Negli Stati Uniti sta tornando una malattia che la medicina aveva reso prevenibile con una vaccinazione di straordinaria efficacia. E sta tornando mentre la disinformazione sui vaccini attraversa il dibattito politico e investe anche le istituzioni sanitarie. Il nuovo focolaio in Pennsylvania racconta quanto possa costare arretrare sulla prevenzione.
Al 5 ottobre il Dipartimento della Salute della Pennsylvania contava 1.004 casi confermati di morbillo in 39 contee, 198 ricoveri e cinque decessi associati all’infezione. Tutte le persone decedute risultavano non vaccinate. Meno dell’uno per cento dei casi riguardava persone completamente vaccinate. È la più grave epidemia registrata nello Stato da oltre trent’anni.
Il fenomeno è nazionale. Al primo ottobre i Centers for Disease Control and Prevention registravano 3.887 casi confermati negli Stati Uniti dall’inizio del 2026. La copertura vaccinale contro morbillo, parotite e rosolia tra i bambini all’ingresso della scuola è scesa dal 95,2 per cento nell’anno scolastico 2019-2020 al 92,4 per cento nel 2025-2026. Una riduzione che lascia esposte centinaia di migliaia di persone e crea spazi alla circolazione del virus.
Due dosi di vaccino proteggono dal morbillo con un’efficacia di circa il 97 per cento. Eppure negli Stati Uniti si torna a riempire i reparti ospedalieri per una malattia la cui trasmissione endemica era stata dichiarata eliminata nel 2000. Il Paese rischia ora di perdere quello status.
C’è poi Robert F. Kennedy Jr., segretario alla Salute dell’amministrazione Trump, che per anni ha dato voce al movimento contrario ai vaccini. Kennedy ha contestato il modo in cui vengono classificati alcuni decessi associati al morbillo, entrando in polemica con il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro. Nel frattempo si discutono anche le sue nomine nel comitato consultivo nazionale sulle vaccinazioni. La politica disputa sui numeri, i medici curano i malati.
La vicenda non riguarda soltanto gli americani. Tra agosto 2025 e luglio 2026, secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Italia ha registrato 640 casi di morbillo: il dato più elevato tra i Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo nel periodo considerato. Nell’area europea oltre il 73 per cento dei casi per i quali era noto lo stato vaccinale riguardava persone non vaccinate.
La prevenzione sanitaria è una conquista collettiva costruita con la ricerca, i servizi pubblici, le vaccinazioni e la fiducia nella medicina. Si può indebolire con i tagli, le disuguaglianze nell’accesso alle cure e la disinformazione. Il morbillo non ha bisogno di convincere nessuno: gli basta trovare persone senza protezione. E quando la propaganda entra nella sanità, sono i reparti ospedalieri a presentare il conto.
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