Il cedimento vicino al museo all’aperto di Göreme, dopo le forti piogge. Aperta un’inchiesta in un territorio di cui l’Unesco segnala la vulnerabilità all’erosione e alla pressione turistica.
Tre persone sono morte e cinque sono rimaste ferite nel crollo di parte di un «camino delle fate» a Göreme, in Cappadocia, nella Turchia centrale. Le rocce sono precipitate vicino all’ingresso del museo all’aperto, in prossimità di un parcheggio. Il bilancio è salito nel corso delle operazioni di soccorso, mentre le squadre cercavano eventuali altre persone sotto i detriti.
Il cedimento è avvenuto nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre. Secondo il governatore di Nevşehir, Hüseyin Kök, le precipitazioni intense hanno provocato uno smottamento e la conseguente caduta delle rocce. Sul posto sono intervenuti sanitari, polizia, gendarmeria e squadre della protezione civile turca, Afad. L’area direttamente interessata è stata isolata per consentire i soccorsi. La procura di Nevşehir ha aperto un’inchiesta, affidata a un procuratore aggiunto e a due magistrati.
I camini delle fate sono le caratteristiche formazioni che hanno reso celebre la Cappadocia: pinnacoli scolpiti dall’erosione nei depositi vulcanici, parte di un paesaggio nel quale si trovano chiese rupestri, abitazioni scavate nella roccia e città sotterranee. Il parco nazionale di Göreme e i siti rupestri della Cappadocia sono iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1985.
Nella scheda dedicata al sito, l’Unesco descrive un territorio vulnerabile per l’effetto combinato dell’erosione naturale e della pressione turistica. I processi che hanno modellato le rocce continuano a trasformarle; gli insediamenti e i monumenti scavati al loro interno sono esposti a danni irreversibili, aggravati dall’uso non sostenibile del territorio e dall’espansione delle attività turistiche.
La tragedia si inserisce anche nel quadro dei rischi legati al riscaldamento globale. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) documenta il contributo delle emissioni umane all’intensificazione delle precipitazioni estreme, capaci di aggravare l’instabilità dei terreni e innescare frane. A Göreme le autorità indicano proprio nelle forti piogge la causa dello smottamento. Per stabilire quanto il cambiamento climatico abbia reso quelle precipitazioni più probabili o più intense serviranno analisi specifiche, insieme agli accertamenti sulle condizioni delle rocce e sulla sicurezza dell’area.
Restano da accertare le condizioni della formazione prima del cedimento, gli eventuali segnali di instabilità e l’adeguatezza delle misure di sicurezza. La fragilità del territorio, intanto, era già documentata. Ma tant’è.
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