Diritti

COLOSSEO | La luce sui monumenti, il buio sulla sicurezza. Un bilancio da vittime di guerra

La Fp Cgil chiede ad Alberto Angela di dare voce alla sicurezza sul lavoro. Dopo la morte di Andrea Moretti, il sindacato denuncia le condizioni della ripresa del cantiere e attende risposte dal ministro Giuli.


Andrea Moretti aveva ventidue anni. È morto mentre lavorava alla nuova illuminazione del Colosseo, precipitando per circa dieci metri. Stava preparando le luci di un monumento che il mondo intero viene ad ammirare. Sulla dinamica e sulle responsabilità indaga la Procura di Roma.

La morte di Andrea si aggiunge a una strage che attraversa l’Italia, dai cantieri alle fabbriche, dai campi alle strade. Per comprenderne le dimensioni, il confronto con il bilancio di una guerra aiuta a vedere ciò che la cronaca quotidiana finisce per frammentare. La guerra delle Falkland/Malvine, nel 1982, lasciò novecentosette morti tra argentini, britannici e abitanti delle isole. All’undici ottobre di quest’anno l’Osservatorio indipendente di Bologna contava già ottocentonovantacinque persone morte sui luoghi di lavoro italiani: quasi lo stesso bilancio. Includendo il tragitto casa-lavoro, le vittime segnalate salivano a millecentocinque. È un monitoraggio indipendente, distinto dagli accertamenti dell’Inail. Una guerra entra nei libri di storia. Questa strage si disperde nelle cronache locali, un funerale alla volta. Andrea è uno di quei nomi.

Il quattordici ottobre Federico Bozzanca, segretario generale della Fp Cgil, ha scritto ad Alberto Angela per chiedergli di portare la sicurezza di chi lavora davanti ai milioni di persone che seguono le sue trasmissioni. Il sindacato ha apprezzato il rinvio delle riprese dopo la morte di Andrea. Ora chiede al divulgatore di contribuire a mantenere l’attenzione sulle condizioni del cantiere.

La lettera contiene una denuncia precisa: secondo la Fp Cgil, i lavori al Colosseo sono ripresi nelle ore serali, con illuminazione scarsa, senza impalcature e con dotazioni giudicate insufficienti. Bozzanca riferisce inoltre di aver inviato al ministro della Cultura Alessandro Giuli due richieste per convocare un tavolo sulla sicurezza, rimaste senza risposta alla data del comunicato. Sono contestazioni che richiedono verifiche tempestive e risposte pubbliche, mentre il cantiere continua a lavorare.

Il venticinque settembre Giuli aveva incontrato il personale del Parco archeologico. Aveva annunciato che avrebbe affrontato con le rappresentanze sindacali le questioni della sicurezza e della tutela del lavoro. Occorre sapere quale seguito abbia avuto quell’impegno, quali controlli siano stati compiuti e quali misure accompagnino la ripresa delle attività. Il tempo trascorso rende queste risposte ancora più urgenti.

Anche i dati Inail mostrano quanto sia difficile per questo esecutivo ridurre il bilancio delle vittime. Nei primi otto mesi del 2026 sono state presentate quattrocentonovantotto denunce di infortunio mortale durante l’attività lavorativa: quattrocentottantotto nello stesso periodo del 2025, cinquecentotre nel 2024, quattrocentonovantotto nel 2023 e quattrocentonovantacinque nel 2022. Aggiungendo il tragitto casa-lavoro, il totale dei lavoratori arriva a seicentottantanove, contro seicentosettantaquattro nel 2025. Sono denunce provvisorie, escluse quelle degli studenti, soggette agli accertamenti dell’Istituto. Il diverso periodo e il diverso perimetro di rilevazione impediscono di sovrapporle al conteggio dell’Osservatorio di Bologna.

Sugli anni interi, la relazione Inail registra nel 2025 millecentonovantotto denunce mortali complessive, inclusi gli studenti e gli incidenti nel tragitto casa-lavoro, contro milleduecentotrentanove nel 2024: un calo del tre virgola tre per cento. Nei primi otto mesi del 2026 il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente torna però a segnare un aumento.

Il confronto europeo mostra quanto resti da fare. Secondo Eurostat, nel 2024 l’Italia ha registrato 2,01 morti ogni centomila occupati, contro una media Ue di 1,65. In Spagna il tasso è stato di 1,89, in Germania di 0,64, in Francia di 3,61. Sono esclusi gli incidenti nel tragitto casa-lavoro. Anche tenendo conto del diverso peso dei settori economici, il tasso italiano resta superiore alla media europea e oltre tre volte quello tedesco. I sistemi nazionali di registrazione presentano differenze, soprattutto in Francia, che richiedono cautela nel confronto. Il divario con la Germania indica comunque quanto spazio ci sia per migliorare la sicurezza di chi lavora.

L’appello ad Angela può aiutare a tenere accesi i riflettori. Le decisioni spettano al ministero, alla direzione del sito e alle imprese coinvolte, ciascuno per le proprie responsabilità. Servono controlli sul cantiere, condizioni di lavoro verificate e un confronto con chi rappresenta i lavoratori. La prevenzione deve entrare nell’organizzazione quotidiana del lavoro, nelle risorse impiegate e nei tempi concessi per eseguirlo.

Al Colosseo raccontiamo una civiltà lontana duemila anni. Quella di oggi si misura dalla capacità di proteggere chi monta le luci e rende possibile lo spettacolo. Un Paese che conta vittime del lavoro nell’ordine di grandezza di una guerra deve mettere questa strage al centro delle proprie scelte politiche. Il ministro convochi il tavolo richiesto e renda conto delle misure adottate. Andrea aveva ventidue anni. Tornare a casa avrebbe dovuto essere la parte più certa della sua giornata.


Fonti

Fp Cgil — lettera ad Alberto Angela, quattordici ottobre 2026

Lavoro & Salute — dati dell’Osservatorio indipendente di Bologna, undici ottobre 2026

Imperial War Museums — Falklands conflict

Inail — dati gennaio-agosto 2026 e relazione annuale 2025

Eurostat — Accidents at work statistics, dati 2024

RaiNews — incontro di Giuli con i lavoratori, venticinque settembre 2026



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