Una petroliera lunga più di trecento metri, con a bordo due milioni di barili di greggio saudita destinati alla Cina, rallenta. Cambia direzione. Punta verso nord. Poi torna sui propri passi e riprende la rotta verso Bab el‑Mandeb. La Xin Long Yang diventa così il simbolo di una guerra che oggi cerca di colpire soprattutto la fiducia del mercato.Con l’inasprirsi delle tensioni tra l’Iran e le monarchie del Golfo, la leadership Houthi ha annunciato un blocco marittimo contro le navi riconducibili ai traffici sauditi. Pur senza una chiusura militare verificata dello stretto, il messaggio alle compagnie di navigazione è chiaro: chi opera con i porti sauditi potrebbe diventare un bersaglio.
Trenta chilometri che tengono insieme mezzo pianeta
Bab el‑Mandeb collega Oceano Indiano, Mar Rosso e Canale di Suez. Attraverso questo corridoio transitano quasi quattro milioni di barili di petrolio al giorno e una parte essenziale del commercio tra Asia ed Europa.
Quando la guerra entra nei bilanci
Se aumenta il rischio, aumentano i premi assicurativi. Le compagnie cambiano rotta, circumnavigano l’Africa, allungano i tempi di navigazione e fanno crescere i costi del trasporto, che finiscono per riflettersi sul prezzo delle merci.
È già successo
Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, secondo l’Unctad, 586 portacontainer evitarono il Mar Rosso, il traffico attraverso Suez diminuì dell’82 per cento e le tariffe spot tra Shanghai ed Europa aumentarono del 256 per cento.
Un Mediterraneo che cambia pelle
La crisi del Mar Rosso si intreccia con il riarmo del Mediterraneo orientale: Grecia, Israele, Iran, Arabia Saudita ed Europa stanno ridefinendo strategie e investimenti nella difesa, mentre cresce il confronto politico sul piano europeo Readiness 2030 e sulle alternative sostenute dai movimenti pacifisti.
Il conto lo pagano sempre gli stessi
Nello Yemen oltre 18 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Anche se gli aiuti fossero esclusi dal blocco, nessuna organizzazione internazionale può sostituire il normale flusso commerciale di cibo, carburante e medicinali. In un mondo in cui commercio, energia e guerra viaggiano sulle stesse rotte, l’incertezza diventa un’arma e i civili continuano a pagarne il prezzo.
Fonti: IPS, Kpler, Unctad, Banca Mondiale, Ocse, Programma Alimentare Mondiale.








