Alle 20.50 di lunedì 7 settembre i senatori della Commissione Affari costituzionali erano ancora al lavoro. Avrebbero chiuso alle 23.05. La mattina avevano cominciato alle 11.05. Nel mezzo, un’altra seduta dalle 15.05 alle 19.35. Il giorno dopo hanno ricominciato alle 10.20, poi alle 15.10, poi ancora alle 20.05.

Stakanovisti. E non c’è ironia nel lavorare fino alle undici di sera. Lo fanno infermieri, operai, autisti, addetti alle pulizie, forze dell’ordine. Lo fanno quelli che entrano in fabbrica quando gli altri cenano e quelli che alle cinque del mattino sono già nei campi.
L’ironia comincia quando guardiamo per che cosa si lavorava fino a quell’ora.
Non per trovare medici e infermieri e accorciare le liste d’attesa. Non per il fine vita o il salario minimo. Non per costruire finalmente una politica della salute mentale che significhi prevenzione prima ancora che emergenza: psichiatri, psicologi e psicoterapeuti, strutture territoriali, pronto soccorso preparato, sostegno alle famiglie e collegamenti veri tra sanità, scuola, presidi, assistenti sociali, forze dell’ordine e procure. Una rete capace di vedere il disagio e le situazioni a rischio prima che bullismo, maltrattamenti, femminicidi e altre violenze arrivino sulle pagine di cronaca, senza confondere la malattia mentale con la violenza ma senza continuare ad arrivare sempre dopo.
Non per Electrolux, dove 1.450 posti sono dichiarati in esubero. Non per Taranto, dove migliaia di famiglie continuano a domandarsi che cosa resterà dell’ex Ilva.
Discutevano della legge elettorale. Delle regole con cui saranno distribuiti i seggi del prossimo Parlamento.
FUORI C’È UN MONDO
Vale la pena ricordarlo perché potremmo esserci distratti. Fuori da Palazzo Madama ci sono guerre che divorano uomini e miliardi, l’Europa che accelera sul riarmo, un Mediterraneo sempre più caldo, siccità, alluvioni e incendi, una sanità pubblica che cerca personale, salari che rincorrono il costo della vita, fabbriche che chiudono o riducono gli organici.
Dentro Palazzo Madama si lavorava fino alle 23.05 su premio di maggioranza, liste, preferenze, candidature e seggi.
Naturalmente una legge elettorale serve a una democrazia. Ma anche scegliere a che cosa dedicare giorni, notti, Commissioni e urgenze è politica. Forse è la politica nella sua forma più sincera: quella delle priorità.
IL TEMPO SI TROVA
Soltanto il 7 settembre la Commissione Affari costituzionali si è riunita tre volte: 11.05-13.20, 15.05-19.35, 20.50-23.05. L’indomani altre tre: 10.20-13.25, 15.10-19.10, 20.05-20.45.
Sedici ore e un quarto di calendario in due giorni, prima di sottrarre le sospensioni verbalizzate.
E la maratona era cominciata prima. Nei primi giorni di settembre si erano già accumulate sedute mattutine e pomeridiane. Dopo tutto quel lavoro, il 9 settembre la Commissione non era riuscita neppure a concludere l’esame e a conferire il mandato al relatore.
Il testo è andato comunque in Aula. Prima ancora c’era stato il premierato. Presentato nel novembre 2023: Commissioni, audizioni, costituzionalisti, emendamenti, sedute mattutine, pomeridiane e notturne. Nell’aprile 2024 furono programmate cinque sedute in tre giorni. Il Senato approvò il testo nel giugno successivo. Poi la Camera, poi ancora audizioni.
Quasi tre anni di macchina parlamentare periodicamente impegnata sulla riforma. Il premierato definitivo ancora non c’è. Le ore dedicate, quelle sì.
IL RECORD
E qui arriva la parte più curiosa. Perché mentre si lavora così intensamente sulle regole del prossimo Parlamento, questo Parlamento viene sempre più spesso chiamato a convertire decisioni prese dal Governo.
I numeri ufficiali del Senato dicono che dall’inizio della XIX legislatura sono stati emanati 141 decreti-legge. Centodiciannove sono già diventati legge. Centodieci sono stati modificati durante l’iter. Su 67 decreti è stata posta la questione di fiducia.
Già nel giugno 2025 le conversioni dei decreti rappresentavano il 37 per cento di tutte le leggi approvate: la percentuale più alta registrata dal 1996.
Un dossier parlamentare ha poi fotografato al 13 giugno 2026 un altro dato: 248 delle 331 leggi approvate, il 74,9 per cento, erano di iniziativa governativa.
Tre su quattro. Il Governo propone, decreta, pone la fiducia. La maggioranza approva. Il Parlamento modifica, certamente, discute, certamente, controlla, quando riesce. Poi però servono premierato e premio di maggioranza. Quanto deve diventare forte un Governo prima di sentirsi abbastanza forte?
NON SONO TUTTI STAKANOVISTI
C’è poi un piccolo problema con la favola del Parlamento laborioso. Alcuni parlamentari lavorano moltissimo. I dati sulle votazioni elettroniche lo dimostrano: nell’ultima rilevazione disponibile Alessandro Battilocchio risultava presente al 99,96 per cento. Poi c’è Antonio Angelucci. Assente dal 99,39 per cento delle votazioni elettroniche, senza missioni. Dall’inizio della legislatura aveva partecipato ad appena 112 votazioni.
Marta Fascina: 87,77 per cento di assenze, quasi sedicimila votazioni saltate e zero assenze giustificate nella rilevazione.
Questi numeri non raccontano tutto il lavoro di un parlamentare: non misurano incontri, territorio, Commissioni, attività politica. E ministri e titolari di alcuni incarichi istituzionali sono esclusi da quel confronto proprio per le loro funzioni.
Ma 99,39 per cento resta 99,39 per cento. Perciò no: non scriveremo che «i parlamentari non lavorano». Alcuni lavorano moltissimo. Alcuni, almeno nelle votazioni dell’Aula, quasi mai. Il trattamento economico segue però regole assai meno variabili delle presenze.
QUANTO COSTA IL POSTO
Un senatore percepisce un’indennità lorda mensile di 10.385,31 euro. Dopo le principali trattenute indicate dal Senato restano circa 5.300 euro. Poi arrivano diaria e rimborsi per l’esercizio del mandato.
Alla Camera, per esempio, il rimborso per l’esercizio del mandato è di 3.690 euro al mese. Se il deputato sceglie collaboratori, può destinare a loro tutta o parte della somma e la Camera li paga direttamente. Se non utilizza questa possibilità, metà del rimborso viene riconosciuta dietro attestazione di determinate categorie di spesa e metà forfetariamente.
E qui c’è un numero interessante: al 31 ottobre 2025 soltanto 181 deputati su quattrocento risultavano avvalersi di collaboratori attraverso il sistema contrattuale previsto dalla Camera. I contratti attivi erano 217.
Dunque smettiamola anche con l’eufemismo opposto. Indennità, diaria, rimborso, spese di mandato: hanno natura e regole differenti e non sono tecnicamente la stessa cosa. Ma sono tutte risorse pubbliche destinate al parlamentare o all’esercizio del suo mandato. Per il contribuente escono dalla stessa parte del bilancio.
Adesso facciamo un confronto senza trucchi. Un metalmeccanico C2 ha un minimo contrattuale di 2.064,88 euro lordi al mese. La sola indennità lorda del senatore vale circa cinque mensilità di quell’operaio. Senza diaria. Senza rimborsi. Cinque.
STESSA NOTTE, DUE LAVORI
Torniamo allora alle 20.50. Un senatore entra nella terza seduta della giornata per discutere la legge elettorale. A quell’ora un metalmeccanico può stare cominciando il turno di notte.
Lavorano entrambi. Uno parte da oltre diecimila euro lordi mensili di indennità, più le risorse previste per diaria e mandato. L’altro da poco più di duemila euro lordi di minimo contrattuale se è un C2.
Ma la differenza più interessante non è nemmeno lo stipendio. È il destino.
ELECTROLUX
Electrolux ha annunciato 1.450 esuberi in Italia. I sindacati aggiungono 135 contratti a termine che non saranno rinnovati e 91 già cessati. Cerreto d’Esi è destinato alla chiusura.
Il 15 settembre gli operai sciopereranno per otto ore.
Se uno di loro perde il lavoro e ha diritto alla Naspi, nel 2026 l’indennità non può comunque superare 1.584,70 euro al mese. Poi comincia progressivamente a diminuire secondo le regole previste.
Il parlamentare può perdere il seggio alle prossime elezioni. L’operaio può perdere il posto lunedì mattina.
TARANTO
A Taranto il conto è ancora più lungo. Decreti, commissari, tavoli, miliardi, promesse di rilancio, decarbonizzazione, cassa integrazione. Adesso la Corte d’Appello di Milano ha confermato l’ordine di fermare l’area a caldo dell’ex Ilva entro il 28 ottobre.
Poco meno di ottomila dipendenti diretti, oltre all’indotto. Migliaia di lavoratori già coinvolti negli ammortizzatori sociali.
Il massimale 2026 dell’integrazione salariale è 1.423,69 euro lordi al mese, 1.340,56 dopo la riduzione prevista.
Cassa integrazione e Naspi prevedono contribuzione figurativa, certo. Ma chi attraversa anni di salari bassi, disoccupazione e lavoro discontinuo sa che la pensione futura non si costruisce con le rassicurazioni.
A Taranto discutono di come arrivare alla pensione. A Roma di come arrivare alla prossima legislatura.
LE GIORNATE
Poi ci sono i braccianti. Per loro il lavoro ha persino un’altra unità di misura. Le giornate.
Giornate lavorate, giornate dichiarate, stagioni, contributi, mesi in cui il lavoro c’è e mesi in cui scompare. Per il bracciante contano le giornate. Per il parlamentare conta anche un’altra unità di misura.
Il seggio.
Ed eccola finalmente la parola che tiene insieme questa storia.
IL POSTO
Un parlamentare ha un posto che può perdere alle elezioni. Fino ad allora ha un mandato costituzionale, un’indennità e risorse pubbliche per esercitarlo. L’operaio Electrolux può ricevere una lettera che gli dice che il suo posto non serve più. L’operaio dell’ex Ilva può passare anni tra cassa integrazione e annunci sul futuro dello stabilimento. Il bracciante deve mettere insieme giornate sufficienti.
E chi siede in Parlamento? Può naturalmente essere mandato a casa dagli elettori. Ma è anche uno dei pochi lavoratori italiani che può trascorrere la notte a discutere le regole con cui proverà a farsi assumere di nuovo.
Le 23.05
Torniamo dove avevamo cominciato. Lunedì 7 settembre. Commissione Affari costituzionali. Sono le 23.05. I senatori chiudono i lavori. Il giorno dopo ricominceranno. Fuori continuano le guerre. L’Europa prepara miliardi per le armi. Le fabbriche fanno i conti con energia, mercato e concorrenza. Gli ospedali cercano personale. Il clima presenta il conto. Electrolux prepara gli esuberi. Taranto aspetta il 28 ottobre.
Dentro si è lavorato fino a notte sulla legge elettorale. Non c’è nulla di illegittimo. Ma non chiamatela mancanza di tempo.
Il tempo c’è. Dipende da chi aspetta.
Il 15 settembre gli operai Electrolux sciopereranno otto ore per cercare di non perdere il proprio posto.
A Roma continuerà la partita sulle regole con cui conquistare quello del prossimo Parlamento. Stesso Paese. Stessa parola. Due destini.
Il posto.
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