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LA NUOVA POLITICA 2.0 | In Italia vola la Wonder Woman della Lega, a Washington arriva l’avvocata delle cause già perse

Mentre in Italia Silvia Sardone sorvola Milano in versione supereroina, a Washington Katie Zacharia atterra alla Casa Bianca e comincia a cercare un posto dove avrebbe superato l’esame da avvocata. La politica internazionale offre finalmente un terreno comune: gli effetti speciali funzionano, le verifiche un po’ meno.

La Wonder Woman padana esiste davvero, almeno nella propaganda digitale. Sui social della Lega Sardone diventa un cartone animato, indossa un mantello verde e vola sulla città a caccia di maranza, accompagnata dal motivetto «Silvia, pensaci tu». L’intelligenza artificiale ha risolto almeno il problema del traffico: la candidata passa direttamente sopra. Per amministrare Milano servirà probabilmente qualche altra funzione, ancora assente dal programma.

Dall’altra parte dell’Atlantico, il laboratorio trumpiano propone un’innovazione nel rapporto fra curriculum e realtà. Katie Zacharia, scelta per sostituire Karoline Leavitt come portavoce della Casa Bianca, si è presentata ripetutamente come avvocata. Anche Trump l’ha annunciata come tale. Quando però i giornalisti hanno cercato l’abilitazione, è cominciata una caccia al tesoro senza tesoro: Reuters non ha trovato registrazioni professionali negli Stati americani né nel District of Columbia. La laurea in legge a Pepperdine, conseguita nel 2011, è confermata. Il resto richiede spiegazioni.



La scena migliore arriva quando un cronista chiede dove abbia superato l’esame. Trump si volta verso la sua nuova portavoce. Lei risponde: «Quando mi sono trasferita in Cina». Il rumore dell’elicottero rende lo scambio poco agevole e Associated Press precisa che non è chiaro se avesse finito la frase. Resta il problema geografico: alla richiesta di uno Stato è arrivato un trasferimento. Il curriculum, evidentemente, viaggia più veloce delle risposte.

Zacharia rivendica di avere lavorato nelle transazioni internazionali con le credenziali appropriate. Nel suo percorso figurano uno studio legale di Pechino e l’incarico di “general counsel” per Fix California, organizzazione fondata dal trumpiano Ric Grenell. Interpellato da Reuters, Grenell la descrive come una consulente con diversi compiti, fra i quali coordinare gli avvocati esterni. Anche le qualifiche, quando vengono interrogate, scoprono una certa elasticità.

Il Wall Street Journal aggiunge un dettaglio decisivo: secondo una persona direttamente informata, Zacharia sostenne l’esame in California dopo la laurea e non lo superò. Una bocciatura può capitare a chiunque. Trasformarla, anni dopo, in una qualifica professionale spendibile davanti a milioni di persone merita qualche domanda supplementare.

Il debutto al leggio presidenziale, intanto, ha favorito il risparmio di domande. Secondo la ricostruzione della Cnn, il primo briefing è durato circa un quarto d’ora, con appena cinque minuti e mezzo dedicati ai cronisti. Tre gli interlocutori: Breitbart, Fox News e Daily Mail. Una selezione che riduce sensibilmente il rischio di imprevisti. Eppure alcuni funzionari dell’amministrazione hanno giudicato duramente la prova.

A Milano il mantello, a Washington il titolo professionale: strumenti diversi per una politica che pretende fiducia anticipata e considera le verifiche un fastidioso servizio accessorio. Nel teatrino italiano abbiamo aggiunto persino il rap digitale di Salvini e Sardone. Dopo anni trascorsi a invocare le radici, siamo arrivati ai dirigenti generati dall’algoritmo.

La satira fatica a tenere il passo. Per inventare una supereroina leghista o una portavoce costretta a spiegare dove sia diventata avvocata, una volta serviva un autore. Adesso basta seguire la cronaca. Poi finiscono i video, si spengono i riflettori e qualcuno deve occuparsi di salari, ospedali, case e guerre. È il momento più delicato della politica 2.0: quello in cui il cittadino scopre che il mantello era virtuale e il conto è vero.



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