Una neonata è morta di ipotermia subito dopo lo sbarco a Lampedusa, durante il trasferimento al Poliambulatorio. Alle 4.30 sono approdate su molo Favarolo 55 persone soccorse dalla motovedetta V1307 della guardia di finanza, originarie di Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone. Tra loro sette donne e sei minori. La piccola, in condizioni critiche, è stata trasferita con la madre al Poliambulatorio dove i medici ne hanno constatato il decesso.
La mamma della piccola ha avuto appena la forza per spiegare che, entrambe, sono originarie della Costa d’Avorio. La procura ha aperto un fascicolo, i magistrati la sentiranno nelle prossime ore.
Le parole del medico Francesco D’Arca, responsabile del poliambulatorio di Lampedusa, descrivono la tragedia che si è consumata durante l’ultimo sbarco sul molo Favaloro. D’Arca parla del lavoro dei rianimatori “che hanno cercato con le manovre di fare riprendere un minimo di attività cardiaca”. Quando l’hanno soccorsa, la piccola aveva già smesso di tremare, era avvolta nei vestititi bagnati perché il viaggio, sul barchino di appena 7 metri, era stato terribile.
La traversata
Hanno pagato tra 400 e 600 euro ai trafficanti, i migranti hanno raccontato di essere salpati da Sfax-El Amra in Tunisia alle 2 circa di ieri. Le condizioni del mare non erano le migliori possibili, forte vento e onde, spruzzi di acqua ovunque. Per la piccola è stato un inferno.
I medici hanno ricostruito che il suo cuore potrebbe aver smesso di battere proprio mentre stava per toccare terra, dopo il soccorso della motovedetta della guardia di finanza.
I magistrati hanno disposto l’ispezione cadaverica, che dovrà confermare l’ipotermia come causa del decesso. Nel frattempo il corpicino, in una piccola bara, sarà trasferito in una camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, dove ci sono tombe senza nomi né fiori.
L’orrore degli stupri
Sullo sfondo emerge l’orrore dietro la traversata: “Ci sono diverse donne vittime di stupro”, spiega il dottore D’Arca.
“Hanno segni di violenza fisica, ma le ferite sono soprattutto psicologiche per le migranti che sono state violentate”. Per loro inizia un percorso specifico, con l’aiuto di psicologi e assistenza, che probabilmente non riuscirà a rimarginare tutte le ferite, ma rappresenta il segno di un mondo di professionisti e volontari che sa accogliere. E accudire.
Fonte: Agi, LiveSicilia





