A tre anni dal naufragio di Lisanza, la conferma che a bordo della barca c’erano membri dei servizi italiani e israeliani al lavoro contro l’Iran. “Non sapevo chi fossero” dice il proprietario della nave, condannato a quattro anni.

“Io non faccio domande”, ribadisce Claudio Carminati, lo skipper settantasettenne condannato a quattro anni per il naufragio della barca degli 007 sul lago Maggiore, il 28 maggio del 2023. Ma che una delle quattro vittime fosse un agente israeliano, nome in codice “Mem”, lo ha confermato nei giorni scorsi il capo del Mossad, David Barnea.
Nel naufragio morirono due agenti italiani, Claudio alonzi e Tiziana Barnobi, e la moglie russa di Carminati, Anya Bozhkova.
La chiamata per la missione anti-Iran, travestita da gita arrivò qualche giorno prima, ma la carte della barca non erano pronte. “Non ti preoccupare, con noi sei in una botte di ferro, se ci ferma qualche autorità” gli diciamo chi siamo e se ne vanno a gambe levate io ho accettato”, racconta Carminati.
La prima “verità”, o almeno parte di essa, arriva nel 2024 grazie a una targa dedicata ai due agenti dell’Aise che hanno perso la vita: Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi. In occasione della Giornata della memoria 2024 nella sede del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza italiano, su una parete commemorativa sono state esposte le biografie dei caduti dei servizi segreti del nostro Paese. Sia per Alonzi che per Barnobi è scritto: “Perde la vita nelle acque del Lago Maggiore il 28 maggio 2023, nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri”. A riportare la notizia fu il sito di Repubblica.
Il 18 marzo 2024 venne depositata la perizia disposta dalla Procura di Busto Arsizio per accertare le cause del naufragio dell’imbarcazione ‘Gooduria’ che si inabissò per 16 metri. Oltre ai due agenti persero la vita Anya Bozhkova, 50 anni e moglie di Claudio Carminati,armatore e comandante della barca, e Erez Shimoni, agente del Mossad in pensione. Nel documento il perito spiega che Carminati sottovalutò l’allerta meteo che segnalava il maltempo e che, in precedenza, sulla barca aveva apportato modifiche “casalinghe” senza mai registrarle. Terzo fattore che avrebbe favorito il naufragio è che sull’imbarcazione c’erano otto passeggeri di troppo, 23 invece dei 15 previsti.
Sul Gooduria erano riuniti ventuno 007, oltre Carminati e la moglie. Si parlò di una gita tra colleghi di vecchia data in pensione o anche di un incontro di lavoro tra agenti dei servizi segreti a Milano proseguito con una visita di piacere sul lago. Inoltre si fecero numerose ipotesi su complessi scenari di spionaggio internazionale. Il governo italiano non ha risposto alle interrogazioni parlamentari presentate sul naufragio, quindi non è noto il motivo che ha spinto così tanti agenti dei servizi in una missione rischiosa.
Cosa ci facevano a bordo del Gooduria? Il compleanno era in realtà un vertice di intelligence tra 007 italiani e israeliani. Almeno una decina di persone per parte, non sapremo mai esattamente chi, perché il gruppo di Tel Aviv dopo il naufragio viene caricato su un jet privato e portato via. Resta tra le vittime, però, Shimoni Erez che risultava un ex agente delle forze di sicurezza in pensione. L’uomo senza nome e senza faccia, il valoroso soldato dell’intelligence che è stato sepolto per una strana coincidenza proprio ad Ascalona, città natale del capo del Mossad. Solo che nel cimitero militare di Ashkelon dove hanno deposto le sue spoglie, non c’è traccia di Shimoni Erez. Chissà con quali generalità lo hanno sepolto. Un mistero avvolto in un enigma, come avrebbe detto Churchill. A bordo del Gooduria, tra gli israeliani, c’erano funzionari di Stato, in servizio o in pensione, ma non è chiaro quanti, spiega Salvatore Maria Righi su l’Indipendente.
Passano tre anni e il generale David Barnea, nientemeno che il capo del Mossad, secondo molti il migliore e più efficiente tra i servizi segreti al mondo, dal niente, di botto, ripesca – scrive l’ex cronista de l’Unità – tutta la vicenda e tutto acquista un altro significato. Lo ha fatto il 21 aprile, durante le celebrazioni del Yom HaZikaron, la giornata in cui Israele celebra i propri caduti. Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, Barnea ha rivelato che “l’agente M. è stato ucciso all’estero durante operazioni contro l’Iran”. Il capo del Mossad ha rivelato che la spia stava lavorando per scoprire dettagli utili all’attacco militare all’Iran in atto in queste settimane: “il mio cuore si è riempito di orgoglio per il carattere e le azioni di Emme. Le operazioni da lui comandate hanno combinato creatività, astuzia e tecnologia avanzata, influenzando in modo significativo il successo dell’operazione contro l’Iran”.
Sono gli stessi media israeliani a collegare l’identità dell’ignoto “agente Emme” a Shimoni Erez. Proprio in un articolo uscito in quei giorni su L’Indipendente, facemmo notare ai lettori come le coste del lago Maggiore fossero rifugio abituale di imprenditori italiani e iraniani sospettati di intrattenere rapporti commerciali in ambito militare. Una pista che a tre anni di distanza mostra la propria consistenza.
In realtà il generale ricorda il soldato “Emme” come un valoroso, uno dei Giusti, per stare in tema ebraico. Barnea parla di un agente che è caduto all’estero durante un’operazione di intelligence e i media israeliani fanno due più due, ripescando dall’archivio quel fatto apparentemente senza nessun significato strategico o di intelligence accaduto in Italia tre anni prima. “Le operazioni guidate da M. combinavano creatività, astuzia e tecnologia e hanno influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran”: l’epitaffio è degno di un picchetto d’onore. Ma improvvisamente tutto cambia, perché cominciano le domande. Chi era realmente “Emme” e cosa ci faceva su quella barca?
Secondo le ricostruzioni, 21 dei 25 passeggeri presenti erano operatori dei servizi segreti italiani o israeliani. In particolare, otto passeggeri sono risultati legati all’intelligence italiana (Aise) e tredici al servizio segreto israeliano (Mossad). A conferma della cooperazione segreta in corso tra Roma e Tel Aviv da ormai quaranta anni. Già nel 1987 un patto bilaterale vincolava i due Paesi alla massima segretezza sui dossier condivisi, mentre il Memorandum del 2005, rinnovato ogni cinque anni senza dibattito pubblico fino al recente stop, ha consolidato scambi di armi, tecnologie e intelligence. Oggi – sottolinea Maria Righi – circa il 20 per cento delle importazioni belliche italiane proviene da Israele, in un quadro sottratto perfino al controllo parlamentare.
Gli 007 a bordo della casa galleggiante sul Lago lavoravano su piani per impedire a Teheran di armarsi con equipaggiamenti non tradizionali e dalle parole di Barnea si è ipotizzato che si trattasse di un’operazione contro il progetto nucleare ad uso militare di Teheran, la pistola fumante che Trump sta cercando dal 28 febbraio a suon di bombe e missili. Resta la sorpresa nel constatare che tutto quello che sta succedendo nei paraggi dello stretto di Hormuz, a migliaia di chilometri dal Lago Maggiore, possa aver avuto inizio o comunque un’impronta proprio quella domenica di maggio, a bordo di una barca piena di finti turisti. Un naufragio di cui ancora non sappiamo molte cose: cosa facevano quel giorno le spie sul lago Maggiore fingendo di essere turisti che festeggiavano un compleanno? Chi erano tutte le persone presenti? La barca è realmente affondata a casa di un naufragio? Domande che verosimilmente rimarranno senza risposta.






