Il 27 novembre scorso il parlamento europeo ha votato a maggioranza una risoluzione nella quale si articolano le posizioni della Ue in maniera molto chiara su diversi punti cruciali riguardanti la crisi ucraina. Sull’integrità territoriale afferma che “nessun territorio ucraino temporaneamente occupato sarà mai riconosciuto legalmente dall’Ue come territorio russo”. Esorta l’Ue a “mostrare leadership” nel raggiungere la pace, sottolineando che “nulla sull’Ucraina deve essere deciso senza l’Ucraina, né sull’Europa senza l’Europa”. Considera l'”ambivalenza” della politica statunitense dannosa per una pace duratura. Si afferma che qualsiasi pace sostenibile debba essere preceduta da un cessate il fuoco efficace, accompagnato da garanzie di sicurezza solide per Kyiv equivalenti agli articoli di difesa collettiva della Nato e dell’Ue. Chiede la creazione di un “prestito di risarcimento” per l’Ucraina e ribadisce che nessuna sanzione Ue deve essere revocata prima dell’attuazione di un accordo di pace.
La risoluzione è il risultato di un’ampia intesa tra i principali gruppi politici (Ppe, S&D, Renew, Verdi ed Ecr). L’ampia maggioranza (401 voti) riflette una rara unità del Parlamento su questo tema. Gli schieramenti che si sono opposti o astenuti includono principalmente i gruppi di estrema destra (“Patrioti per l’Europa”) e la sinistra radicale (“La Sinistra”).
Nelle more di queste dichiarazioni di intenti che, vista la dinamica delle trattative in corso, lascia il tempo che trova vale la pena soffermarsi su alcuni passaggi che, nell’analisi della risoluzione riportata dalla comunicazione mainstream, sono stati poco o per nulla sottolineati. Innanzi tutto si dà per certo un intento aggressivo della Russia sull’Ue: “La scelta del regime russo di minare l’ordine internazionale di dichiarare guerra ai paesi europei rappresenta la minaccia più grave e senza precedenti alla pace”. Si dà per certo, pertanto, un attacco su vasta scala della Russia all’Europa. E’, questo, un principio fondamentale per arrivare alla decisione di un riarmo generalizzato e alla preparazione della guerra prossima ventura che si da ormai per scontata. Posto questo principio come indiscutibile premessa il passo successivo è inevitabile “L’Ucraina deve essere dotata delle capacità militari necessarie per tutto il tempo che le servirà per riportare una vittoria militare decisiva”. Qui si vaneggia di un ribaltamento strategico delle sorti della guerra in corso che nemmeno Volodymyr Zelensky crede più possibile.
L’obiettivo che i prodi rappresentanti del popolo europeo si danno è quello di “Respingere le forze armate russe, porre fine al conflitto, ripristinare la sua integrità territoriale entro i confini riconosciuti a livello internazionale”. E per raggiungere questo nobile obiettivo si “Invita tutti gli stati membri a revocare tutte le restrizioni che impediscono all’Ucraina di utilizzare i sistemi d’armi occidentali come obiettivi legittimi in territorio russo”. Cioè l’Europa dovrebbe autorizzare l’Ucraina a fare tutto quello che ritiene opportuno come bombardare perfino Mosca e San Pietroburgo o altri obiettivi in territorio russo che ritenga sia necessario.
Quale potrebbe essere a questo punto il passaggio successivo? “Si invitano tutti gli Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione volti a migliorare le conoscenze e facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate e preparare la società alla guerra.” E qui il cerchio si chiude. I soloni europei dimostrano di aver studiato la storia e di averne appreso la lezione anche rispetto al principio di coazione a ripetere di freudiana memoria. Sembra infatti ripetersi ciò che si è visto durante gli anni del Nazismo quando Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945, sviluppò un sistema di manipolazione dell’opinione pubblica sia teorico che pratico combinando principi psicologici fondamentali con un controllo totale sui mezzi di comunicazione.
Quattrocentuno parlamentari, rappresentanti del popolo europeo, hanno votato questa cosa qui. E, tanto per essere chiari e a futura memoria è bene sottolineare che ben ventisei europarlamentari italiani sono tra questi. Vale la pena approfondire questo dato e vedere la composizione di questo drappello di impavidi guerrieri. Tra questi 17 deputati sono del Pd come Lucia Annunziata, Bonaccini, l’ex presidente di Regione Emilia Romagna, Decaro, ex sindaco di Bari, Giorgio Mori, ex sindaco di Bergamo durante la pandemia, Elisabetta Guagnini, vice di Bonaccini della Regione, Laureti, lupo, Maran, Nardella ex sindaco di Firenze, Pino Picerno, Matteo Ricci ex sindaco di Pesaro, Sandro Ruotolo, sì anche lui, Zan e Nicola Zingaretti. Otto eurodeputati di Forza Italia tra i quali Chinnici, De Leo, Dorfmann, Falcone, Letizia Moratti, Princi, Salini e Tosi. Fratelli d’Italia si è astenuto mentre hanno votato contro la Lega, il Movimento 5 Stelle e AVS.
Questa risoluzione ci consegna a un viatico di guerra come nessun altro fatto dalla fine del secondo conflitto mondiale nel silenzio colpevole di tutti, organi di stampa, società civile, partiti della sinistra che anzi si stanno rendendo complici di questo scempio. Che una voce si alzi forte ora o sarà troppo tardi.






