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FRANCIA | Studenti e Gilet gialli uniti contro il carovita e i tagli. Il governo risponde con divieti e granate

Scuola pubblica, salari e carovita nella mobilitazione del 17 ottobre. Prime tensioni nelle città, mentre il governo autorizza nuovamente le granate assordanti in caso di gravi violenze.


La protesta francese esce dalle scuole e prova a riunire le generazioni dell’impoverimento. Oggi, sabato 17 ottobre, liceali e universitari, Gilet gialli, lavoratori e organizzazioni sindacali si ritrovano nella stessa giornata di mobilitazione contro il carovita e il deterioramento dei servizi pubblici. Una convergenza ancora da costruire, che mette però in relazione problemi molto concreti: gli insegnanti che mancano, i salari insufficienti, il carburante sempre più caro, le famiglie costrette a rinunciare.

Le prime iniziative sono cominciate al mattino. Sud Radio segnala presidi sulle rotonde in Ariège e interventi della polizia a Lione; a Foix la manifestazione è iniziata nella calma. Il quadro resta in evoluzione e non consente ancora di misurare l’ampiezza della partecipazione. A Marsiglia, riferisce Le Monde, il corteo si è aperto fra i lacrimogeni. A Parigi l’appuntamento principale è alle 14, da République verso place de Clichy, dopo il rifiuto dei percorsi verso i luoghi del potere.

L’appello era nato sui social contro l’aumento dei carburanti, richiamando la rivolta dei Gilet gialli del 2018. La mobilitazione studentesca gli ha dato una prospettiva più ampia. Dopo settimane di blocchi e cortei, la crisi della scuola pubblica incontra quella delle famiglie che la frequentano: istituti impoveriti nei quartieri popolari, classi sovraffollate, personale insufficiente e possibilità di studio sempre più condizionate dal reddito.

È questo il passaggio politico della giornata. Le organizzazioni giovanili provano a portare fuori dagli istituti una protesta che riguarda il futuro di un’intera generazione. All’appello hanno risposto realtà sindacali, ambientaliste e agricole, insieme a settori del lavoro precario. Adesioni differenti, che dovranno trovare continuità e obiettivi comuni: un elenco di sigle non basta a fare un movimento.

Il governo ha intanto preparato soprattutto la risposta di sicurezza. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una cellula interministeriale di crisi e descritto l’evoluzione della protesta studentesca come un fenomeno di violenza urbana. Una definizione che sposta il confronto dalle condizioni delle scuole ai comportamenti nelle strade, facendo arretrare le rivendicazioni dietro l’emergenza di ordine pubblico.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha inoltre chiarito che le granate assordanti potranno essere impiegate nella giornata in caso di violenze urbane estremamente gravi. Il loro utilizzo era stato sospeso per le manifestazioni studentesche. La decisione riapre una questione pesantissima: quali rischi il governo sia disposto a imporre ai manifestanti pur di controllare la piazza.

Secondo il bilancio riportato da Mediapart alla vigilia della mobilitazione, quattro liceali hanno subito mutilazioni durante gli interventi di polizia dall’inizio delle proteste. È su questo sfondo che arriva il nuovo via libera alle granate. La memoria della repressione dei Gilet gialli, con feriti e lesioni permanenti, accompagna l’ingresso nelle piazze di una nuova generazione.

La scuola costituisce il punto di partenza di una contestazione che investe ormai la distribuzione delle risorse. Tagliare l’istruzione, comprimere i servizi e lasciare che il costo della vita consumi i salari significa trasferire sulle classi popolari il prezzo delle scelte economiche. Studenti e lavoratori ne incontrano gli effetti in luoghi diversi, spesso dentro la stessa famiglia.

L’esito del 17 ottobre si vedrà nelle prossime ore e nella capacità di dare seguito alla giornata. Il governo ha già mostrato le proprie priorità, fra percorsi vietati e arsenali antisommossa. Ma un insegnante assente resta assente anche dopo lo sgombero di una strada. E nessuna granata restituisce a una famiglia il salario che ha perso. Al massimo, le restituisce un figlio mutilato.



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