Mentre la diplomazia internazionale continua a discutere di tregue, scambi di ostaggi e possibili negoziati, sul terreno l’occupazione della Palestina prosegue, con ferocia, senza soste. Nelle ultime ore due episodi, avvenuti a poche decine di chilometri di distanza, raccontano una realtà sempre più difficile da raccontare senza provare repulsione per quegli atti vili e sconsiderati.
In Cisgiordania occupata due moschee palestinesi sono state incendiate dopo i violenti scontri dei giorni scorsi tra coloni israeliani e abitanti locali. Secondo quanto riferito da Reuters, gli incendi hanno colpito i villaggi di Qusra e Kur, dove sui muri sono comparse anche scritte in ebraico riconducibili a slogan di vendetta. L’esercito israeliano ha dichiarato di avere aperto un’indagine sull’accaduto.
L’episodio arriva dopo settimane segnate da un’escalation di aggressioni attribuite a gruppi di coloni nei confronti di villaggi palestinesi, con incendi di abitazioni, terreni agricoli e veicoli, mentre numerose organizzazioni internazionali continuano a denunciare il peggioramento della situazione nei Territori occupati.
Nello stesso momento, nella Striscia di Gaza, un raid aereo israeliano ha colpito un’automobile nella zona di Deir al-Balah. Secondo le autorità sanitarie e la polizia locale sono rimasti uccisi il colonnello Wael El-Ledawi e il maggiore Ramez Abu Zraiq, indicati come dirigenti della sicurezza interna di Hamas. Israele ha confermato l’operazione affermando di avere colpito un militante del movimento palestinese, senza fornire ulteriori dettagli.
Si tratta di due fatti distinti, ma che descrivono un unico scenario. Da una parte continuano le operazioni militari nella Striscia di Gaza; dall’altra cresce la tensione in Cisgiordania, dove la presenza degli insediamenti israeliani e le violenze dei coloni alimentano un clima di conflitto permanente.
Per milioni di palestinesi la distinzione tra fronte di guerra (ma poi guerra tra quali eserciti?) e territorio occupato appare sempre più sfumata. La quotidianità è scandita da bombardamenti, operazioni militari, incursioni, restrizioni alla libertà di movimento e attacchi contro luoghi simbolici della vita civile e religiosa.
Mentre la comunità internazionale continua a discutere possibili soluzioni diplomatiche, le cronache raccontano una realtà diversa: il conflitto non si limita alla Striscia di Gaza ma investe sempre più anche la Cisgiordania occupata. È questo il dato politico che emerge dalle notizie di queste ore. La prospettiva di una pace stabile appare ancora lontana finché, insieme alla cessazione delle ostilità, non verranno affrontate anche le questioni dell’occupazione, della sicurezza e del riconoscimento del diritto di esistere dei palestinesi.








