Rassegna stampa

DISPACCI di Paolo Mosetti. Ecco come l’Europa di Kaja Kallas si inginocchia agli Stati Uniti di Israele

È tragica, ma non inaspettata, questa foto del capo diplomatico dell’UE, Kaja Kallas, in piedi accanto al ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, durante la conferenza stampa post-“Consiglio di associazione” tra UE e Israele di ieri: sancisce il ritorno al business as usual, nonché della sostanziale complicità europea nella politica espansionista di Netanyahu.

Mentre Israele annuncia lo sfratto di altri decine di migliaia palestinesi dalla Cisgiordania, il governo Netanyahu è accusato di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia e sottoposto a mandato di arresto, anziché sancire la fine del partenariato privilegiato con Israele, l’UE decide di intensificarlo.
Bentornato status quo e addio alla breve parentesi ribelle di Josip Borell, osteggiato per questo dai gruppi di pressione filoisraeliani più influenti. Parole nel vuoto quelle di Human Rights Watch, che nei giorni scorsi avevano chiesto all’Alto Commissario Esteri UE i ministri di Bruxelles di condannare i crimini di guerra del governo etnonazionalista di Tel Aviv, e una presa di posizione contro i suoi propositi pulizia etnica.  Il minimo indispensabile anche per milioni di elettori dell’Europa meridionale, che pur senza alcuna simpatia per Hamas chiedono una politica mediterranea più autonoma e meno condizionata dall’egemone regionale.

Dal canto suo, Gideon Sa’ar è stato chiaro e sfacciato: «Quella che voi chiamate Cisgiordania si chiama Giudea e Samaria», ha detto parlando al fianco di Kallas, e ha sostenuto la politica di deportazione da Gaza di Trump, chiedendo che si usasse il termine «migrazione».
Alla domanda se l’UE sostiene la posizione del futuro cancelliere tedesco che ha invitato Netanyahu nonostante il mandato di arresto dell’ICC, Kallas ha balbettato che la decisione su questi temi spetta ai singoli stati. Di fatto è una dismissione della Corte internazionale.

Per il circolo di Netanyahu, e in generale per la galassia filoisraeliana radicale, Kallas rappresenta una posizione favorevole, forse la migliore possibile in questo momento, simile alla posizione della linea centrista delle istituzioni UE e in contrasto con quella del suo predecessore Borrell.

Secondo il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, il predecessore di Kallas “ha scelto di comportarsi in modo ossessivo contro lo Stato d’Israele, per ostilità personale e politica… Ha cercato di negare a Israele il diritto di autodifesa… e di imporre una decisione su un cessate il fuoco unilaterale”.

L’ultima mossa di Borrell invisa a Netanyahu era stata la richiesta di convocare il Consiglio di associazione Ue-Israele per rivederlo criticamente. Si tratta di un incontro parte dell’accordo stipulato tra l’Unione europea e Gerusalemme entrato in vigore nel 2000. Kallas ha sostanzialmente ribadito che quel patto è intoccabile. Kallas è espressione di un establishment baltico-centro-liberale concentrato tutto sulla Russia, sul rapporto di dipendenza dagli Stati Uniti e sul contrasto all’immigrazione musulmana: altri temi non trovano rappresentanza. La maschera di un’Unione che difende il diritto internazionale e i diritti umani verrà sepolta in Palestina.

Paolo Mosetti



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