Joseph Mwepu Ilunga questa volta non ce l’ha fatta. Si è spento a Kinshasa lo scorso 8 maggio all’età di 65 anni, dopo una lunga malattia. Il 22 giugno 1974, al Parkstadion di Gelsenkirchen, Mwepu era il numero 2 dello Zaire e stava giocando la terza partita del campionato mondiale di calcio con la sua Nazionale, contro il Brasile di Roberto Rivelino. All’85′, sul risultato di 3-0 per i sudamericani, il direttore di gara decretò una punizione dal limite dell’area di rigore, dove si presentò lo specialista famoso per il suo tiro potente e inventore del nuovo dribbling chiamato Elastico. A quel punto Ilunga Mwepu uscì dalla barriera e pensò bene di calciare il pallone lontano, prima che lo potesse fare verso la propria porta il campione brasiliano. L’arbitro romeno Rainea si avvicinò immediatamente a lui, sventolandogli in faccia il cartellino giallo. Non aveva paura di subire un altro gol, ma di qualcosa di più grave.
Il dittatore Mobutu, furioso per la figuraccia in mondovisione, aveva fatto minacciare i giocatori senza mezzi termini: “Se con il Brasile prenderete più di tre gol sarete fucilati al vostro rientro a Kinshasa”. “Eravamo già sul 3-0 per i brasiliani – si giustificò Mwepu – e temevo, come i miei compagni, la terribile vendetta del nostro presidente”. Una versione ribadita da Rivelino, le cui parole restituiscono dignità a quegli ex-ragazzi dello Zaire. Rivelino apre il vaso di Pandora su quello strano pomeriggio a Gelsenkirchen e conferma: “Avremmo potuto segnare allo Zaire più di tre gol. Venivamo da due pareggi a reti bianche con Jugoslavia e Scozia, e avevamo bisogno di vincere in scioltezza. Lo Zaire sembrava l’avversario ideale per smorzare le critiche che ci stavano piovendo addosso dalla stampa del nostro Paese”. Così scrive Gigi Cavone, che con Luigi Guelfa ha dedicato a Mwepu un capitolo del libro “Samba Mondiale”. Una barriera di paura.
Di quel Mondiale non ricordo molto, ero troppo piccolo. Ricordo però che Rai 3, dopo più di un anno di sperimentazioni, iniziò a trasmettere ufficialmente alle ore 18.30 del 15 dicembre 1979. Dopo mezz’ora, non tutti gli italiani assistettero al primo TG della storia del canale televisivo. Il servizio era disponibile all’inizio per i capoluoghi di regione, raggiungendo circa la metà della popolazione italiana. A Roma c’erano problemi di ricezione, perché due sole erano le antenne in dotazione orientate verso il trasmettitore di Monte Mario, per le frequenze di Rai 1 e Rai 2. Pertanto fino all’acquisto di una quarta antenna orientata, il segnale insieme a quello delle Tv private, che trasmettevano da ripetitori situati in direzione opposta, confluiva nella banda UHF. Ciò non mi aveva comunque impedito di seguire nei mesi precedenti, scelte come prove tecniche di trasmissione, le partite dei Mondiali del ’78. A partire dal match inaugurale tra la Germania dell’Ovest e la Polonia che non era ancora quella di Wojtyła.
Il calcio di allora era più bello, perché le telecamere erano poche e dovevi immaginare tutto, e perchè tutto si svolgeva nel pomeriggio della domenica: prima alla radio con le cronache in diretta di Tutto il calcio minuto per minuto, poi in televisione con 90° minuto, con punte che raggiungevano e superavano i 20 milioni di ascoltatori o spettatori. In più, merce rara e appetibile proprio per questo, c’era la sintesi alla Rai della partita più interessante di giornata, unica possibilità per vedere una gara di campionato senza andare allo stadio, che già conosceva le prime violenze. Andava in onda alle ore 19.00, ma più che l’antipasto, per me e mio padre che la guardavamo insieme, era la ciliegina sulla torta del giorno di festa. La mattina preferivo giocare io, invece di andare al rito imposto della Messa.
Le partite straniere (Coppe Europee a parte), se proprio eri un appassionato le potevi ammirare nelle Tv private: il calcio inglese della Capitale era quello di Michele Plastino, poi ci fu Telemontecarlo e pian piano si arrivò a vedere di tutto. Del 1974 non ricordo molto, ma non dimenticherò mai quella corsa così diversa e irrazionale di Mwepu.






