Politica

DEPISTAGGIO | Guardate il velo, non le tasse. Il governo indica il nemico mentre il Paese paga il conto

Stranieri, Greta, Putin e Netanyahu: la politica sceglie l’argomento, costruisce la cornice e sposta lo sguardo. Intanto aumentano pressione fiscale e carburanti, l’Italia resta sotto procedura europea e la scuola viene trasformata in una frontiera.


Donna bella, marito cornuto. Greta diventa Gretina. Putin è uno zar, Netanyahu forse «esagera quando si difende» e la guerra, naturalmente, è brutta.

Il dibattito pubblico italiano procede ormai per proverbi, diminutivi e formule buone per non dire niente. Servono a occupare televisioni e giornali, dividere il pubblico e soprattutto spostare lo sguardo.

Adesso tocca alla scuola. Giorgia Meloni ha annunciato alla kermesse Fenix di Gioventù Nazionale un provvedimento per limitare la presenza degli alunni stranieri nelle classi, vietare burqa e niqab negli istituti e imporre nuovi obblighi linguistici alle famiglie. Nelle anticipazioni si parla di un tetto del 30 per cento: una soglia già comparsa in precedenti indicazioni ministeriali e rimasta spesso inapplicabile nei quartieri dove la presenza di famiglie straniere è più alta.

Guardate il velo. Contate i bambini stranieri. Discutete se il compagno di banco sia abbastanza italiano. Ma non guardate il conto.

Il depistaggio non cancella la realtà

Non è necessario nascondere le notizie. È sufficiente decidere quali debbano occupare la scena e con quali parole raccontarle. Gli studiosi della comunicazione politica chiamano questi meccanismi agenda setting e framing: prima si stabilisce l’argomento del giorno, poi si costruisce la cornice entro la quale il pubblico sarà invitato a giudicarlo.

Una vasta rassegna sulla rappresentazione dell’immigrazione nei media europei ha rilevato schemi ricorrenti: migranti poco ascoltati direttamente e più spesso associati a criminalità, minaccia e conflitto. Non occorre inventare una notizia falsa. Basta aumentare la visibilità di un tema e mostrarlo sempre dalla stessa angolazione.

Una ricerca su tredici anni di articoli del quotidiano russo Izvestia ha individuato una strategia di distrazione: nel mese successivo a un peggioramento dell’economia russa crescevano i riferimenti agli Stati Uniti, descritti soprattutto attraverso minacce e fallimenti morali. Non è la prova che ogni governo segua lo stesso copione. È però una chiave utile per leggere il metodo: quando i risultati materiali peggiorano, il potere può spostare l’attenzione verso un nemico esterno o una minoranza interna.

È così che un aumento delle tasse diventa una statistica confinata nelle pagine economiche, mentre il velo di poche studentesse viene trasformato in una questione nazionale. Il pieno sopra i due euro resta sullo sfondo; in primo piano arrivano l’alunno straniero, sua madre, la lingua parlata in casa e il modo in cui si veste. Il depistaggio non cancella la realtà: ne modifica la gerarchia.

Il conto che deve restare fuori dall’inquadratura

Secondo i conti economici nazionali diffusi dall’Istat, nel 2025 la pressione fiscale complessiva è salita al 42,9 per cento del Pil, contro il 42,2 per cento del 2024. Le entrate fiscali e contributive sono aumentate del 4,1 per cento, più del Pil a prezzi correnti, cresciuto del 2,5 per cento.

Il conto arriva anche alla pompa. Il prezzo medio nazionale in modalità self service è di 2,156 euro al litro per la benzina e 2,340 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale si sale rispettivamente a 2,248 e 2,422 euro, secondo l’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Poi c’è il risultato che il governo sperava di evitare. L’Italia non uscirà anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo: il rapporto tra deficit e Pil del 2025 resta al 3,1 per cento. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rinvia l’uscita al 2027, mentre aumentano il costo del debito e gli impegni per la spesa militare.

Il nemico al posto del problema

La scelta degli stranieri non è casuale. È più facile indicare un bambino senza cittadinanza come problema che spiegare perché manchino insegnanti, mediatori linguistici, classi, trasporti e investimenti. È il vecchio meccanismo del capro espiatorio: trasferire un fallimento politico sopra una minoranza che dispone di meno strumenti per difendersi.

Ma qui la deriva xenofoba compie un passo ulteriore, perché entra nella scuola. Il governo sovrappone chi non conosce l’italiano, chi possiede una cittadinanza diversa e chi appartiene a un’altra cultura o religione. Mette tutto nello stesso contenitore e attribuisce al bambino l’etichetta di straniero prima ancora di valutarne il percorso, la conoscenza della lingua o la vita trascorsa in Italia.

Il problema delle concentrazioni scolastiche esiste. Esistono classi nelle quali insegnare è più difficile, docenti lasciati soli, mediatori insufficienti e corsi di italiano che mancano. Ma quelle concentrazioni riflettono spesso una segregazione sociale e abitativa già avvenuta. Un tetto scritto a Roma non crea nuove aule, non assume insegnanti e non distribuisce diversamente le famiglie sul territorio. Se in un quartiere vivono molti bambini stranieri, dove saranno mandati quelli che superano la percentuale stabilita? In quale scuola, con quali trasporti e pagando quale prezzo umano?

Il Consiglio d’Europa considera la segregazione scolastica una delle forme più gravi di discriminazione e indica nell’educazione inclusiva lo strumento per contrastarla. Un limite amministrativo privo di risorse può produrre il risultato opposto: non integrare, ma separare; non aiutare chi deve imparare l’italiano, ma marchiarlo pubblicamente come ostacolo all’apprendimento degli altri.

La scuola trasformata in frontiera

La scuola della Costituzione è aperta a tutti. Non è soltanto il luogo nel quale si imparano grammatica e matematica: è uno dei pochi spazi rimasti nei quali figli di operai, professionisti, disoccupati, italiani e immigrati possono ancora sedere nello stesso banco e riconoscersi come uguali.

Per questo trasformarla in un posto di frontiera è particolarmente grave. Quando si cominciano a contare i bambini in base al passaporto, la scuola smette di essere un presidio di democrazia e rischia di diventare un ufficio di classificazione delle differenze.

Prima si trasforma lo straniero in un’emergenza. Poi si presenta la discriminazione come una soluzione tecnica. Infine si chiede alla scuola di certificare la divisione costruita dalla politica.

Le parole della pressione

Lo stesso procedimento agisce sulla guerra. Netanyahu non bombarda, assedia o occupa: nel lessico politico dominante «esagera quando si difende». L’Europa critica la condotta del governo israeliano, riafferma subito il diritto di Israele all’autodifesa e conserva relazioni e cooperazione. La responsabilità per fatti concreti viene trasformata in una questione di misura e di tono: non si contesta ciò che viene fatto, ma soltanto l’eventuale eccesso.

Anche questa è una forma di depistaggio linguistico. Le parole della pressione sostituiscono le conseguenze della pressione. Come nella scuola, la cornice precede i fatti e decide quali domande saranno considerate legittime.


Guardate altrove

Guardate il velo, non le tasse: nel 2025 la pressione fiscale è salita dal 42,2 al 42,9 per cento del Pil. Contate i bambini stranieri, non gli euro del pieno: oggi il gasolio self costa mediamente 2,340 euro al litro e in autostrada arriva a 2,422; la benzina è a 2,156 euro, 2,248 sulla rete autostradale. Discutete della lingua parlata dalle loro famiglie, non della crescita ferma né dell’Italia che resterà sotto procedura europea per deficit eccessivo fino al 2027.

Il depistaggio serve a spostare lo sguardo; la xenofobia gli fornisce il bersaglio. E quando il bersaglio entra in classe, non è più soltanto propaganda: è la democrazia che comincia a cambiare natura.


Fonti essenziali

  • Istat, Conti economici nazionali 2025 e indebitamento delle amministrazioni pubbliche.
  • Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Osservatorio sui prezzi dei carburanti.
  • J. M. Eberl e altri, European Media Discourse on Immigration and Its Effects, Annals of the International Communication Association, 2018.
  • A. Field e altri, Framing and Agenda-setting in Russian News, 2018.
  • Consiglio d’Europa, Fighting school segregation in Europe through inclusive education.
  • Reuters, rapporti tra Unione europea e Israele e ricostruzione di Gaza, 20 settembre 2026.

 



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