In un momento di estrema fragilità del quadro politico internazionale e di quello finanziario dovuto ai noti avvenimenti bellici e alle altrettanto note bizzarrie del Presidente Usa, in Italia si sta avanzando senza soverchie preoccupazioni verso un fallimento economico dalle proporzioni incalcolabili. Il varo di un eccezionale pacchetto di aiuti economici agli stati membri che ne avessero fatto richiesta alla Comunità Europea ha permesso all’Italia di ottenere un cospicuo finanziamento nell’ambito del progetto “Next generation”, il più alto tra le nazioni richiedenti. Come si evince dal nome questa iniziativa, era pensata per venire incontro alle nuove generazioni, pesantemente colpite dagli effetti del COVID, e creare le condizioni per superare quel gap inevitabile che ha creato i lunghi mesi di lotta al virus. L’Italia ha chiamato questo progetto PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza).
Il PNRR fu portato a casa dal governo Conte durante il periodo del suo secondo mandato come Presidente del consiglio. Fu certamente un risultato molto importante, 94 miliardi di euro di cui 72 a fondo perduto e 122 di prestiti ad un tasso tra il 2 e il 3 percento da restituire a partire dal 2028 per i 30 anni successivi con rate costanti di 4/5 miliardi di euro, una somma enorme che avrebbe potuto cambiare la faccia del Belpaese. Ma al momento di questa massa di denaro sono stati spesi soltanto 62 miliardi di euro. Non solo ma i progetti terminati sono una minima parte, sugli altri, in molti casi, si è chiesta l’ennesima proroga dei tempi di completamento.
La cosa più grave è che ci stiamo indebitando senza aver apportato al sistema Paese alcun cambiamento significativo. Infatti nei settori più strategici si verificano i ritardi più gravi. Nel settore trasporti e mobilità sostenibile si registra il minor tasso di realizzazione dei progetti (13 percento), in particolare per le linee ferroviarie ad alta velocità al Sud come ad esempio la Salerno-Reggio Calabria, il cui avanzamento è pari al 3,54 per cento contro una previsione dell’8 o la Napoli-Bari che avrebbe dovuto essere in fase di completamento e che registra, invece, una realizzazione di solo il 34,76 per cento dei lavori. Per quanto riguarda le energie rinnovabili misure come “Tecnologie a zero emissioni nette” e “Comunità energetiche” hanno un tasso di avanzamento lavori inferiore al 25 per cento a causa di mancanza di trasparenza sui progetti. Non va meglio nel settore della sanità, dove quasi la metà delle misure mostra un avanzamento di spesa inferiore al 10 percento.
Un altro spunto di riflessione viene dalla natura di alcuni interventi. Sono stati finanziati una grande quantità di micro progetti per sistemazione di piazze, giardini, piccola viabilità locale, iniziative a favore di associazioni locali con le più svariate finalità con una logica evidentemente clientelare. Se il progetto nel suo complesso, ha come finalità aiutare le future generazioni non è certo disperdendo i fondi in una miriade di piccoli progetti che lo si raggiunge.
Non c’è da meravigliarsi di questa situazione, se quasi un terzo dei fondi europei destinati all’Italia non vengono utilizzati per mancanza di progetti o perché gli stessi non rispondono ai criteri richiesti. Nelle regioni meridionali questo dato raggiunge quasi il 40 percento.
Tanto per fare un esempio nel 2021 la Regione Sicilia, guidata allora dal presidente Nello Musumeci, presentò 32 progetti per affrontare l’annosa questione dell’emergenza idrica che vede la città di Agrigento, tanto per citare un caso emblematico, ricevere acqua nelle case ogni 15 giorni. Ebbene tutti e 32 sono stati bocciati restando così esclusa dai fondi del PNRR.
A questo punto una seria riflessione andrebbe fatta sul proseguimento del progetto. Se questa è la situazione non sarebbe una cattiva idea cercare di ridurre i danni rinunciando all’ultima tranche di finanziamento e rivedendo l’intero impianto degli interventi. E’ questione molto tecnica della quale dovrebbero occuparsi tecnici e amministratori all’altezza che purtroppo non si vedono se questi sono i risultati. Una cosa è certa, il PNRR costerà molto alle casse dello stato e se non dovesse raggiungere i risultati previsti sarebbe un fardello aggiuntivo al già enorme debito pubblico che si troverebbero sulle spalle le prossime generazioni altro che “Next generation EU”.




