Il blocco guidato da Magdalena Andersson conquista 176 seggi contro i 173 della destra. Perdono terreno i Democratici Svedesi, che hanno fatto della “remigrazione” una delle loro bandiere. Ma quattro anni di governo Kristersson hanno già spostato il Paese su immigrazione, sicurezza e difesa.
La sinistra è avanti in Svezia, ma per sapere chi governerà bisognerà aspettare ancora. Con la quasi totalità dei voti scrutinati, il blocco di centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson ottiene 176 seggi sui 349 del Riksdag, contro i 173 della coalizione di destra del primo ministro Ulf Kristersson. Tre seggi appena. Restano da conteggiare alcuni voti, compresi quelli provenienti dall’estero, e il risultato definitivo deve ancora essere certificato.
Andersson non ha quindi ancora motivo di trattare la partita come definitivamente chiusa. Anche Kristersson ha invitato ad attendere il completamento dello scrutinio. La prudenza è obbligatoria, soprattutto in un sistema nel quale pochi seggi possono decidere la maggioranza.
Ma un risultato politico è già visibile: arretra il partito della remigrazione.
I Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson, che dal 2022 sostengono dall’esterno il governo Kristersson, perdono terreno dopo anni di crescita quasi ininterrotta. È la formazione che più ha spinto la svolta svedese sull’immigrazione e che ha portato nel dibattito politico anche la “remigrazione”: non soltanto ridurre i nuovi ingressi, ma favorire il ritorno nei paesi d’origine di persone straniere già stabilmente residenti in Svezia.
“Remigrazione” è una parola apparentemente amministrativa dietro la quale c’è un progetto politico molto più radicale. I Democratici Svedesi hanno sostenuto incentivi economici al rientro e hanno aperto il confronto anche sulla possibilità di coinvolgere immigrati che nel frattempo hanno acquisito la cittadinanza svedese.
QUATTRO ANNI CHE HANNO CAMBIATO IL PAESE
Dal 2022 il governo Kristersson, sostenuto in Parlamento dai Democratici Svedesi, ha imposto una svolta profonda soprattutto sulle politiche migratorie. La Svezia, per decenni considerata uno dei paesi europei più aperti all’accoglienza, ha progressivamente irrigidito permessi, ricongiungimenti, accesso al welfare, espulsioni e rimpatri. Le richieste di asilo sono scese ai livelli più bassi degli ultimi decenni.
Dal gennaio 2026 è stato inoltre rafforzato il programma di sostegno economico per gli immigrati che decidono di lasciare volontariamente il Paese. Al di là dei numeri effettivi delle adesioni, il significato politico è evidente: il tema non è più soltanto chi può entrare in Svezia, ma anche chi dovrebbe essere incoraggiato ad andarsene.
LA DESTRA PERDE, UNA PARTE DELLA SUA POLITICA RESTA
Qui sta il paradosso di queste elezioni. I Democratici Svedesi arretrano proprio quando molte delle loro parole d’ordine sono entrate nella politica ordinaria. Anche i Socialdemocratici di Andersson sostengono oggi una linea sull’immigrazione assai più restrittiva rispetto a quella adottata durante la grande crisi dei rifugiati del decennio scorso. Un eventuale governo di centrosinistra difficilmente cancellerebbe in blocco le restrizioni introdotte negli ultimi quattro anni.
È un fenomeno che la Svezia condivide con buona parte dell’Europa: l’estrema destra può perdere voti e contemporaneamente lasciare un segno profondo quando i partiti tradizionali incorporano una parte delle sue parole, delle sue priorità e delle sue politiche.
La discontinuità sarebbe limitata anche in politica estera. Centrosinistra e destra sostengono l’appartenenza alla Nato, l’aumento della spesa militare e il sostegno politico e militare all’Ucraina. Le differenze diventano più evidenti sul welfare, sul clima e sulla distribuzione della ricchezza.
VINCERE NON BASTA PER GOVERNARE
Il blocco che potrebbe riportare Andersson alla guida del Paese è tutt’altro che compatto. Socialdemocratici, Verdi, Partito della Sinistra e Partito di Centro hanno posizioni differenti su tasse, energia, welfare e politica economica. Anche se i 176 seggi fossero confermati, la leader socialdemocratica avrebbe davanti una trattativa complicata. La vittoria aritmetica non coincide automaticamente con una maggioranza politica stabile.
La fotografia che arriva da Stoccolma è quindi più complessa di una Svezia che semplicemente “torna a sinistra”. Se il risultato sarà confermato, Andersson potrà tentare di tornare al governo e l’estrema destra avrà subito una battuta d’arresto nelle urne. Ma i quattro anni trascorsi hanno lasciato qualcosa che un’elezione non cancella: una parte consistente dell’agenda dei Democratici Svedesi è ormai entrata nel linguaggio e nelle politiche dello Stato.
Il partito della remigrazione arretra. Per capire quanto abbia davvero perso bisognerà vedere quante delle sue politiche il prossimo governo avrà intenzione di cambiare. Meloni e Salvini sono avvertiti.
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