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GAZA | Genocidio senza sosta. Crolla un edificio colpito da raid israeliani: 21 morti, undici bambini

Ventuno morti, tra cui undici bambini e cinque donne. È il bilancio aggiornato del crollo di un edificio residenziale a Gaza City, già gravemente danneggiato dai bombardamenti israeliani durante la guerra. Almeno quattordici persone sono rimaste ferite. Le vittime dormivano quando il palazzo è venuto giù nelle prime ore di mercoledì 16 settembre.

Nell’edificio vivevano famiglie palestinesi sfollate. Sapevano che la struttura era pericolante, riferisce la Protezione civile di Gaza, ma non avevano un posto più sicuro dove andare. Secondo Associated Press, sei famiglie avevano trovato riparo nello stabile. La ricostruzione su larga scala non è ancora iniziata e Israele sostiene che non consentirà la ricostruzione finché Hamas non sarà disarmato.

Il crollo non è un episodio isolato. Decine di migliaia di palestinesi vivono in circa duemila edifici danneggiati dagli attacchi israeliani, secondo la Protezione civile citata da Reuters. Alessandro Mrakic, responsabile dell’Undp a Gaza, stima che circa quattrocento edifici siano a rischio di crollo, un pericolo destinato ad aumentare con l’arrivo delle piogge invernali.

Anche soccorrere chi rimane sotto le macerie è diventato un problema. Le squadre hanno lavorato con mezzi insufficienti e in alcuni casi scavando a mani nude. Funzionari palestinesi e delle Nazioni Unite attribuiscono la carenza di macchinari pesanti alle restrizioni israeliane; Israele afferma invece che le limitazioni servono a impedire che attrezzature possano essere utilizzate dai gruppi armati.

Intanto gli attacchi continuano. Nelle ultime 24 ore le équipe di Medici senza frontiere hanno curato undici persone ferite negli attacchi aerei israeliani, cinque delle quali bambini. Nell’ultima settimana sono state ventidue le persone assistite da Msf per ferite provocate da schegge o esplosioni.

All’ospedale da campo di Al Zawayda, il 16 settembre, Msf ha curato otto feriti, tra cui tre bambini. Il giorno precedente un attacco israeliano aveva colpito un campo per sfollati a Khan Younis: alla clinica Al Attar erano arrivate altre tre persone, due bambini.

L’11 settembre Msf aveva già curato ad Al Attar altre undici persone ferite negli attacchi aerei. Due giorni dopo, un attacco israeliano contro un’automobile accanto a un autobus dell’organizzazione che trasportava operatori umanitari ha ferito anche un membro dello staff.

La guerra ha lasciato nella Striscia circa 61 milioni di tonnellate di macerie e detriti, che secondo le Nazioni Unite potrebbero richiedere sette anni per essere rimossi. Il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 ha fermato i combattimenti su larga scala, ma non gli attacchi israeliani. Israele e Hamas si accusano reciprocamente di violare l’accordo.

A Gaza, dunque, non sono soltanto le bombe che cadono oggi a uccidere. Continuano a farlo anche quelle cadute ieri: nei muri lesionati, nei palazzi pericolanti e nelle case dove migliaia di persone continuano a vivere perché un’altra casa non ce l’hanno.



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