Ambiente

SOSTENIBILITA’ | L’economia tiene, il conto arriva con le alluvioni autunnali

Il Fmi migliora le previsioni per l’Italia. L’Agenzia europea dell’ambiente ricorda che la prosperità dipende anche dalle risorse naturali e sociali che consumiamo. Fra i decimali del Pil e il fango nelle case c’è una politica economica da ripensare.


L’economia tiene. È il messaggio rassicurante che arriva dalle nuove previsioni del Fondo monetario internazionale, accompagnato però da un’avvertenza: la capacità di resistere ad altri shock potrebbe essere vicina al limite. A sostenere la crescita hanno contribuito gli investimenti nell’intelligenza artificiale e la riorganizzazione delle rotte energetiche. Le tensioni geopolitiche restano una minaccia. Anche per l’Italia arriva una correzione favorevole: il Pil previsto per il duemilaventisei passa dallo zero virgola cinque allo zero virgola otto per cento; per il duemilaventisette la stima sale di un decimale, allo zero virgola sei per cento, secondo quanto riferisce Ansa.

Una buona notizia, da prendere per quello che è: una previsione di crescita modesta, migliorata rispetto alla precedente. Non un certificato di benessere. Nello stesso quadro, il Fmi prevede per l’Italia un’inflazione media del tre virgola tre per cento nel duemilaventisei, superiore al tre virgola uno per cento dell’area euro. La produzione può aumentare mentre le famiglie continuano a fare i conti con prezzi pesanti. Pil e inflazione misurano fenomeni diversi: il loro andamento non si traduce automaticamente in un miglioramento delle condizioni di vita.

Qui entra un altro documento europeo, meno adatto ai festeggiamenti sui decimali. Nel rapporto Competitive by nature, l’Agenzia europea dell’ambiente guarda al duemilaquaranta e sostiene che la competitività debba comprendere la conservazione e la rigenerazione del patrimonio naturale e sociale. Esaurire risorse, degradare ecosistemi e trasferire sulla collettività i costi della produzione può generare vantaggi immediati, indebolendo però la capacità di produrre ricchezza nel tempo.

Letti insieme, i due documenti suggeriscono un problema molto concreto: quanto regge un’economia se restano fragili i territori su cui lavora. Un’impresa ha bisogno di energia e credito, ma anche di strade percorribili, acqua disponibile, lavoratori che possano raggiungerla. Una famiglia può abitare in un Paese dal Pil crescente e perdere in poche ore la casa, l’automobile, gli strumenti del proprio mestiere.

Le alluvioni autunnali sono questo banco di prova: il momento in cui la vulnerabilità diventa un conto da pagare. Alla spesa pubblica per riparare si aggiungono le attività ferme, i redditi interrotti, i beni perduti. E tutto ciò che un risarcimento fatica a restituire.

L’Agenzia indica sei ambiti su cui intervenire: economia circolare, adattamento climatico e infrastrutture resistenti, capacità tecnologiche, istruzione, coesione sociale e cooperazione internazionale. Recuperare materiali può ridurre l’esposizione ai mercati delle materie prime; investire nell’adattamento aiuta a proteggere la capacità produttiva. Il rapporto chiede anche di valutare gli effetti collaterali: l’elettrificazione richiede reti e materiali critici, le produzioni biologiche possono aumentare la pressione su acqua e suolo.

È una lettura che cambia il significato della parola costo. Prevenire costa e richiede decisioni prima dell’emergenza, quando manca la spettacolarità delle immagini e il ritorno politico è meno immediato. Dopo, fra sopralluoghi e annunci, la spesa diventa inevitabile.
Il decimale in più merita attenzione. Anche il terreno che manca sotto i piedi. Altrimenti finiamo per festeggiare il lavoro della ricostruzione, dimenticando la casa che è venuta giù.



CONDIVIDERE È INFORMARE | I testi di Fotosintesi.info sono riproducibili citando la fonte.



Iscriviti per ricevere gli ultimi articoli pubblicati su Fotosintesi!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Condividi