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DIBATTITO Ecco la Sinistra che non vorrei, se dio vuole

 

Nel dibattito che abbiamo avviato su quale sinistra vogliamo, ovvero cosa ci aspettiamo dai partiti della sinistra, non è stato finora considerato un aspetto fondamentale nelle relazioni politiche all’interno di una Nazione che voglia definirsi moderna e pienamente democratica: l’affermazione piena del concetto di laicità dello Stato.

La laicità è un principio fondamentale che caratterizza uno Stato o una società in cui le istituzioni e le leggi sono indipendenti da qualsiasi influenza religiosa. Lo Stato è tenuto a mantenere un equilibrio che da una parte non deve favorire e dall’altra non deve discriminare alcuna religione affinché le istituzioni pubbliche si mantengano neutrali rispetto alle diverse fedi. In quest’ottica ad ogni individuo deve essere riconosciuto il diritto di professare, cambiare o non professare alcuna religione, senza subire discriminazioni o pressioni di sorta. Lo Stato deve operare le proprie scelte politiche e le conseguenti decisioni operative su principi razionali e universali e non su dottrine religiose.

Questi principi sono essenziali per garantire una società pluralista e democratica, in cui le diverse credenze possano coesistere senza  svolgere alcun ruolo che prefiguri un’interferenza nelle varie attività dello Stato. Ma è proprio così che vanno le cose in Italia? L’Italia ha una lunga storia di relazioni con la Chiesa Cattolica, culminate nei PattiLateranensi del 1929, che hanno riconosciuto la sovranità del Vaticano e stabilito un rapporto speciale tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica. Questo accordo include disposizioni che influenzano aspetti come l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e il finanziamento statale di non poche attività della Chiesa.

La Chiesa Cattolica ha un’influenza profonda sulla cultura e sulla società italiana. Questo si riflette in molte leggi e politiche che rispecchiano i valori cattolici, come quelle riguardanti il divorzio, l’aborto e le unioni civili. Anche se l’Italia ha compiuto passi verso una maggiore laicità, l’influenza della Chiesa rimane significativa. L’Italia è ufficialmente uno Stato laico, ma la presenza del Vaticano e l’influenza della Chiesa Cattolica continuano a sollevare questioni e dibattiti sulla reale laicità del paese.

La relazione speciale tra Italia e Vaticano, sia a livello istituzionale che culturale, rappresenta una sfida continua per il pieno raggiungimento di una laicità intesa come completa separazione tra Stato e religione. Due esempi su tutti. In Italia, la percentuale di medici obiettori di coscienza, ovvero coloro che rifiutano di praticare interruzioni di gravidanza (aborti) per motivi etici o religiosi, varia significativamente da regione a regione. Secondo i dati più recenti forniti dal Ministero dellaSalute, la media nazionale si attesta intorno al 70 per cento, ma con picchi che superano l’80 per cento in alcune aree del Paese, specialmente nel Sud e nelle isole.

La legge 194, del 1978, che regola l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, riconosce il diritto all’obiezione di coscienza per i medici e il personale sanitario. Tuttavia, la stessa legge impone alle strutture sanitarie di garantire che il servizio sia comunque disponibile. In pratica, però, l’alto numero di obiettori rende spesso difficile rispettare questo obbligo. Il secondo esempio è la gestione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e la frequenza di studenti e studentesse appartenenti ad altre religioni o che si professano atei.

Aver reso facoltativa la frequenza all’insegnamento della religione cattolica ha cercato di attenuare l’impatto di quel che è di fatto un esercizio discriminatorio. Essere costretti ad allontanarsi dalla propria classe e dai propri compagni e compagne per esercitare il diritto di esonero è di per sé discriminatorio.

Recentemente si stanno verificando sempre più frequentemente casi in cui l’abbigliamento e le usanze di appartenenti ad altre religioni stanno creando problemi alla gestione del regolare svolgimento della didattica nelle scuole pubbliche. Ha fatto scalpore il caso di quattro studentesse che frequentano una scuola pubblica di Monfalcone indossando il niqab che le copre interamente anche il volto.

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato unprogetto di legge che vieta l’uso del velo integrale (niqab e burqa) nei luoghi pubblici o aperti al pubblico proprio in risposta al caso di Monfalcone. Nel dibattito su questi due temi fondamentali la differenza di approccio tra destra e sinistra dovrebbe essere netta e non negoziabile.

Abbiamo già visto all’opera il governo Meloni su entrambe le discipline con azioni di pressione sulle donne che chiedono di esercitare il proprio diritto all’interruzione della gravidanza fino a agire con pratiche aberranti come far ascoltare loro il battito cardiaco del feto. Su questo punto c’è da dire che la Sinistra, diversamente da altre questioni, si è sempre mantenuta compatta a difesa della legge 194. Ciò nonostante sarebbe il caso di porre il problema della gestione dei reparti di ginecologia per fare in modo che il diritto all’obiezioni non leda l’esercizio del diritto all’interruzione di gravidanza.

In alcuni altri Paesi europei l’obiezione di coscienza è prevista, ma con limiti molto stringenti come indirizzare i pazienti a colleghi disponibili a eseguire la procedura. Succede in Francia e Gran Bretagna mentre in Svezia i medici sono tenuti a eseguire tutte le procedure legali, compreso l’aborto, come parte del loro dovere professionale e in Norvegia l’obiezione di coscienza per i medici non è riconosciuta in contesti come l’aborto, considerandoli parte delle loro responsabilità professionali.

Per quanto riguarda l’accesso alle scuole pubbliche di studenti e studentesse di altre confessioni si sta facendo molto confusione. La differenza di approccio tra destra e sinistra anche in questo campo dovrebbe essere netta. Il governo Meloni sta mettendo mano a una riforma della scuola che metterà fortemente l’accento, nella didattica, alle radici cristiane della cultura italiana introducendo anche la Bibbia nell’elenco dei testi suggeriti. Su questo la Sinistra dovrebbe essere chiara e netta, è tempo che si metta mano a una riforma che vada esattamente nella direzione opposta.

Si dovrebbe prendere come riferimento la legislazione francese dove il rispetto della laicità nelle scuole pubbliche è regolata da una serie di leggi e normative che mirano a garantire la neutralità religiosa dello Stato e delle istituzioni pubbliche, comprese le scuole. Fin dal 1905 la separazione tra Chiesa e Stato è normata per legge.  Nel 2004 una nuova normativa vieta agli studenti di indossare simboli o abiti religiosi vistosi (come il velo islamico,la kippah ebraica o croci cristiane) nelle scuole pubbliche. L’obiettivo è garantire la neutralità religiosa degli spazi pubblici e promuovere l’uguaglianza tra tutti gli studenti.

La Carta della Laicità è esposta in tuttele scuole pubbliche francesi ed enuncia i principi fondamentali della laicità e il suo rispetto nell’ambito scolastico. Pertanto l’azione che dovrebbe essere messa in atto dai partiti di sinistra è di procederea una cancellazione di qualsiasi manifestazione formale o sostanziale dell’espressione o peggio di affermazione di carattere religioso nelle scuole pubbliche.

Questi sono solo due esempi che abbiamo considerato, ma il problema investe tutti gli ambiti della vita civile e politica. Una chiara presa di posizione su questo tema è essenziale per affrontare la sfida che l’immigrazione da Paesi di diversa estrazione culturale e religiosa ci impone. Il futuro, che piaccia o no ai vari Salvini nostrani ed europei, andrà sempre più verso società multiculturali e multietniche e non saranno né le barriere fisiche né quelle culturali che potranno impedirlo. Meglio prepararci, meglio essere pronti.



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