Salute

SALUTE MENTALE | Ho Chi Minh apre una nuova struttura per bambini. Il Vietnam investe nella rete pubblica

A Ho Chi Minh City hanno cominciato dalla cosa più semplice: hanno aperto una struttura. Dal 7 settembre è operativa la nuova sede del Dipartimento di psicologia e psichiatria infantile dell’Ospedale psichiatrico cittadino; l’inaugurazione ufficiale è arrivata l’11 settembre. Nei primi due giorni di attività sono state registrate 442 visite, quindici elettroencefalogrammi, nove elettrocardiogrammi e 82 valutazioni psicologiche. Numeri che, prima ancora di qualsiasi interpretazione, descrivono la dimensione della domanda.

La nuova sede, al 957 di đường 3 Tháng 2, sostituisce spazi piccoli e deteriorati. Il trasferimento non serve soltanto ad avere qualche stanza in più. Qui dovrebbero essere sviluppati screening e diagnosi precoce, trattamento dei disturbi psicologici, comportamentali e psichiatrici, psicoterapia, interventi comportamentali, riabilitazione e sostegno alle famiglie. Il progetto prevede inoltre un modello di trattamento diurno per bambini e adolescenti: cure e riabilitazione durante la giornata, ritorno a casa la sera quando il ricovero continuativo non è necessario. La struttura dovrà lavorare insieme a ospedali pediatrici, scuole, servizi territoriali, riabilitazione e famiglie.

Non siamo quindi davanti soltanto all’apertura di un ambulatorio pediatrico, ma al tentativo di costruire una rete pubblica più ampia. Ed è importante distinguere ciò che esiste già da ciò che deve ancora essere realizzato. La nuova sede esiste ed è operativa. Il resto, per ora, è programmazione.

La città ha infatti annunciato un nuovo ospedale psichiatrico da mille posti letto, su circa cinque ettari, e un centro assistenziale per pazienti psichiatrici da altri mille posti. Secondo la programmazione resa pubblica ad agosto, i lavori dovrebbero iniziare nel secondo trimestre del 2027 e le strutture entrare in funzione nel 2029. Sono dunque duemila posti previsti, non duemila posti già disponibili.

La rapidità con cui è stata realizzata la prima operazione, però, è un fatto. L’11 agosto i vertici cittadini avevano visitato le vecchie strutture e indicato la necessità di trovare rapidamente una soluzione. Meno di un mese dopo il nuovo centro pediatrico era operativo: servizi trasferiti, spazi ristrutturati, attrezzature acquistate e personale al lavoro.

IL VIETNAM DI OGGI

Il Vietnam del 2026 non è quello delle fotografie in bianco e nero della guerra americana. È una Repubblica socialista di oltre cento milioni di abitanti, governata dal Partito comunista vietnamita e profondamente inserita nell’economia mondiale. Un sistema politico a partito unico convive con quella che ufficialmente viene definita un’economia di mercato a orientamento socialista, aperta al capitale privato, agli investimenti stranieri e alle esportazioni.

Il sistema sanitario vietnamita presenta ancora forti carenze e nella salute mentale queste sono particolarmente evidenti. Il Mental Health Atlas 2024 dell’Oms fotografa una disponibilità di strutture e professionisti ancora insufficiente. Il Vietnam, dunque, non ha risolto il problema della salute mentale, tanto meno quello dell’assistenza ai bambini e agli adolescenti.

Ma negli ultimi anni ha deciso di investire. L’Oms ha definito le decisioni assunte dal governo nel 2025 il più importante impegno di riforma sanitaria del Paese nell’arco di una generazione: rafforzamento della sanità pubblica e dell’assistenza primaria, prevenzione, trasformazione digitale e progressivo ampliamento dell’accesso alle cure essenziali.

Ho Chi Minh City si muove dentro questa strategia: aumentare strutture e capacità di diagnosi e cura mentre la domanda cresce.

E IN ITALIA

Anche l’Italia ha un nuovo Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, approvato alla fine del 2025 dopo tredici anni dall’ultimo Piano nazionale. Comprende un’area specificamente dedicata a infanzia e adolescenza, continuità delle cure e passaggio ai servizi per adulti.

La legge di bilancio ha destinato al PANSM 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027, 90 milioni per il 2028 e 30 milioni l’anno dal 2029. Per il primo triennio il trenta per cento delle risorse è destinato alla prevenzione. Nell’ambito degli stessi stanziamenti viene inoltre autorizzato l’impiego di trenta milioni di euro l’anno per assunzioni a tempo indeterminato nei ruoli sanitari e sociosanitari dei servizi di salute mentale.

Autorizzato, però, non significa assunto.

Non esiste in quella norma un contingente nazionale già definito di neuropsichiatri infantili, psichiatri, infermieri, educatori o altre figure professionali da mettere al lavoro entro una determinata data e in determinate strutture. Le risorse devono essere ripartite e il Piano deve essere recepito e trasformato in programmazione regionale. Lo stesso Ministero prevede un monitoraggio per verificare sia il recepimento da parte delle Regioni sia il raggiungimento degli obiettivi.

A mettere qualche prudenza in più sulle assunzioni sono gli stessi medici. Anaao Assomed considera il PANSM una svolta, ma osserva che resta una scelta regionale, anno per anno, stabilire se utilizzare per il personale i trenta milioni autorizzati, in quale misura e secondo quali priorità fra le diverse articolazioni della salute mentale: Dipartimenti, dipendenze e Neuropsichiatria infantile.

L’Anaao ha provato anche a fare i conti. Nell’ipotesi che i trenta milioni vengano effettivamente utilizzati ogni anno e che il costo delle assunzioni precedenti venga poi sostenuto attraverso i bilanci sanitari regionali, stima la possibilità di assumere circa 2.150 nuovi operatori entro il 2030. È una proiezione, non un piano di assunzioni già deliberato. E secondo il sindacato rappresenterebbe comunque soltanto un recupero parziale degli organici perduti negli ultimi anni.

A marzo la stessa Anaao ha chiesto un confronto stabile con Ministero della Salute, Agenas, Regioni e aziende sanitarie proprio sulla realizzazione del Piano. Al convegno erano presenti anche protagonisti che avevano partecipato alla stesura del PANSM: dunque sarebbe inesatto sostenere che il documento sia nato senza alcun confronto tecnico. Resta però ancora da vedere come le indicazioni nazionali verranno tradotte dalle Regioni in personale, strutture e servizi.

La situazione dalla quale si parte è riconosciuta dallo stesso governo. A febbraio, rispondendo alla Camera sulla neuropsichiatria infantile, il Ministero della Salute ha parlato di «disparità territoriali inaccettabili» e ha riconosciuto che soprattutto al Centro e al Sud la mancanza di posti specialistici costringe ancora bambini e adolescenti a ricoveri impropri nei reparti per adulti o nelle pediatrie generaliste.

Ed è qui che Vietnam e Italia possono essere messi uno accanto all’altro senza bisogno di stabilire chi abbia il sistema sanitario migliore.

Il Vietnam parte da una rete della salute mentale ancora insufficiente e con una forte carenza di professionisti. Ho Chi Minh City ha però aperto una nuova struttura per bambini e adolescenti, l’ha messa immediatamente al lavoro e programma un ospedale e un centro assistenziale da mille posti ciascuno. Questi ultimi, finché non saranno costruiti, resteranno promesse.

L’Italia parte da un Servizio sanitario nazionale incomparabilmente più strutturato, dispone di professionisti e centri di eccellenza e finalmente ha approvato un nuovo Piano nazionale. Ha stanziato risorse e autorizzato fondi per nuove assunzioni. Anche queste, finché medici, infermieri e operatori non entreranno realmente nei servizi, resteranno numeri scritti su una legge.

La differenza non la stabilirà una dichiarazione ministeriale e neppure un documento programmatico. La stabiliranno i fatti.

Strutture aperte. Posti realmente disponibili. Neuropsichiatri infantili, infermieri ed educatori realmente assunti. Tempi di attesa. Bambini che trovano un posto quando hanno bisogno di essere curati.

Nel 2029 potremo tornare a Ho Chi Minh City e vedere se i duemila posti promessi dal Vietnam esistono davvero. E potremo fare lo stesso viaggio, molto più breve, nelle regioni italiane per contare quante delle assunzioni autorizzate dal PANSM sono diventate persone in corsia e nei servizi territoriali. A quel punto non serviranno più promesse. Basterà contare.



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