Politica

C’è spazio solo per la diseguaglianza tra i banchi al ricino dell’era Valditara, ma “questa è una riforma fascistissima, la più fascista che c’è”

Ogni anno alla fine delle lezioni sulla scuola si fanno consuntivi e proposte per il futuro. Il ministro Valditara ha parlato a più riprese del ruolo della scuola come palestra per addestrare al lavoro, sì proprio addestrare ha detto. E d’altra parte una delle prime uscite da presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni lo fece in un istituto professionale dove disse una frase che suonava come la pietra tombale sopra la testa delle nuove generazioni “Questo è il vero liceo” cioè questa è la vera formazione, quella che avvia i giovani al lavoro, che crea forza lavoro da offrire alle aziende a basso costo.

La scuola quindi è buona se crea competenze lavorative. Detto da una persona che partendo da un istituto professionale è arrivata dove è arrivata c’è quasi da crederlo. D’altronde Giorgia Meloni è l’erede di quella cultura che fece dire a Benito Mussolini della riforma fatta da Giovanni Gentile “Questa è una riforma fascistissima, la più fascista che c’è”. Sentendo lo stesso Gentile si capisce perché: “Gli studi secondari sono di lor natura aristocratici, nell’ottimo senso della parola: studi di pochi, dei migliori perché preparano agli studi disinteressati scientifici; i quali non possono spettare se non a quei pochi, cui l’ingegno destina di fatto, o il censo e l’affetto delle famiglie pretendono destinare al culto de’ più alti ideali umani”. E ancora: “Alla domanda, un po’ irosa: – Come si fa a trovar posto per tutti gli alunni? – io rispondo: – Non si deve trovar posto per tutti. – E mi spiego. La riforma tende proprio a questo: a ridurre la popolazione scolastica”.

Un capitolo a parte andrebbe dedicato al concetto di merito. Ma cosa vuol dire merito? Vuol dire che uno si fa strada grazie alle proprie capacità. Bellissimo concetto, la vita è una corsa e chi è più bravo arriva più lontano. Questo è vero, però, se tutti partissimo dallo stesso punto. Ma che succede se uno parte un chilometro più avanti e un altro due chilometri più indietro? Ce l’ha spiegato benissimo Giovanni Gentile, semplicemente si ferma, va a lavorare. Legge fascistissima….Istituto professionale il vero liceo…..stessa matrice, stessa ideologia.

Con questa logica siamo arrivati a una situazione che, secondo un rapporto di Save the Children Italia del 2022, il 51 per cento dei ragazzi di 15 anni non capisce un testo scritto. Dati un po ‘più ottimistici quelli dell’ISTAT, secondo cui solo il 23 per cento e comunque il 40 per cento dei giovani fra i 16 e i 24 anni non ha letto neanche un libro nel corso dell’anno. E allora forza con quello che una volta era “Alternanza scuola lavoro” e che oggi si chiama “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. Che queste attività extra scolastiche, poi, siano foriere di incidenti anche gravi è un elemento secondario per il Ministero dell’istruzione e del merito in un Paese dove di lavoro si muove più che altrove. Il numero di incidenti mortali che secondo l’INAIL coinvolge i ragazzi sta aumentando. Dodici studenti morti nel 2023, 13 nel 2024, cinque solamente nei primi tre mesi del 2025.

Adesso esce il PTOF, Piano triennale per l’offerta formativa. Sono settecento pagine piene di concetti astratti, peraltro infarcite di parole come Vision, Mission, Leadership, Peer Tutoring, termini come Digital e Immersive che, viste le scarse competenze linguistiche dei nostri studenti, nessuno di loro ne conoscerebbe il significato. Di cultura, di capacità di argomentare o di sviluppare senso critico nemmeno l’ombra. Il ruolo della scuola è relegato esclusivamente alla ricerca di un posto di lavoro quale che sia.

Quanto è lontano il tempo in cui Pasolini, sull’insegnamento e sulla scuola, scriveva queste parole: “L’insegnante deve svegliare nell’alunno la coscienza dell’intelligenza, da qui nascerà la voglia di studiare. E’ facile intuire quale dovrebbe essere la funzione dell’educatore insegnante, dovrebbe essere un lavoro di liberazione e depurazione”.

Una approfondita e seria analisi su come dovrebbe essere organizzata la didattica sarebbe non solo necessaria, ma indispensabile. Abbiamo già perso fin troppo tempo. Non è detto che proprio su questa testata non ci avventureremo a breve proprio ad immaginarci come dovrebbe essere, secondo noi, la scuola ideale.




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