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Paolo Cacciari: “La sinistra che vorrei è una sola. E ripudia la guerra”

Ci stanno preparando alla guerra. Ci stanno abituando a pensare che la guerra è possibile. Anzi, persino inevitabile. Quindi – dicono – c’è bisogno di ingrossare e riarmare gli eserciti. Anzi, di dotarli di armi nucleari. Pazzia! Scelleratezza. La “sicurezza” (geopolitica, economica, sociale)  non viene dalle armi, ma, al contrario, dalla loro messa al bando, dalla reciproca, progressiva dismissione degli apparati offensivi. Atti di allentamento della minaccia militare sono il migliore deterrente dell’aggressività. Torniamo alla Conferenza di Helsinki del 1975. Riapriamo le porte alla distensione tra est e ovest, tra nord e sud. Condividiamo equamente le risorse del pianeta. Rianimiamo l’Onu.

La sinistra che sogno ripudia la guerra. Come sosteneva Gino Strada e tanti prima e con lui. “Ripudia” è un bel verbo. È più che rifiutare, è rinnegare. Presuppone di attenersi al principio etico di non uccidere e richiede un’azione positiva, opposta alla violenza. La diserzione, la dismissione dalla mente della violenza come legge regolatrice delle relazioni tra gli esseri umani e tra loro e la natura.

Fare la pace dovrebbe essere il mestiere della politica. Chi usa posizioni di potere per fare le guerre è un doppio criminale: uccide la gente e distrugge la democrazia. La sinistra che sogno ha un solo obiettivo: costruire pace, prevenire e smantellare ogni possibile causa di conflitto che possa degenerare in lotta armata.

Chi vuole la guerra, gli eserciti e le armi non vuole affrontare e risolvere i veri problemi che affliggono le popolazioni, li vuole semplicemente seppellire assieme ai loro corpi. Sogno una sinistra che fa proprie le esigenze delle popolazioni e che si batte per soddisfarle. Le popolazioni di ogni luogo del pianeta non chiedono armi, chiedono condizioni di vita dignitose. Sogno una sinistra che converta le spese militari in servizi pubblici; le spade in vanghe. Non una goccia di sangue venga versato nelle guerre, non un soldo venga dato al complesso militare-industriale.

I rappresentanti dei partiti social-democratici che siedono nei parlamenti stanno commettendo lo stesso tragico errore che fecero nel 1914 votando i debiti che portarono alla Prima guerra mondiale. Sogno una sinistra che dismetta finalmente ogni nazionalismo, ogni presuntuosa supremazia civilizzatrice, ogni volontà di potenza degli stati sovrani, ogni mira di dominio economico coloniale. In definitiva, sogno una sinistra che prenda le distanze dai modi di essere e di comportarsi del capitalismo.



La guerra – come sappiamo bene – è la prosecuzione con altri mezzi della competizione economica che si scatena nella corsa al profitto tra le aziende di capitale, singole e tra loro alleate, per prevalere nell’accaparramento delle materie prime, nell’assicurarsi lavoro a basso costo e nel controllare i mercati di sbocco delle loro merci avvelenate. Non ci sarà mai né una globalizzazione buona, né un’autarchia buona fino a quando i “lavoratori associati” (per usare un antico concetto marxiano) non prenderanno nelle loro mani la barra del timone della “astronave Terra” (per citare la metafora usata da Kenneth Boulding in “The economics of the coming spaceship Earth”, pubblicato nel lontano 1966) che viaggia nell’universo con delle scorte determinate e limitate di energia, di acqua e di materiali.

Buon senso e buono spirito comunitario consiglierebbero di concordare tra le presenti e le future generazioni un loro uso equo e sostenibile.  

La sinistra che sogno tiene assieme le ragioni sociali e quelle ecologiche, la sussistenza e i diritti personali, a partire dal diritto alla vita, a non essere ammazzati in nessuna guerra.


Paolo Cacciari




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