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NATO | Arrivederci Europa. Trump può ritirare quarantamila militari, ma prepara una base americana ai confini della Russia

Il Pentagono studia il più grande ridimensionamento dalla fine della Guerra fredda. Nel mirino Germania, Italia e Spagna. La Polonia, invece, potrebbe ottenere una presenza permanente. Non è la fine della Nato: è il suo spostamento verso Est.


Gli Stati Uniti valutano il ritiro di decine di migliaia di militari dall’Europa. Ma mentre riducono la propria presenza in Germania, Italia e Spagna preparano una base permanente in Polonia, sempre più vicina alla Russia.

Non è ancora una decisione. È però molto più di un’indiscrezione.

Il Pentagono sta completando una revisione della presenza militare americana nel continente. Sul tavolo ci sarebbero quattro scenari. Una delle ipotesi principali prevede il ritiro di circa 25 mila uomini dagli 80 mila oggi presenti in Europa. L’opzione più radicale arriva a 40 mila militari, insieme ad aerei, mezzi e materiali destinati alla deterrenza Nato.

Sarebbe il ridimensionamento più consistente dalla fine della Guerra fredda.

Una prima riduzione di cinquemila uomini dalla Germania è già stata annunciata. Il generale Alexus Grynkewich dovrebbe presentare le conclusioni della revisione a Pete Hegseth, che sottoporrà la propria raccomandazione a Donald Trump entro il 6 novembre.

Anche l’Italia nel mirino. I tagli riguarderebbero soprattutto Germania, Italia e Spagna, cioè i Paesi nei quali si concentra gran parte della presenza militare americana nell’Europa occidentale.

Per l’Italia non sarebbe una novità improvvisa. Trump aveva già minacciato di ridurre le truppe dislocate nel nostro Paese, accusando Roma di non avere sostenuto adeguatamente le operazioni statunitensi contro l’Iran.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva detto di non comprenderne le motivazioni. Giorgia Meloni, nonostante il rapporto politico ostentato con Trump, non sembra al riparo.

Le installazioni americane presenti in Italia, da Aviano a Vicenza, da Sigonella a Napoli, non servono soltanto alla difesa del territorio europeo. Sono piattaforme fondamentali per le operazioni degli Stati Uniti nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Africa.

Certo, non ci stracciamo le vesti per il loro eventuale ridimensionamento che comunque segnalerebbe una diversa distribuzione delle priorità strategiche americane. Via da Ovest più vicini alla Russia

Mentre il Pentagono valuta i tagli, Trump annuncia progressi nella trattativa per stabilire una base permanente dell’esercito americano in Polonia. Oggi le forze statunitensi presenti nel Paese operano prevalentemente attraverso contingenti a rotazione.

Il ritiro dall’Europa occidentale potrebbe dunque accompagnarsi a uno spostamento verso il fianco orientale della Nato.

Meno militari in Germania, Italia e Spagna. Una presenza più stabile in Polonia, a ridosso della Bielorussia, dell’exclave russa di Kaliningrad e delle principali vie attraverso le quali transitano uomini e armi destinati all’Ucraina.

Non una smobilitazione, quindi. Una redistribuzione. Trump riduce il costo della protezione americana, obbliga gli europei ad aumentare la spesa militare e premia gli alleati più disponibili ad adeguarsi alla strategia di Washington.

La Polonia vuole combattere anche senza gli americani A rendere ancora più significativo questo passaggio sono le dichiarazioni del ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski.

Come ha ricostruito lo storico Francesco Dall’Aglio, Sikorski ha proposto alla Nato di organizzare «manovre militari aggressive» intorno a Kaliningrad, con l’obiettivo dichiarato di costringere Mosca a trasferire uomini e mezzi dal fronte ucraino. Il ministro polacco ha anche sostenuto che, in caso di guerra, l’Alleanza potrebbe sconfiggere rapidamente la Russia grazie alla propria superiorità aerea, persino senza l’intervento diretto degli Stati Uniti.

Parole pesanti, pronunciate mentre gli europei vengono invitati a prepararsi a un possibile disimpegno americano.

Dall’Aglio invita inoltre a leggere la figura di Sikorski oltre i confini della politica polacca. I suoi rapporti con gli ambienti politici, militari e dell’intelligence britannica e statunitense risalgono agli anni trascorsi nel Regno Unito. Per questo, secondo lo storico, le sue dichiarazioni riflettono anche gli orientamenti degli establishment di Washington e Londra.

La Polonia non chiede soltanto protezione. Si candida a diventare il principale avamposto militare degli Stati Uniti nell’Europa orientale.

Il riarmo resta agli europei. Il possibile ritiro americano arriva mentre la Nato impone agli Stati membri una crescita costante delle spese militari. Il segretario generale Mark Rutte continua a chiedere ai governi europei una «traiettoria credibile» verso il nuovo obiettivo di spesa. Al vertice di Ankara gli alleati hanno promesso 70 miliardi di euro in equipaggiamenti, assistenza e addestramento per l’Ucraina nel 2026, impegnandosi a mantenere almeno lo stesso livello nel 2027.

Gli Stati Uniti possono così diminuire uomini e costi senza rinunciare alla guida politica dell’Alleanza. Le armi continuano a essere acquistate, spesso dalle industrie americane. Il conto viene trasferito ai bilanci europei. A rimetterci rischiano di essere sanità, scuola, welfare e investimenti civili. A guadagnarci sono le industrie militari e i governi che costruiscono il consenso intorno alla paura di una guerra imminente.

Una frontiera sempre più pericolosa Nelle stesse ore il premier polacco Donald Tusk accusa Mosca di preparare attacchi con droni o missili contro Paesi della Nato, da presentare come incidenti per mettere alla prova la risposta dell’Alleanza.

La Russia intensifica gli attacchi contro le infrastrutture ucraine. Kiev colpisce raffinerie, aeroporti e impianti militari russi. Il Congresso statunitense approva nuove sanzioni e il Cremlino avverte che qualsiasi trattativa diventerà ancora più difficile. In questo scenario, portare stabilmente le forze americane più vicino alla Russia non diminuisce il rischio. Lo concentra lungo una frontiera sempre più armata, attraversata da droni, missili, provocazioni e possibili errori di calcolo.

Trump può togliere metà dei soldati americani dall’Europa e dichiarare di avere ridotto l’impegno degli Stati Uniti. Se quelli rimasti vengono spostati ancora più vicino al confine russo, la distanza dalla guerra non aumenta. Diminuiscono gli americani. Aumentano le armi europee. E la linea del possibile scontro si muove verso Est. La Nato non prepara le valigie. Cambia casa. E sceglie un indirizzo pericolosamente vicino alla Russia.


Gli Stati Uniti possono davvero lasciare l’Europa? Il servizio di Euronews ricostruisce i limiti imposti dalla legge americana. Da allora lo scenario si è aggravato: il Pentagono valuta tagli fino a quarantamila militari.




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