Animali

QUATTRO ZAMPE | L’inferno dei beagle, quando la ricerca diventa tortura

Verona, quattordici persone denunciate nell’inchiesta sui laboratori Aptuit. Tra gli indagati anche veterinari e dirigenti della sanità pubblica. Diciassette cani salvati.


Non avevano un nome, almeno per chi li utilizzava. Avevano un numero, una gabbia, un protocollo sperimentale. Erano beagle, cani docili e socievoli, particolarmente utilizzati nella ricerca farmacologica. Per alcuni di loro, secondo gli investigatori, il laboratorio di Verona è stato un luogo di sofferenza fino alla morte. Per altri, finalmente, si è aperta una porta.

L’operazione si chiama Beagle Nightmare, incubo beagle. Non è il titolo di un film dell’orrore, ma quello scelto dai carabinieri per un’indagine durata quasi due anni, coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona. Il bilancio annunciato il 9 ottobre è pesante: quattordici persone denunciate, tra rappresentanti e responsabili di Aptuit, società di ricerca farmaceutica appartenente al gruppo tedesco Evotec, e dirigenti e veterinari della sanità pubblica veronese.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, centinaia di cani sarebbero stati impiegati in sperimentazioni farmacologiche in violazione dei protocolli ministeriali di tutela degli animali, con maltrattamenti che in alcuni casi avrebbero provocato la morte degli animali o portato alla loro soppressione.

Ma l’aspetto forse più inquietante dell’inchiesta riguarda proprio chi avrebbe dovuto controllare. Alcuni dirigenti e medici veterinari dell’autorità sanitaria locale sono stati denunciati per falsità ideologica in atti pubblici. Secondo gli inquirenti, avrebbero certificato nei verbali ispettivi una regolarità inesistente, permettendo alle attività contestate di proseguire. Se le accuse saranno dimostrate, non ci troveremo soltanto davanti a maltrattamenti commessi in un laboratorio privato, ma al tradimento della funzione stessa del controllo pubblico. Il controllore che dovrebbe proteggere diventa la garanzia di chi dovrebbe essere controllato.

Aptuit respinge le accuse e rivendica la correttezza del proprio operato. Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie, nel rispetto della presunzione d’innocenza. Restano gli animali sequestrati, gli accertamenti dei carabinieri e gli interrogativi su ciò che è accaduto dietro quelle porte. Diciassette beagle sono stati sottratti ai laboratori e affidati alla Lav, che ha annunciato la loro adozione. Per loro comincia un’altra vita, fatta di cure, riabilitazione, spazi aperti e rapporti con gli esseri umani da ricostruire.

La vicenda, peraltro, non nasce ieri. La Lav denuncia da anni irregolarità nella struttura veronese. Già nel 2022 erano stati sequestrati decine di animali, tra cani e primati. Nel settembre 2026 l’associazione ha annunciato che la Cassazione aveva dichiarato inammissibile il ricorso aziendale contro il sequestro di altri otto beagle. La battaglia giudiziaria, dunque, ha una storia lunga e documentata.

Resta una questione che va oltre Verona: quanto è ancora giustificabile ricorrere agli animali nella ricerca scientifica e quanto si investe realmente per sostituirli con metodi alternativi? La tutela della salute umana è un obiettivo essenziale, ma non può diventare una giustificazione automatica per qualsiasi sofferenza. La legislazione europea stabilisce già il principio della sostituzione degli animali quando esistono metodi scientificamente validi e della riduzione e del perfezionamento delle procedure quando non è possibile evitarne l’impiego. Il problema è trasformare quel principio in una pratica rigorosa e verificabile.

La ricerca ha il compito di combattere la sofferenza, non di considerarla irrilevante quando appartiene a un altro essere vivente. Dei diciassette beagle salvati conosciamo finalmente una destinazione diversa dalla gabbia. Degli altri, morti nel corso degli esperimenti o soppressi secondo le contestazioni investigative, non conosciamo nemmeno i nomi. Eppure sono proprio loro a imporre che questa inchiesta non si esaurisca in un comunicato giudiziario.



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