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Troppi galli nell’Africa subsahariana. Guarda come Unione degli stati africani e BRICS disarcionano i colonialisti

Lontano dei riflettori, dietro le quinte, si sta consumando una battaglia dalla forte valenza geopolitica. Da una parte ci sono alcuni stati africani, dall’altra ci sono le multinazionali occidentali. Negli ultimi anni, la politica di molti paesi dell’Africa subsahariana nei confronti dei paesi europei e specialmente della Francia è cambiata significativamente, riflettendo tensioni crescenti e una ricalibrazione delle relazioni storicamente legate al periodo coloniale.

Paesi come Mali e Repubblica Centrafricana, in contrapposizione al vecchio sistema di relazioni internazionali hanno iniziato a collaborare con stati come la Russia, attraverso accordi militari e l’utilizzo di mercenari del gruppo Wagner o la Cina che ha rafforzato la sua presenza economica e diplomatica nella regione, attraverso investimenti massicci in infrastrutture e commercio, proponendosi come partner strategico alternativo alla Francia. Anche la Turchia ha aumentato la sua influenza attraverso accordi economici e culturali, specialmente in paesi musulmani.

Un esempio di questa diversa impostazione dei rapporti internazionali è rappresentato dal Mali, paese del Sahel storicamente sotto l’influenza francese, ma che dal 2020 ha cambiato il corso della sua storia. Una giunta militare guidata dal colonnello Assimi Goita ha preso infatti il potere a Bamako, dando così vita ad una politica di affrancamento dall’influenza occidentale. Negli scorsi mesi lo scontro ha raggiunto i massimi storici. Il pomo della discordia è l’oro. Finora l’estrazione, lo sfruttamento e l’esportazione del metallo prezioso era affidata ad alcune compagnie occidentali, tra cui l’australiana Resruth Mining e la canadese Barrick Gold.

I precedenti accordi garantivano allo stato maliano appena il 20 per cento dei ricavi. Nei mesi scorsi tutto è cambiato. Bamako ha modificato i contratti, portando la percentuale di guadagno dal 20 al 35 per cento, ma finora questo accordo non è stato rispettato. Il governo maliano pertanto ha avviato un contenzioso contro la Barrick Gold per un ammanco di circa un miliardo di euro. Da questo contenzioso è iniziata l’escalation.

Quattro manager della compagnia canadese sono stati tratti in arresto e risultano tuttora detenuti, mentre un mandato di arresto internazionale è stato spiccato nei confronti dell’amministratore delegato Mark Bristow. Successivamente il Mali ha decretato lo stop all’export di oro e infine ha disposto il sequestro di tre tonnellate del metallo prezioso equivalenti a circa 245 milioni di dollari. La decisione di Bamako ha fatto scattare la risposta da parte della multinazionale canadese che si è espressa attraverso un comunicato stampa. L’ordine di sequestro provvisorio sull’oro è stato eseguito dal governo maliano spostando le scorte di oro esistenti dal sito a una banca depositaria impedendo ulteriormente la spedizione e la vendita dell’oro. Di conseguenza Barrick Gold ha disposto la sospensione temporanea delle operazioni.

In questo momento quindi l’estrazione dell’oro nella miniera più grande del paese, quella di Lulo Bunkoto, è ferma. Il governo maliano sembra poter contare sull’appoggio dell’opinione pubblica locale, come dimostrano gli editoriali usciti sui giornali del paese e  come sottolinea un commento uscito sulla testata giornalistica on line Maliweb.net “Il governo maliano, sequestrando tre tonnellate di oro della società mineraria canadese Barrick Gold, non ha fatto altro che esercitare il suo prominente diritto di prelazione sulle proprie risorse e su quelle naturali. Spetta quindi ai vertici della società canadese rispettare gli interessi vitali delle popolazioni maliane, sottoscrivere le scelte strategiche delle autorità maliane e rispettare la sovranità del Mali.”

Questo è solo uno degli episodi che stanno profondamente cambiando gli equilibri nella regione. I numerosi colpi di stato che si sono succeduti negli ultimi anni (in Mali, Guinea, Burkina Faso e Niger) hanno influenzato profondamente la politica estera dei paesi interessati. Questi governi spesso accusano i paesi occidentali e particolarmente la Francia di sostenere leader impopolari o di interferire negli affari interni. In Niger nel 2023, per esempio, la giunta militare ha espulso l’ambasciatore francese e chiesto il ritiro delle truppe, segnando un ulteriore deterioramento delle relazioni bilaterali.

Il cambiamento nelle relazioni tra i paesi subsahariani e i paesi ex coloniali riflette una più ampia trasformazione geopolitica e una crescente richiesta di indipendenza e sovranità da parte degli Stati africani. La Francia, in modo particolare, sta cercando di riposizionarsi, ma deve affrontare una crescente competizione, come abbiamo visto, da parte di attori globali come la Russia, la Cina e la Turchia, oltre a dover fare i conti con un sentimento anti-francese in aumento. La speranza è che la regione subsahariana non cada dalla padella alla brace. Sarà necessario trovare un equilibrio tra tutti i paesi interessati affinché non si generi un nuovo processo coloniale che veda semplicemente la sostituzione dei vecchi stati coloni con nuovi padroni. Non sarà facile ma organizzazioni come l’Unione degli stati africani e la BRICS possono essere fondamentali per riequilibrare i poteri e le influenze internazionali.


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