La prima e più evidentemente particolarità di Kraken Mare, serie manga serializzata sulla rivista giapponese Afternoon, specializzata in seinen (i manga per lettori dai vent’anni in su), è che è disegnata da un italiano, Massimo Dall’Oglio, anche se sotto lo pseudonimo di Hagane. Che un italiano lavori su una serie direttamente per un editore giapponese è molto raro, ma non è strano che, fra tutti, sia capitato proprio a Dall’Oglio, attivo come disegnatore in Francia, Italia e Stati Uniti dai primi anni Duemila (Underskin, Dragonero, Jonathan Steele, John Doe e Nathan Never) e dotato di un segno fortemente debitore della tradizione manga.
Kraken Mare è ambientato in un futuro in cui i viaggi interplanetari sono resi possibili da una sostanza che viene raccolta all’interno di buchi neri, dentro cui vivono però i Kraken, mostri grandi come pianeti. In passato, queste estrazioni avevano inavvertitamente svegliato uno di loro, che aveva seminato panico e distruzione in giro per l’universo, portando a un’apocalisse scongiurata soltanto dall’Ecclesia, un’istituzione teocratica che venera i Kraken come divinità. Ai margini di questo ordine si muovono gli Scavenger, contrabbandieri che sfidano i pericoli dello spazio e l’autorità dell’Ecclesia, estraendo etere nero per rivenderlo al miglior offerente.
Il manga segue le vicende di Eden, giovane addetta alla cucina di una nave mineraria, la Pulsar. Quella che sembra partire come una storia di fantascienza dura alla Interstellar diventa una trama incentrata su culti, religione e magia che non sfigurerebbe come lontano parente di Dune. Ma cercare di puntellare Kraken Mare con questi riferimenti è un esercizio un po’ inutile: già in questo primo volume la storia si muove veloce e disattende più di un’aspettativa, lasciando il lettore scombussolato, eppure in grado di aggrapparsi a un centro emotivo, rappresentato da Eden.
Ad ancorare chi legge a qualche certezza ci pensa poi Dall’Oglio, arrivato al segno di Kraken Mare dopo averlo spogliato attraverso le sue opere precedenti. Nonostante la mano leggera, l’autore trova qui una sintesi tra essenzialità e ricchezza, senza appesantire o rinunciare a vedute dettagliate. Insieme allo sceneggiatore Xavier Dorison, il disegnatore ha messo su carta un worldbuilding molto denso ma preciso e affascinante da vedere, preparando il terreno per una vicenda piena di potenziale. Se questo primo volume è una promessa ai lettori, il futuro della serie sembra serbare cose interessanti.






