeliani, già tra gli autori di No Other Land. Il film parte da testimonianze e inchieste sulla conduzione delle operazioni militari israeliane a Gaza. Il governo israeliano contesta duramente questa rappresentazione: Benjamin Netanyahu ha definito il film istigazione contro Israele, mentre altre autorità accusano gli autori di distorcere la realtà.
È proprio questa frattura interna a Israele che rende NAZA interessante anche fuori dal cinema.
GLI ISRAELIANI CHE DICONO NO
Il 19 settembre Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, intervistata da Enrico Mentana al Festival di Open, ha ricordato che esistono israeliani che si oppongono all’occupazione e a ciò che lei definisce genocidio e che è con loro che occorre dialogare. Albanese ha richiamato ancora una volta il problema dei doppi standard nell’applicazione del diritto internazionale.
Le sue valutazioni sono fortemente contestate dal governo israeliano e dagli Stati Uniti. Ma la questione che pone può essere verificata anche senza condividere le sue conclusioni.
Non serve chiedersi soltanto cosa abbia fatto Israele. Meglio chiedersi quali strumenti avessero gli altri governi per esercitare pressione e quali abbiano realmente deciso di utilizzare. Ed è qui che bisogna seguire i soldi.
QUARANTAMILA BOMBE
L’amministrazione Trump sta preparando una vendita a Israele di munizioni per 2,8 miliardi di dollari. Il pacchetto comprende ventimila bombe Mk-84 e altre 20 mila BLU-117: ordigni da duemila libbre, circa novecento chilogrammi ciascuno.
La vendita non è ancora conclusa: deve completare la procedura prevista al Congresso. Gregory Meeks, principale esponente democratico nella commissione Esteri della Camera, ha annunciato che non la sosterrà, sollevando dubbi sul possibile impiego di ordigni di questa potenza in aree densamente popolate e sul rispetto del diritto internazionale.
Quarantamila bombe, mentre a Gaza è formalmente in vigore un cessate il fuoco.
Secondo l’Onu, sulla base dei dati del ministero della Salute di Gaza, tra il 10 ottobre 2025 e il 9 settembre 2026 erano stati registrati 1.358 palestinesi morti e 4.541 feriti dopo l’annuncio della tregua. Israele sostiene che le proprie operazioni rispondano a violazioni della tregua e ad attività di Hamas.
La tregua ha ridotto la guerra su larga scala. Non ha eliminato gli attacchi né le vittime.
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IL MERCATO DEL GENOCIDIO
Poi c’è l’Europa. Il 31 agosto Grecia e Israele hanno firmato un accordo da circa tre miliardi di euro per lo “Scudo di Achille”, un sistema integrato di difesa antiaerea, antimissile e antidrone. L’intesa comprende missili, radar, comando e controllo, cooperazione industriale e trasferimento di tecnologia.
Nel 2025 le esportazioni militari israeliane hanno raggiunto il record di 19,2 miliardi di dollari, quasi il 30 per cento in più rispetto all’anno precedente. Il dato più interessante è nello stesso rapporto del ministero della Difesa israeliano: l’Europa ha acquistato il 36 per cento dell’export militare di Israele, diventandone il primo mercato regionale.
Lo stesso ministero collega una parte della domanda internazionale anche all’esperienza operativa maturata dai sistemi israeliani nei conflitti. Ilgenocidio produce dunque anche esperienza militare. E l’occupazione della Palestina può diventare mercato.
BERLINO
La Germania è uno dei nodi più evidenti. Berlino ha acquistato il sistema israeliano Arrow 3 e la Difesa israeliana indica l’ampliamento di quel contratto tra i fattori che hanno contribuito al record delle esportazioni.
Il 2 settembre la Marina tedesca ha inoltre concluso una prova operativa del missile balistico navale LORA della Israel Aerospace Industries. Un test non equivale a un contratto d’acquisto. Dimostra però che la cooperazione militare e tecnologica continua, mentre in Europa si discute, sarebbbe meglio dire si chiacchiera, di come aumentare la pressione sul governo israeliano. Anche se qualcosa forse sta cambiando. Regno Unito, Francia, Canada e altri governi hanno deciso, anzi no, hanno per ora solo annunciato restrizioni sul commercio con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
Sono passi, diciamo, concreti. Ma riguardano, comunque, principalmente gli insediamenti, non l’insieme dei rapporti economici e militari con Israele. L’Unione europea resta il principale partner commerciale israeliano: nel 2025 gli scambi di merci hanno raggiunto circa 43,3 miliardi di euro.
E mentre cresce la pressione sugli insediamenti, Israele procede con il progetto E1 in Cisgiordania. Il 17 settembre è stata aggiunta una gara per 2.167 abitazioni alle 1.234 già previste: 3.401 nuove unità complessive. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich sostiene apertamente che il progetto serva a impedire la nascita di uno Stato palestinese. Le restrizioni cominciano ad arrivare. Per ora E1 va avanti.
GLI AMICI ARABI
Nemmeno il mondo arabo costituisce un fronte unico. Il 16 settembre Israele e Marocco hanno concordato di elevare le rispettive rappresentanze diplomatiche ad ambasciate e di nominare ambasciatori.
Rabat aveva normalizzato i rapporti con Israele nel 2020 nell’ambito degli Accordi di Abramo. Dopo Gaza quella relazione non viene congelata: viene approfondita, con il ritorno dei voli diretti e nuovi passi nella cooperazione economica.
È un dato che mostra la distanza possibile tra la solidarietà dichiarata verso i palestinesi e gli interessi strategici dei singoli governi. Non esiste un isolamento diplomatico regionale di Israele.
IMPUNITÀ
La parola va maneggiata con precisione. Impunità non significa che Israele non subisca contestazioni, procedimenti internazionali, proteste, sanzioni individuali o pressioni diplomatiche. Esistono tutti questi elementi.
Significa chiedersi quanto incidano rispetto agli strumenti che gli Stati potrebbero utilizzare: armi, commercio, tecnologia, cooperazione militare, investimenti, accordi diplomatici.
Da una parte alcuni governi limitano il commercio con gli insediamenti. Dall’altra gli Stati Uniti preparano quarantamila bombe. Alcuni Paesi europei discutono sanzioni. La Grecia firma tre miliardi di euro di sistemi militari. Si denuncia l’espansione delle colonie. Israele mette a gara altre 2.167 abitazioni nell’E1. Si parla di isolamento internazionale. Il Marocco apre l’ambasciata. E l’industria militare israeliana chiude il 2025 con il più alto volume di esportazioni della propria storia.
Non serve immaginare una regia comune. Gli interessi sono diversi, spesso concorrenti: sicurezza, industria, tecnologia, politica interna, rapporti con Washington, Iran, energia, equilibri regionali. Il risultato però è misurabile.
IL FILM FINISCE, GLI AFFARI CONTINUANO
NAZA è girato di notte sui tetti di Tel Aviv. Le persone che parlano sono israeliane. Anche chi ha deciso di raccogliere quelle testimonianze è israeliano.
È forse l’immagine migliore per evitare la scorciatoia più pericolosa: trasformare un governo, uno Stato, un esercito e una società intera nella stessa cosa. Dentro Israele esistono conflitto, opposizione e dissenso.
Fuori da Israele esistono invece governi che possiedono strumenti molto concreti. Alcuni hanno cominciato a usarli. Altri continuano a vendere, comprare, cooperare e firmare.
Forse, dopo tre anni di Gaza, la domanda non è più soltanto perché nessuno riesca a fermare Israele. Meglio chiedersi chi potrebbe esercitare una pressione maggiore, quali strumenti possiede e perché sceglie di non usarli fino in fondo.
Il film accende le luci. I contratti raccontano il resto.
FONTI PRINCIPALI
• Biennale di Venezia, scheda ufficiale di NAZA.
• Open, intervento di Francesca Albanese al Festival di Open, 19 settembre 2026.
• Reuters, settembre 2026: proposta statunitense di vendita di munizioni a Israele; Grecia-Israele; progetto E1; relazioni Israele-Marocco.
• Onu/Ocha, Humanitarian Situation Report, settembre 2026.
• Ministero della Difesa israeliano, dati sulle esportazioni militari 2025.
• Israel Aerospace Industries, comunicazioni sul test LORA con la Marina tedesca.
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