Economia

In Europa tutti pazzi per le bufale. Succede con l’economia di guerra. E’ il neocapitalismo bellezza. E mo’ sono dazi amari

Archiviato l’Orologio dell’Apocalisse che è diventato un po’ come il “Giorno della memoria” dove si fanno tanti bei discorsi, ci si impegna a mantenere il ricordo ogni giorno dell’anno salvo poi riporre i buoni propositi fino alla prossima commemorazione. Lo spostamento di un secondo verso la mezzanotte dell’umanità sembra un passo insignificante ma il punto di partenza era già drammatico, i 90 secondi dello scorso anno che sembravano un monito da ultima spiaggia.

E quindi, c’è da essere preoccupati, i venti di guerra soffiano ancora fortissimi sulla testa dell’Europa e la vittoria di Trump, sbandierata come salvifica sotto questo punto di vista, potrebbe non bastare da sola per avviarci verso la via della diplomazia. Sono stati anni di propaganda becera e di miliardi di euro dei contribuenti buttati per arginare il rincaro delle bollette dei cittadini europei dovuti al conflitto in Ucraina. Si pensi che solo l’Italia ha utilizzato 150 miliardi di euro per non far accorgere ai propri cittadini di quanto costasse realmente loro il conflitto russo-ucraino. Francia e Germania rispettivamente solo nel 2022 ne avevano investiti 71,6 Parigi e Berlino addirittura 264. Una sorta di doping di Stato per evitare che l’opinione pubblica potesse farsi un’idea chiara dei danni che stava subendo la loro economia. Oltre, ovviamente, alla marea di miliardi spesi in armamenti.

La sensazione è che i governi e le stesse élite europee si fossero convinte di poter vincere in tempi brevi il conflitto, memorabile a novembre del 2022 quando fu fatta girare una velina per la quale una Russia, ormai sul lastrico, stava facendo incetta di lavatrici e refrigeratori per utilizzare i chip reperibili al proprio interno. Ma d’altra parte cialtronate di questo tipo se ne sono dette talmente tante per prendere all’amo l’opinione pubblica occidentale che si perde il conto.

Sui giornali si è letto anche che la Russia avrebbe finito gli armamenti in due settimane dall’inizio del conflitto, che il Presidente Putin era morente, che sarebbe stato deposto in poche settimane dai suoi stessi oligarchi. Una massa di idiozie talmente invereconda che è chiaro come oggi i leader europei siano veramente in difficoltà a spiegare ai propri elettori che ora che l’America potrebbe staccare la spina, con l’arrivo di Trump, è necessario tornare a parlare con il Cremino. Se per anni ululi alla luna senza porti alcun limite, qualcuno potrebbe magari chiamarti a rispondere dei miliardi sperperati in questi anni. Questo vale, ovviamente, anche per quella sorta di Sancho Panza al servizio del Don Chisciotte a stelle e strisce Volodymyr Zelens’kyj. Se fossi un ucraino mi verrebbe da chiedergli come mai dopo tre anni di guerra morti a centinaia di migliaia, un paese in macerie si vada verso un accordo che somigliano molto al patto di Minsk.

C’è, inoltre, una seconda questione che mette a rischio la pace in Europa, ed è il regolamento dei conti che stanno attuando i paesi dell’ex Unione Sovietica. Il presidente della Polonia ha dichiarato che i flussi di gas della Russia verso l’Europa occidentale non dovrebbero mai essere ripristinati, nemmeno se la Russia e l’Ucraina raggiungessero un accordo di pace. I gasdotti del Nord Stream non sono stati utilizzati dal 2022 con le conseguenze sull’economia continentale che ben conosciamo, (la recessione non fa dormire sogni tranquilli ai ministri dell’economia dell’Unione) per la Polonia dovrebbero essere smantellati definitivamente.

Questa affermazione del presidente polacco è indirizzata specialmente a paesi come la Germania affinché non cadano nuovamente nella tentazione di ripristinare le forniture russe per rilanciare la propria economia in difficoltà. La Polonia, così come gli altri paesi dell’Est, sta diventando quindi un problema per la pace in Europa. D’altra parte Kissinger, non il Cremlino, aveva detto in tempi non sospetti che l’allargamento ad Est avrebbe portato non solo al conflitto con la Russia, ma anche ad una mancanza di lucidità di giudizio all’interno dell’Europa.

In Estonia a novembre si è annunciato di voler ridurre i diritti dei cittadini di origine russa che vivono nel proprio territorio, privandoli del diritto di voto alle elezioni locali. Stessa sorte per quelli Bielorussi. E d’altra parte è il Der Spiegel a riportare che i paesi baltici avrebbero avvertito Berlino qualora fossero pronti a fornire all’Ucraina truppe senza il consenso della Nato.

La via della pace è quindi ancora lontana. E il fatto che i ministri dell’Unione, con la stampa mainstream al guinzaglio, siano più preoccupati di contrastare il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che approfittare di questa nuova impostazione di politica internazionale della Casa Bianca per farsi parte attiva di un confronto costruttivo la dice lunga su quanto le lobby, che si sono messe in moto con il conflitto Kiev-Mosca, siano in azione per sabotare qualsiasi possibile negoziato di pace. Paradossalmente c’è da sperare solo nella recessione, un’economia asfittica ha bisogno di rilanciare consumi e investimenti e lo stato di guerra permanente è la condizione peggiore per farlo. Che da un male nasca un’opportunità? Staremo a vedere.




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