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GUERRA | L’aspirante nobel per la pace attacca il Venezuela: esplosioni a Caracas e in diverse basi militari. Maduro: “Gravissima aggressione, ci difenderemo”. Fine della storia

Tanto canto tuonò che piovve. Dopo mesi di isolamento del Venezuela operato da un blocco navale Usa intorno alle sue coste, dopo attacchi a navi e imbarcazioni che hanno ucciso oltre 115 persone in operazioni extraterritoriali non autorizzate, mentre esperti Onu condannano il “blocco armato” come atto di aggressione che viola la Carta delle Nazioni Unite, dopo tutto questo preambolo alle 2 di notte ora di Caracas, le 7 di questa mattina in Italia si è passati all’attacco di terra. Esplosioni si sono sentite in varie parti della città, la situazione è ancora in evoluzione.

Gli Stati Uniti hanno scatenato un’offensiva militare nel Mar dei Caraibi, giustificandola come lotta al narcotraffico, ma che secondo esperti delle Nazioni Unite e diversi governi rappresenta una flagrante violazione del diritto internazionale. Dal settembre 2025, Washington ha condotto almeno trenta attacchi contro imbarcazioni e ha imposto un blocco navale alle petroliere venezuelane, definito dall’Onu come “aggressione armata illegale”. L’amministrazione statunitense ha costruito la propria narrazione attorno alla lotta ai “narco terroristi”, designando gruppi come il “Cartel de los Soles” e il “Tren de Aragua” come organizzazioni terroristiche. Sulla base di queste designazioni, il presidente Donald Trump ha autorizzato l’uso della forza militare, schierando una significativa flotta navale nei Caraibi meridionali già dall’agosto 2025. Tuttavia, nessuna prova conclusiva è stata presentata pubblicamente sul traffico di stupefacenti. Anzi, secondo un’inchiesta di Associated Press, molte delle vittime erano pescatori o lavoratori poveri venezuelani.

Gli esperti delle Nazioni Unite hanno espresso una condanna inequivocabile. In una dichiarazione del 24 dicembre 2025, hanno affermato che il blocco marittimo “viola le norme fondamentali del diritto internazionale” e costituisce un “uso proibito della forza militare” contro un altro paese.

E’ un’azione che viola una serie di articoli del principio del Diritto Internazionale. Si va dal divieto di effettuare blocchi navali, al divieto della forza (Art. 2.4 Carta Onu) all’attacco alla sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Venezuela alla violazione del principio di proporzionalità (risposta militare sproporzionata rispetto alla presunta minaccia). Il blocco è stato, pertanto, classificato come “aggressione armata” secondo la definizione di aggressione adottata dall’Assemblea Generale nel 1974. Gli esperti hanno sottolineato che “non esiste diritto a imporre sanzioni unilaterali mediante un blocco armato”.

L’operazione ha subito una preoccupante escalation. Dopo mesi di attacchi in mare, a dicembre 2025 Trump ha confermato di aver colpito una struttura costiera in Venezuela, affermando: “C’è stata una forte esplosione nella zona del molo dove caricano le barche con la droga… ora non esiste più”. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza militare nella regione, spostando aerei, truppe e attrezzature per operazioni speciali nei Caraibi. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, questo garantirebbe “ulteriori opzioni per una possibile azione militare in Venezuela”. E’ del tutto evidente, come sostengono ormai gran parte degli analisti, che l’obiettivo reale sia il cambio di regime. Il governo Trump ha aumentato a cinquanta milioni di dollari la taglia sulla cattura del presidente Nicolás Maduro.

Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Russia e Cina hanno condannato fermamente le azioni statunitensi e sicuramente faranno lo stesso per gli attacchi di questa mattina. L’ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha definito il blocco “l’atto di aggressione più chiaro e assolutamente reale”, mentre la Cina ha parlato di “comportamento da cowboy” e “intimidazione”.

Anche importanti media internazionali hanno evidenziato le contraddizioni. La BBC ha sottolineato come, secondo esperti antidroga, il Venezuela sia “un attore relativamente minore nel narcotraffico mondiale”, fungendo principalmente da paese di transito per droga prodotta altrove.

Questa crisi rappresenta un pericoloso precedente nella regione delle Americhe. Gli Stati Uniti stanno agendo come giudice, giuria e boia in acque internazionali, violando sistematicamente la sovranità nazionale e il diritto internazionale sotto il pretesto della lotta alla droga.  Come hanno avvertito gli esperti Onu, “il rispetto dello stato di diritto, la sovranità, la proibizione dell’uso della forza, il non intervento e la soluzione pacifica delle controversie sono pilastri fondamentali per preservare la pace e la stabilità mondiale”.

L’aggressione al Venezuela non minaccia solo quel paese, ma mina le fondamenta stesse dell’ordine internazionale. Il nuovo anno si apre con l’ennesimo focolaio di guerra. Alla faccia delle promesse di essere il pacificatore delle crisi in atto, Donald Trump porta avanti la tradizionale politica americana di ingerenza negli affari di altri Paesi a proprio uso e consumo. Se il 2026, che dovrebbe essere un anno cruciale per la soluzione delle principali controversie internazionali si presenta con l’apertura di un nuovo fronte, la speranza per la pace si tramuta nel timore di una escalation dalle prospettive inimmaginabili.



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