Diritti

UN BAMBINO AL GIORNO | L’inchiesta di Haaretz: la tregua che continua a uccidere i bambini di Gaza

PALESTINA OCCUPATA | Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, 282 bambini palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane, soprattutto negli attacchi aerei, secondo un’inchiesta pubblicata da Haaretz. Unicef ne aveva già registrati 265 al 19 giugno: uno al giorno. Mentre il genocidio continua, governi e televisioni tornano a occuparsi delle fregnacce della campagna elettorale.

Un bambino al giorno.

Non è uno slogan costruito da un’organizzazione palestinese. Non è la frase di un volantino militante. È il titolo e il dato centrale di un’inchiesta pubblicata il 23 luglio da Haaretz, quotidiano israeliano: dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, 282 bambini palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane, principalmente negli attacchi condotti dall’aviazione.

La parola più terribile non è soltanto “bambino”. È “regolarmente”. Perché racconta la ripetizione e l’assuefazione: una casa bombardata, i corpi estratti dalle macerie, fratelli morti nello stesso letto, un comunicato militare che annuncia una verifica. Poi qualche riga nelle agenzie e il silenzio. Il giorno dopo si ricomincia.

LA TREGUA CHE NON CESSA IL FUOCO

I dati raccolti dalle Nazioni Unite confermano che la parola “tregua” non descrive ciò che accade alla popolazione di Gaza. Il 19 giugno l’Unicef denunciava che, dall’annuncio del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, erano già stati uccisi 265 bambini palestinesi: in media uno ogni giorno per più di otto mesi. Il portavoce James Elder parlava di una «crudele e mortale illusione».

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, Ocha, riferisce che tra il 10 ottobre 2025 e il 15 luglio 2026 sono stati segnalati 1.123 palestinesi uccisi e 3.616 feriti nella Striscia. Sono cifre attribuite al ministero della Salute di Gaza e riportate con trasparenza metodologica dall’agenzia Onu.

Il 21 luglio Wafa ha documentato dodici palestinesi uccisi dall’alba in diversi attacchi aerei israeliani, tra loro quattro bambini. Nello stesso giorno Save the Children ha denunciato almeno diciannove bambini palestinesi uccisi dalle forze israeliane nei Territori palestinesi occupati dall’inizio del mese, con attacchi quasi quotidiani nonostante il cessate il fuoco.

GAZA NON È UN TEATRO DI GUERRA

Gaza non è un palcoscenico sul quale due eserciti equivalenti si confrontano. È parte della Palestina occupata: un territorio assediato, devastato e trasformato in un recinto nel quale una popolazione in larghissima parte civile viene bombardata, affamata, sfollata e privata delle condizioni indispensabili alla sopravvivenza.

Da una parte c’è la potenza occupante, dotata di aviazione, droni, artiglieria e di uno degli apparati militari più avanzati del mondo. Dall’altra oltre due milioni di persone confinate in un territorio distrutto, senza vie di fuga sicure e sempre più spesso senza una casa, un ospedale o una scuola nei quali tornare.

Euro-Med Human Rights Monitor definisce ciò che prosegue dopo il cessate il fuoco un genocidio e documenta la costruzione di nuove postazioni militari israeliane, la distruzione sistematica di abitazioni e terreni e il consolidamento di un controllo permanente su ampie porzioni della Striscia. La stessa terminologia ufficiale di Ocha resta “Territorio palestinese occupato”.

LA DISTRUZIONE DELL’INFANZIA

Non sono soltanto le bombe a uccidere. Save the Children avverte che oltre 74 mila bambini sotto i cinque anni rischiano la malnutrizione acuta entro l’aprile 2027. Uccidono la fame, l’acqua contaminata, le infezioni, i medicinali che non arrivano e la distruzione del sistema sanitario.

Viene cancellata l’infanzia di chi muore e devastata quella di chi sopravvive: bambini amputati, orfani, denutriti, traumatizzati; bambini che giocano al funerale con le bambole e imparano a riconoscere il rumore dei droni prima ancora di saper leggere.

Quando una generazione viene privata contemporaneamente della famiglia, della casa, della scuola, delle cure e della possibilità stessa di immaginare il futuro, non siamo davanti a una serie di “danni collaterali”. Siamo davanti alla distruzione programmata delle condizioni di vita di un popolo.

IL GENOCIDIO RIMOSSO DALLA CAMPAGNA ELETTORALE

Mentre tutto questo continua, in Italia Gaza scivola fuori dalle prime pagine. I programmi televisivi e il dibattito politico vengono occupati da alleanze dichiarate e smentite, candidature, veti, sondaggi, collegi e polemiche costruite per durare ventiquattro ore.

La tragedia non sta diventando meno grave. Sta soltanto diventando meno visibile.

Non è una distrazione innocente. Ogni silenzio permette ai governi occidentali di continuare a sostenere Israele sul piano militare, economico e diplomatico senza essere costretti a rispondere davanti all’opinione pubblica. Il rumore della campagna elettorale diventa così una copertura perfetta: mentre si discute del nulla, un bambino continua a morire ogni giorno.

NETANYAHU RINVIA ANCHE L’INCHIESTA SUL 7 OTTOBRE

Nelle stesse ore il governo di Benjamin Netanyahu ha comunicato all’Alta Corte di Giustizia che l’iter legislativo per istituire una commissione d’inchiesta sulle mancanze che resero possibile l’attacco del 7 ottobre 2023 è stato rinviato per i vincoli di calendario della Knesset.

La forma dell’indagine è diventata oggetto della contesa elettorale: da una parte la richiesta di una commissione statale indipendente; dall’altra il progetto della maggioranza per un organismo nominato politicamente. Il disegno di legge sostenuto dalla coalizione ha superato la prima votazione con 59 voti favorevoli e nessun contrario dopo il boicottaggio dell’opposizione.

Il governo che richiama continuamente il 7 ottobre per giustificare la distruzione di Gaza continua dunque a ostacolare un accertamento pienamente indipendente delle proprie responsabilità. La memoria delle vittime israeliane viene utilizzata come legittimazione della guerra permanente, mentre le famiglie attendono ancora verità.

UN CAMPO DI STERMINIO SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO

Duecentottantadue bambini uccisi dopo l’entrata in vigore di un cessate il fuoco. Un bambino al giorno.

Se le parole conservano ancora un significato, Gaza è diventata un campo di sterminio: un luogo nel quale si può morire sotto una bomba, di fame, di sete, per una malattia curabile o perché non esiste più un ospedale in grado di curarti.

Non è una fatalità. Non è una calamità naturale. Non è una tragedia senza responsabili.

C’è un aggressore. C’è un’occupazione. C’è una popolazione sottoposta alla distruzione sistematica delle proprie condizioni di vita. C’è un genocidio denunciato e documentato da organizzazioni internazionali, esperti, operatori umanitari e osservatori indipendenti.

E c’è il mondo che osserva, finanzia, arma, giustifica oppure cambia canale.

I bambini di Gaza non hanno bisogno di un’altra dichiarazione di preoccupazione. Hanno bisogno che vengano fermati gli aerei, le bombe, l’assedio e la fame.

Perché quando un bambino viene ucciso ogni giorno, il silenzio non è neutralità.

È complicità.


I NUMERI DELLA TREGUA CHE UCCIDE

282 bambini palestinesi uccisi dopo il cessate il fuoco, secondo Haaretz.
265 bambini uccisi registrati dall’Unicef al 19 giugno 2026.
1.123 palestinesi uccisi nella Striscia tra il 10 ottobre 2025 e il 15 luglio 2026, secondo i dati riportati da Ocha.
3.616 feriti nello stesso periodo.
19 bambini palestinesi uccisi nei Territori occupati nei primi ventuno giorni di luglio, secondo Save the Children.
Oltre 74 mila bambini sotto i cinque anni a rischio di malnutrizione acuta entro aprile 2027.

FONTI VERIFICATE E CONSULTATE

Haaretz, “A Child a Day: The Israeli Air Force Continues to Routinely Kill Gaza’s Kids”, 23 luglio 2026 (articolo premium segnalato dalla redazione).

Unicef, “A child a day: The deadly illusion of Gaza’s ceasefire”, dichiarazioni di James Elder, 19 giugno 2026.

Ocha oPt, Humanitarian Situation Report, 16 luglio 2026.

Wafa, “12 Palestinians, including four children, killed in Israeli airstrikes on Gaza”, 21 luglio 2026.

Save the Children, “Israeli forces kill 19 children so far in July with four dying in overnight strike”, 21 luglio 2026.

Euro-Med Human Rights Monitor, “190 days into the ceasefire: Genocide continues in Gaza”, 20 aprile 2026; dossier e infografiche sulla distruzione delle infrastrutture civili.

Haaretz, aggiornamenti del 22 luglio 2026 sul rinvio della commissione d’inchiesta israeliana sul 7 ottobre per i vincoli di calendario della Knesset.






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