Mentre l’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo continua a diffondersi nella Repubblica Democratica del Congo, Medici Senza Frontiere ed Epicentre avviano uno studio per verificare se il vaccino ERVEBO possa offrire almeno una protezione parziale agli operatori maggiormente esposti.
Lo studio, denominato BRAVO, seguirà fino a 20mila operatori in prima linea nelle province dell’Ituri e del Nord Kivu. È stato avviato il 19 settembre a Bunia e durerà tra nove e dodici mesi: tre saranno dedicati alla vaccinazione e almeno sei al monitoraggio dei partecipanti.
La ricerca è condotta insieme al ministero della Salute congolese, all’Africa Cdc, all’Istituto nazionale di ricerca biomedica e ad altri partner scientifici, nell’ambito della risposta all’epidemia coordinata dalle autorità sanitarie del Paese.
Al momento non sono immediatamente disponibili vaccini o trattamenti specifici contro il virus Bundibugyo. ERVEBO è l’unico vaccino contro l’Ebola disponibile su larga scala e possiede un profilo di sicurezza consolidato, ma è stato sviluppato e autorizzato contro l’Ebolavirus Zaire.
Alcuni dati preliminari indicano tuttavia che potrebbe garantire un certo grado di protezione anche contro la variante responsabile dell’attuale epidemia.

Le général-major Gaby Kasongo Mulumba, gouverneur de la province de l’Ituri, se fait vacciner par une infirmière du ministère de la santé à l’occasion de la cérémonie de lancement de l’étude BRAVO, au laboratoire provincial de santé publique de Bunia.
«In una corsa contro il tempo dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione», spiega Guyguy Manangama, epidemiologo e vicedirettore delle operazioni di Msf. «Anche una protezione parziale potrebbe contribuire a ridurre le forme gravi della malattia e i decessi. Ma questi potenziali benefici devono essere dimostrati scientificamente».
Lo studio BRAVO raccoglierà dati in condizioni reali sull’utilizzo del vaccino e sulla sua possibile efficacia. Nel frattempo prosegue lo sviluppo di vaccini diretti specificamente contro il virus Bundibugyo, che potrebbero diventare disponibili nei prossimi mesi.
La partecipazione allo studio e la vaccinazione saranno interamente volontarie. Il vaccino rappresenterà una protezione aggiuntiva, non un’alternativa ai dispositivi di sicurezza, alle procedure assistenziali e alla segnalazione tempestiva dei sintomi.
ERVEBO non fermerà da solo l’epidemia. Può però aiutare a proteggere medici e operatori sanitari che, mentre la ricerca cerca risposte, continuano a curare i malati esponendosi in prima persona.





