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FUORI DAL COPIONE | Chi decide davvero e perché è difficile opporsi

Ieri sera, a Otto e mezzo, su La7, Lucio Caracciolo ha spostato lo sguardo dai partiti ai centri di potere che condizionano le decisioni nazionali. Un’indicazione da seguire, mentre discutiamo per giorni di candidature e coalizioni e molto meno di chi può finanziare una scelta, impedirla o farla apparire inevitabile.In The Truman Show, Truman lavora, compra, ama, saluta i vicini. Vive dentro un gigantesco set televisivo senza saperlo. Anche gli incontri che lo convincono a restare sono organizzati. La sua prigione funziona perché coincide con il mondo che conosce. Poi qualcosa si inceppa e lui comincia a guardare meglio.

L’Italia non ha un unico regista sopra le nuvole. Ha poteri che si incontrano, competono, stringono accordi. Per riconoscerli bisogna seguire le decisioni: chi le propone, chi le finanzia, chi le rende urgenti, chi ne beneficia. I partiti restano responsabili delle proprie scelte, ma il campo nel quale si muovono è occupato da soggetti che non devono presentarsi alle elezioni.

I media possono imporre un problema e lasciarne un altro fuori campo. Le banche aprono o chiudono il credito. Le grandi imprese energetiche, a partire da Eni, hanno interessi che attraversano politica estera, infrastrutture e transizione ecologica. L’alta burocrazia dispone anche del potere del tempo: una decisione approvata aspetta un decreto, un parere, un’autorizzazione. Qualcuno continua a incassare, qualcun altro rinuncia. Bisogna capire dove il ritardo dipenda da carenze reali e dove protegga un interesse.

Nella sanità questo intreccio entra direttamente nella vita. Chi deve curarsi non può sempre aspettare che il servizio pubblico torni a funzionare. Paga, se può. Il privato trova un mercato nel bisogno rimasto senza risposta. È qui che comincia l’indagine: quali scelte hanno prodotto la carenza, chi ne beneficia, quali rapporti esistono fra chi distribuisce le risorse e chi le riceve? Il passaggio dal pubblico al privato va ricostruito attraverso bilanci, accreditamenti, personale, prestazioni.

Ci sono poi la Chiesa, con le sue reti educative, sanitarie e assistenziali; gli apparati militari e di intelligence; le associazioni imprenditoriali e le corporazioni professionali. E i vincoli esterni, dalle alleanze alle dipendenze finanziarie e tecnologiche.
Le reti massoniche e riservate meritano un’indagine precisa: la P2 è un precedente documentato, non una spiegazione universale dell’oggi. Per ogni collegamento servono atti, nomi, responsabilità. Se la parola “Sistema” contiene tutto, finisce per spiegare poco. Anche se gli attacchi feroci e scomposti dei meloniani a Roberto Scarpinato, in questi giorni, suggeriscono dove insistere con la ricerca: quali ricostruzioni contestano, a quali domande rispondono, perché spostano lo scontro sulla persona che le pone?

Il set ha anche una macchina promozionale. Le piattaforme statunitensi ospitano reti politiche ed economiche che attraversano Europa e Italia. La vicinanza pubblicamente esibita fra Musk e Meloni rende visibile uno di questi rapporti. Vannacci utilizza il linguaggio dello spettacolo digitale: in un video generato con l’intelligenza artificiale si è fatto rappresentare come un imperatore che condanna gli avversari politici. La provocazione produce polemica, la polemica altra visibilità.

Denaro, personale, dati e pubblicità consentono di occupare l’attenzione. L’Ia accelera la produzione di contenuti, anche ingannevoli. Il migrante può diventare una minaccia da riproporre, la sinistra una caricatura della Ztl, ogni disagio un’occasione per indicare un nemico. Una falsità serve allo scopo; può servire anche una notizia vera ritagliata, deformata, privata del contesto. Chi finanzia queste campagne, chi le organizza e quali meccanismi ne favoriscono la diffusione sono domande da affrontare caso per caso.

Chi verifica deve cercare la fonte, ricostruire i fatti, spiegare la manipolazione. Nel frattempo un altro contenuto ha già preso il posto del precedente. Una piccola redazione o un’associazione possono sentirsi sommersi. Per diventare una forza, la controinformazione deve diventare informazione. E trovare i mezzi per raggiungere le persone: continuità, sostegno economico, reti di lettori. Anche la precisione ha bisogno di gambe.

L’opposizione sociale comincia da qui e prende molte forme. Un’inchiesta rende visibile un abuso. Una manifestazione porta persone e richieste nello spazio pubblico. Uno sciopero interrompe un’attività di cui qualcuno ha bisogno. Un boicottaggio può incidere sui ricavi e sulla reputazione. Una vertenza può ottenere una decisione vincolante. Il problema è ciò che accade dopo: chi continua quando l’attenzione si sposta, chi sostiene chi si espone, chi verifica il risultato.

La disobbedienza civile nonviolenta mette in discussione la collaborazione ordinaria e può comportare conseguenze giudiziarie. La violenza politica va interrogata attraverso i suoi effetti: vittime, paura, repressione, isolamento. Il clamore di un’esplosione non misura la profondità di un cambiamento. Anche una protesta molto visibile può lasciare intatti i rapporti di forza.

José Saramago, nel Saggio sulla lucidità, immagina una città in cui una larghissima maggioranza vota scheda bianca. Il potere si allarma, cerca una trama e dei colpevoli. Un comportamento previsto dalle regole diventa intollerabile quando assume dimensioni impreviste. È un esperimento narrativo sul consenso: che cosa accade quando le persone smettono di dare la risposta attesa?

Truman cerca una porta. Nella società, dopo averla attraversata, bisogna ancora mangiare, lavorare, curarsi. Mutualismo, cooperative e reti solidali possono costruire autonomia. Possono anche ritrovarsi a supplire alle mancanze di chi aveva il dovere di intervenire. Aiutare una persona e cambiare la condizione che la impoverisce sono lavori che devono incontrarsi.

Gli uomini di Full Monty lo sanno a modo loro. Espulsi dal lavoro, provano a organizzare uno spogliarello. Devono affrontare i conti da pagare, la vergogna, il proprio corpo, un’idea di mascolinità che li vuole forti anche quando si sentono inutili. Amicizia e invenzione restituiscono iniziativa. Il sipario si alza; la fabbrica resta chiusa.

L’arte rende percepibili vite che il linguaggio economico riduce a esuberi e costi. La ricerca può mettere in discussione ciò che viene presentato come naturale. Nel percorso della Fondazione Massimo Fagioli, il lavoro sulla realtà umana apre una riflessione sull’autonomia e sui rapporti, condensata nelle parole di Fagioli: «Una lotta, senza armi, soltanto rivoluzione del pensiero e parola». Un terreno sul quale interrogare anche la svalutazione e l’annullamento dell’altro, che rendono accettabile il dominio.

Intanto, fuori dallo schermo, il conflitto torna nelle strade. In Francia gli studenti protestano per le condizioni della scuola. In Spagna i docenti rivendicano classi meno affollate, meno ore e salari migliori. In Germania le mobilitazioni contro il riarmo e la prospettiva del servizio militare pongono una questione concreta: chi decide come verrà impiegata la vita dei giovani? Sono lotte diverse, con richieste riconoscibili.

In Italia le piazze ci sono, gli scioperi anche. Resta da capire che cosa impedisca alle vertenze di sostenersi e durare. Si aspetta un leader capace di far convergere tutti? Si cerca una forma nuova di partecipazione? Quanto pesano la paura della repressione e la convinzione che, comunque, non cambierà niente?

Sono timori materiali. Perdere una giornata di salario, pagare un viaggio, esporsi a conseguenze giudiziarie o sul lavoro. Vedere un corteo raccontato soltanto attraverso pochi minuti di scontri. Temere gli incappucciati, non sapere chi siano e a chi rispondano; temere intimidazioni se si prova a documentarne le azioni. I sospetti di provocazioni e infiltrazioni richiedono verifiche. E poter identificare chi esercita la forza pubblica è essenziale per accertarne le responsabilità.

Chi ha protestato molte volte senza ottenere risultati può smettere di crederci. Chi agisce da solo può restare isolato. Chi aspetta la guida perfetta può aspettare per sempre. Per capire come uscire da questa incertezza dobbiamo fermarci su una vertenza salariale, un reparto da salvare, un affitto insostenibile: individuare chi decide, formulare una richiesta, sostenere chi la porta avanti, raccontare gli esiti.

Truman trova la porta e saluta. Chi esce dal corteo, la mattina dopo, deve timbrare il cartellino o tornare a cercare una visita. Non può lasciarsi il set alle spalle: deve riuscire a cambiare qualcosa dentro. Un salario migliore, una visita in tempo, un diritto rispettato. Un popolo che ritrova il suo Stato. E la fine del genocicio. È su questo che si misura la forza di una lotta.



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