Tre palestinesi sono stati uccisi oggi, 28 agosto, in un attacco israeliano a Khan Younis. Il giorno prima altri tre erano morti negli attacchi contro una tenda che ospitava sfollati ad al-Mawasi e contro una bicicletta a Gaza City. Altre persone erano rimaste ferite, una in condizioni critiche. È la cronaca ordinaria di Gaza nell’estate del 2026. Talmente ordinaria da essere quasi scomparsa dalle prime pagine. Il cessate il fuoco annunciato nell’ottobre 2025 non ha significato la fine delle uccisioni: gli attacchi israeliani sono continuati e continuano.
Forse per capire che cosa significhi basta un numero. Uno.
Un bambino al giorno.
Il 6 agosto l’Unicef ha denunciato che almeno trecento bambini erano stati uccisi a Gaza nei trecento giorni trascorsi dall’annuncio del cessate il fuoco. Una media di un bambino morto ogni giorno. Centinaia di altri sono rimasti feriti, molti gravemente. L’Unicef lo ha scritto senza possibilità di equivoco: un cessate il fuoco che lascia dietro di sé un bambino morto ogni giorno sta fallendo i bambini.
E infatti Gaza non è in pace. L’occupazione ha semplicemente cambiato ritmo e, soprattutto, è cambiata l’attenzione del mondo. Già nel rapporto relativo ai primi sei mesi del 2026 l’Unicef scriveva esplicitamente che il cessate il fuoco non aveva portato sicurezza ai bambini di Gaza: dal 10 ottobre 2025 alla fine di giugno erano stati segnalati 277 bambini uccisi.
Ma contare soltanto i corpi raggiunti dalle bombe rischia ormai di raccontare soltanto una parte della storia. Il sistema sanitario è allo stremo. L’Unrwa descrive nell’ultimo rapporto una crisi sistemica: ospedali e strutture sanitarie danneggiati, carenze di medicinali, carburante, apparecchiature e personale, ostacoli continui all’accesso alle cure. Gli operatori umanitari possono tamponare l’emergenza, non sostituire un sistema sanitario funzionante.
E poi ci sono le case. Secondo il Norwegian Refugee Council, oltre 320 mila unità abitative risultano danneggiate, con conseguenze sulla vita di circa 1,7 milioni di persone. Moltissime famiglie hanno subito sfollamenti ripetuti e continuano a vivere in edifici lesionati, sistemazioni sovraffollate o ripari inadeguati. Anche dopo il cessate il fuoco la scarsità di materiali da costruzione impedisce una vera ricostruzione.
È anche questa la prosecuzione della distruzione di Gaza: non soltanto morire sotto una bomba, ma sopravvivere senza una casa, senza acqua sicura, con ospedali che non riescono a funzionare normalmente, bambini malnutriti e famiglie costrette a vivere tra edifici distrutti, macerie e rifiuti. L’Unicef riferisce che le famiglie sono ancora concentrate in circa un terzo della Striscia e che i bambini continuano a fare i conti con malnutrizione acuta, malattie, acqua insicura e sistemi igienico-sanitari danneggiati.
E l’Europa? Il 26 agosto il Coordinamento europeo dei comitati e delle associazioni per la Palestina ha chiesto ai leader dell’Unione europea la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele, il congelamento delle agevolazioni commerciali e la fine della cooperazione militare ed economica, accusando Bruxelles di non avere adottato misure punitive significative nonostante quanto continua ad accadere a Gaza e in Cisgiordania.
Intanto Gaza continua a morire. Meno telecamere, meno aperture dei telegiornali, meno titoli sui giornali. Ma le bombe non sanno che la nostra attenzione si è spostata altrove. I bambini nemmeno.
Possiamo discutere di cessate il fuoco, tregua, ricostruzione e diplomazia. Possiamo perfino abituarci alle parole. Ma resta quel numero terribilmente semplice: un bambino al giorno. Il genocidio è scomparso dai titoli. Non dalla vita dei palestinesi.
FONTI
- Associated Press, 28 agosto 2026; Reuters, 23-24 agosto 2026.
- Unicef, dichiarazioni e rapporti sulla situazione dei bambini a Gaza, agosto 2026.
- Unrwa, A System in Crisis: Access to Healthcare in the Gaza Strip, 25 agosto 2026.
- Norwegian Refugee Council e Comitato Onu per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese, agosto 2026.
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