Diritti

NAUFRAGHI | Morire sulla strada dello Yemen, dove altri cercano di scappare

Almeno 139 morti, tra cui 15 bambini, al largo di Gibuti. La barca trasportava 305 persone verso la Penisola arabica. Altre 84 risultano disperse.


C’è chi fugge dallo Yemen e chi rischia di annegare per raggiungerlo. Due disperazioni si incrociano nello stesso tratto di mare: da una parte la guerra, dall’altra la speranza di attraversarla e arrivare nei Paesi del Golfo, dove trovare un lavoro. L’ultima barca si è capovolta nella notte tra l’8 e il 9 ottobre vicino a Guhere, a nord di Obock, sulla costa di Gibuti. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, trasportava 305 persone: almeno 139 sono morte, tra cui quindici bambini, 84 risultano disperse e circa 82 sono sopravvissute. Il bilancio resta provvisorio.

Alla tragedia si aggiunge la cancellazione dei nomi. Alexandre Coissac, responsabile dell’Oim a Gibuti, ha raccontato ad Associated Press che alcune vittime sono state sepolte senza essere identificate, in una fossa comune. Altri corpi, sepolti dagli stessi migranti, attendono una verifica delle autorità. I superstiti, tutti etiopi, ricevono assistenza sanitaria e psicologica: alcuni sanno già di avere perso i familiari, altri hanno potuto telefonare a casa per dire di essere vivi.

Questa è la rotta orientale, dal Corno d’Africa alla Penisola arabica. Nel 2025 vi sono morti o scomparsi oltre novecento migranti. Il naufragio di questi giorni è tra i più gravi registrati lungo il corridoio. Alle ricerche delle autorità di Gibuti si affianca l’assistenza dell’Oim.

Bab el-Mandeb entra nelle cronache internazionali soprattutto quando sono in pericolo le navi commerciali. Allora si parla di sicurezza, approvvigionamenti, costi delle assicurazioni. Si mobilitano flotte e diplomazie. Per le persone stipate su una barca, invece, la sicurezza arriva spesso dopo: soccorso ai superstiti, recupero dei corpi, sepoltura.

La ricchezza del Golfo è abbastanza vicina da promettere un salario e abbastanza lontana da richiedere un viaggio attraverso il mare e la guerra. In mezzo prospera chi vende quel passaggio a esseri umani che hanno pochissime alternative. Quindici bambini sono già nel conto dei morti. Prima di chiamarli migranti, qualcuno li avrà chiamati per nome.



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