Il 16 marzo 1978, Anna Laura Braghetti era una delle carceriere di Aldo Moro, protagonista di uno dei capitoli più bui della storia italiana. Dal 2002, dopo il rilascio condizionato, ha dedicato la sua vita al supporto di ex detenuti e famiglie. La sua scomparsa ci costringe ad affrontare una scomoda verità: la stessa mano che aveva imbracciato le armi delle Brigate Rosse si è trasformata in una mano tesa verso gli ultimi. Per comprendere la figura di Anna Laura Braghetti, bisogna calarsi nell’Italia degli anni di piombo, un periodo di violenza politica che dal 1969 al 1983 insanguinò il Paese . In questo clima, le Brigate Rosse emersero come il gruppo eversivo di sinistra più noto, culminando nel rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana.
Moro fu tenuto prigioniero per 55 giorni in un appartamento di via Montalcini a Roma, prima di essere ucciso il 9 maggio 1978. Quel sequestro divenne l’evento simbolo del terrorismo italiano, un trauma nazionale che avrebbe segnato per sempre la coscienza collettiva. Braghetti, classe 1953, aveva un ruolo cruciale nell’operazione: era stata lei infatti ad acquistare e arredare l’appartamento che sarebbe diventato la “prigione del popolo” per Moro. Nel suo memoir “Il prigioniero”, scritto insieme alla giornalista Paola Tavella, Braghetti racconta i dettagli più intimi di quei 55 giorni, rivelando il duplice registro che caratterizzava la sua esperienza. Da una parte, la banalità del quotidiano: preparava pasti semplici come pasta con lenticchie o ceci, si preoccupava delle medicine di Moro, della sua digestione problematica, persino di procurargli uno spazzolino da denti. Dall’altra, l’eccezionalità della situazione politica: partecipava a un evento che stava cambiando il volto della democrazia italiana.
La storia personale di Braghetti spiega in parte il suo percorso verso la scelta rivoluzionaria. Nata in una famiglia operaia di Roma, aveva vissuto la precoce scomparsa dei genitori, un trauma che certamente segnò la sua adolescenza. Il libro “Il prigioniero” alterna capitoli sul sequestro Moro a flashback sulla sua vita, mostrando come i due fili si intrecciarono progressivamente. Braghetti sperimentò in prima persona le contraddizioni di essere donna in un’organizzazione rivoluzionaria prevalentemente maschile. Notava come i suoi compiti si estendessero naturalmente a cucinare e pulire per tutti. Questa consapevolezza delle limitazioni imposte dal suo genere non le impedì di partecipare attivamente alla lotta armata. Dopo il caso Moro, nel 1980, Braghetti fu coinvolta nell’omicidio di Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.
Braghetti fu arrestata nel 1980 e condannata all’ergastolo. Il periodo di detenzione divenne per lei un lungo processo di trasformazione interiore. Come molti ex terroristi, dovette fare i conti con le conseguenze delle sue azioni e il fallimento del progetto rivoluzionario.
Dopo il rilascio condizionato nel 2002 , Braghetti scelse di rimanere nell’ambiente carcerario, ma con una missione completamente diversa. Per molti anni ha lavorato con ex detenuti e le loro famiglie, mettendo a frutto la sua esperienza diretta della detenzione e del processo di reintegro nella società. Questa scelta non fu casuale, Anna Laura conosceva sia la prospettiva di chi commette reati sia le difficoltà del ritorno alla libertà dopo anni di carcere. Il suo lavoro divenne un ponte tra due mondi che pochi possono veramente comprendere. In carcere, Braghetti aveva sviluppato un’improbabile amicizia con Francesca Mambro, membro dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) di estrema destra. Le due, che si erano trovate su fronti opposti durante gli anni di piombo, condivisero una cella nel carcere romano di Rebibbia e insieme scrissero “Nel cerchio della prigione”. Quest’esperienza dimostrava la sua capacità di superare le barriere ideologiche che avevano diviso l’Italia, cercando una comprensione umana oltre le appartenenze politiche. La storia di Anna Laura Braghetti ci costringe ad affrontare diverse verità scomode. Intanto che la capacità di male e di bene possono coesistere nella stessa persona e poi che la complessità umana sfugge a ogni categorizzazione semplicistica.
Come disse Bellocchio regista del film tratto dal suo libro “Buongiorno, notte”, la rappresentazione degli eventi storici è sempre un processo complesso di sovrapposizione di discorsi e interpretazioni e la figura di Braghetti incarna questa complessità. Anna Laura seppe dare un nuovo significato alla sua esistenza dopo aver toccato il fondo. Non dimenticando il passato, ma facendone monito per sé e per gli altri. In un’Italia ancora divisa sulla memoria degli anni di piombo, la sua trasformazione rappresenta un raro punto di incontro, la possibilità di superare i traumi attraverso il riconoscimento della comune umanità. La straordinaria contraddizione di Anna Laura Braghetti ci ricorda che la capacità di fare del male e quella di fare del bene spesso abitano gli stessi esseri umani.




