Politica

ATOMICHE | Trump vuole passare alla storia. Cominci a disarmare

Juan Manuel Santos invita il presidente americano a recuperare la diplomazia nucleare di Reagan e Gorbaciov. Un appello da prendere sul serio: la pace si misura sugli arsenali ridotti e sugli accordi verificabili.


Per entrare nella storia si possono fare molte cose. Per impedire che la storia finisca, qualcuna di meno: ridurre le armi nucleari, ricostruire i controlli, negoziare con chi viene indicato come il nemico. È su questo terreno che Juan Manuel Santos, ex presidente colombiano e Nobel per la pace, invita Donald Trump a dimostrare le proprie ambizioni. Sul Bulletin of the Atomic Scientists, Santos gli propone di recuperare lo spirito dell’incontro tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov a Reykjavík, quarant’anni fa.

Il richiamo ha una forza politica precisa. Non occorre inventare un presidente americano pacifista: basta ricordare che persino due avversari della Guerra fredda seppero aprire una trattativa sulla riduzione degli arsenali. Le divergenze non erano scomparse. Era diventata evidente la necessità di impedire che producessero una catastrofe.

Oggi Santos indica alcuni passi concreti: dopo la scadenza del New Start a febbraio, negoziare con Mosca il mantenimento del tetto di 1.550 testate strategiche dispiegate, coinvolgere la Cina e aprire un confronto sui test nucleari e sull’intelligenza artificiale nei sistemi di comando. Sono proposte da tradurre in impegni controllabili, non risultati da attribuire anticipatamente a Trump.

Qui passa la distanza tra l’annuncio e la politica. Un incontro può produrre una fotografia; un accordo deve stabilire che cosa viene limitato, come verificarlo e quali strumenti usare quando qualcuno viola gli impegni. Il prestigio personale di un presidente non offre queste garanzie. Servono regole capaci di durare anche quando cambiano gli uomini e peggiorano le relazioni.

C’è poi un equivoco da rimuovere. Sedersi a un tavolo con una potenza nucleare non significa assolverne le aggressioni. Il controllo degli armamenti serve proprio quando manca la fiducia: pretendere una riconciliazione politica prima di discutere come evitare una guerra atomica significa lasciare il problema senza soluzione.

Santos conosce il costo delle trattative: da presidente negoziò la pace con le Farc, dopo averle combattute da ministro della Difesa. Nel suo appello insiste sul coraggio necessario per sostenere un compromesso contro chi lo presenta come una resa.

È un ragionamento che riguarda anche l’Europa. Se il disarmo scompare dall’orizzonte della politica, ogni aumento degli arsenali finisce per apparire obbligatorio e ogni proposta negoziale sospetta. Ma un governo deve poter spiegare ai cittadini quale sicurezza cerca, con quali mezzi e verso quale approdo. L’emergenza permanente non può diventare un programma senza scadenza.

A Trump si può dunque chiedere qualcosa di molto concreto, senza concedergli fiducia sulla parola: apra negoziati, accetti verifiche, persegua riduzioni effettive. E lo stesso va chiesto agli altri governi che possiedono armi nucleari.

Chi vuole passare alla storia cominci a ridurre la possibilità che qualcuno la interrompa per tutti.



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