Politica

FORZA ITALIA | Schlein: «Prima si vota meglio è». E in Sicilia la Procura chiede l’arresto di Armao

La segretaria del Pd attacca il governo Meloni e chiede elezioni anticipate. Nelle stesse ore, a Palermo, la Procura chiede una misura cautelare per Gaetano Armao, già esponente di Forza Italia, ex vicepresidente della Regione Siciliana e fino ad agosto presidente della commissione regionale per le autorizzazioni ambientali.


Due notizie diverse, senza alcun rapporto giudiziario diretto tra loro. Ma arrivano nello stesso giorno e finiscono nella stessa fotografia di una politica italiana che entra nell’autunno con lo scontro sempre più alto.

Alla Direzione nazionale del Pd, Elly Schlein alza il tiro contro Giorgia Meloni: «Prendete atto che avete fallito e andate a casa. Prima si vota, meglio è per l’Italia». Non soltanto un attacco alla presidente del Consiglio. Schlein prova anche a mettere ordine nel centrosinistra in vista della costruzione dell’alternativa e rivendica il peso del Pd nella definizione del programma comune. È già cominciata, almeno nelle parole, la lunga battaglia verso le prossime elezioni politiche.

E mentre da Roma parte la richiesta di mandare a casa il governo, dalla Sicilia arriva una vicenda di tutt’altra natura. La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto di Gaetano Armao, già esponente di Forza Italia, avvocato, professore universitario, più volte assessore regionale ed ex vicepresidente della Regione Siciliana durante la presidenza di Nello Musumeci. I magistrati ipotizzano il reato di corruzione. Misure cautelari sono state chieste anche per altre otto persone, tra professionisti e imprenditori.

La misura cautelare, al momento, è soltanto una richiesta della Procura e dovrà essere valutata dal giudice. Le responsabilità penali di Armao e degli altri indagati dovranno quindi essere accertate nel procedimento giudiziario. Gli investigatori hanno perquisito gli studi di Armao a Palermo e Roma e la sua abitazione. L’indagine è coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia.

Ed è soprattutto il lungo rapporto di Armao con la Regione a dare rilievo politico alla vicenda. Armao arrivò alla vicepresidenza della Regione come uomo dell’area di Forza Italia, all’interno della maggioranza di centrodestra guidata da Musumeci. Nel 2022 lasciò poi il partito e si candidò alla presidenza della Regione con il Terzo Polo di Azione e Italia Viva.

Successivamente è tornato a ricoprire incarichi di primo piano nella macchina regionale. Fino allo scorso agosto è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, organismo chiamato a esaminare procedimenti delicati relativi a opere, impianti e progetti sottoposti a valutazione ambientale. Per questo la provenienza da Forza Italia non è un dettaglio, ma neppure tutta la storia. Armao rappresenta piuttosto uno di quei percorsi politici che attraversano partiti, coalizioni e stagioni diverse continuando a mantenere rapporti stretti con i luoghi decisionali della pubblica amministrazione.

Ed è qui che, senza sovrapporre vicende che devono restare distinte, le due notizie finiscono per toccarsi. Schlein sostiene che il governo abbia fallito e chiede di riportare gli italiani alle urne. La vicenda siciliana pone invece un problema più largo, che riguarda maggioranza e opposizione: come vengono scelte le classi dirigenti, come vengono distribuiti gli incarichi pubblici e quanto siano trasparenti i luoghi nei quali politica, amministrazione e interessi economici si incontrano. Su Gaetano Armao saranno i magistrati a stabilire se le accuse abbiano fondamento. Sulla qualità della politica, invece, il giudizio non appartiene ai tribunali. Appartiene agli elettori. Vedete voi, dunque, che fare.



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