Da oltre tre anni, l’Unione Europea ha ancorato la propria politica estera a un assunto fallace, che l’Ucraina, con il sostegno occidentale, potesse infliggere una sconfitta strategica alla Russia. Oggi, mentre il supporto americano viene meno, quella stessa politica, avventata e ideologica, ci sta conducendo sull’orlo del baratro.
I toni si alzano, e in alcuni circoli europei si parla persino di attacchi preventivi contro la Russia. È l’epilogo di un tragico errore di calcolo, invece di correggere la rotta, l’Europa risponde a l’insostenibilità della sua posizione con una retorica bellicosa che rischia di rendere inevitabile una guerra continentale disastrosa. L’UE ha costruito la sua risposta all’invasione russa su una narrativa di fermezza e solidarietà. Tuttavia, questa narrazione ha ignorato tre realtà inesorabili. L’Ucraina non ha mai avuto una possibilità realistica di una vittoria militare convenzionale. Ora, è allo stremo, esaurita di uomini, denaro e tempo. Morale e reclutamento crollano, mentre l’industria della difesa europea, piena di promesse, ha prodotto finanziamenti limitati e consegne ancor più scarse.
Mentre i leader europei promettevano un sostegno “fino alla vittoria”, l’aiuto concreto è stato spesso insufficiente e disunito. L’amministrazione Trump ha ora interrotto l’invio di aiuti militari letali, smascherando la dipendenza europea da Washington e lasciando Kiev in una posizione estremamente precaria. La politica europea ha relegato la diplomazia a un ruolo secondario, ignorando i propri strumenti ufficiali per la prevenzione dei conflitti e la mediazione. L’Europa ha così perso ogni spazio di manovra, restando intrappolata in una logica di mera reazione militare.
In questo vuoto strategico, fioriscono proposte pericolose. L’idea che l’Europa possa o debba considerare un attacco preventivo è forse l’espressione più allarmante dell’irresponsabilità corrente. Tale retorica ignora completamente la percezione della minaccia russa e la sua dottrina militare. L’analisi strategica indica che la Russia non vede la NATO come una minaccia di invasione terrestre, ma come una fonte di attacchi a sorpresa con armi di precisione a lungo raggio e di sovversione interna. Nel pensiero strategico russo, la difesa migliore è il contrattacco anticipato.
Se l’Europa inizia a discutere pubblicamente di attacchi preventivi, fornirà al Cremlino proprio la giustificazione che cerca per lanciare una propria azione preventiva. In una recente intervista Sergej Naryškin, uno dei consiglieri di Putin, lo afferma con precisione azzardando anche la possibilità di un attacco nucleare al quale Francia e Gran Bretagna, secondo la sua analisi, non reagirebbero.
La Russia è descritta come “la minaccia acuta nucleare, biologica e chimica” più grave nel breve termine. Qualsiasi azione militare diretta della NATO rischierebbe un’escalation verso l’uso di queste armi, con conseguenze impensabili per l’intero continente. Il venir meno del sostegno americano non è un contrattempo, ma la conseguenza logica di una politica estera europea non autonoma.
Gli Stati Uniti, ora guidati da un’amministrazione transazionale e unilateralista, stanno abbandonando il modello di “pace liberale” su cui l’UE ha fondato la sua azione estera. Trump ha apertamente legato gli aiuti a interessi economici (come l’accesso a minerali critici) e ha avviato trattative dirette con la Russia, escludendo Kiev e i suoi partner europei. L’Europa si ritrova quindi isolata, sostenendo una strategia fallimentare che nemmeno il suo principale alleato vuole più perseguire. Continuare su questa strada è un suicidio collettivo. È urgente un cambio radicale di paradigma nella politica estera europea. La priorità assoluta deve essere la prevenzione di una guerra più ampia, non il perseguimento di una vittoria impossibile in Ucraina.
L’UE deve immediatamente riattivare e potenziare i suoi strumenti di mediazione, attraverso il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS) e la sua squadra di sostegno alla mediazione. L’obiettivo non può essere la resa, ma l’apertura di un canale diplomatico credibile per negoziare un cessate il fuoco. Bisogna separare il destino dell’Ucraina dalla retorica della vittoria totale. L’UE deve definire un piano concreto e finanziato per la sicurezza e la ricostruzione post-conflitto dell’Ucraina, simile allo “Ukraine Facility” da cinquanta miliardi già previsto. Questo darebbe a Kiev una prospettiva reale e una leva negoziale.
L’Europa deve investire nella propria difesa razionalizzando gli apparati nazionali, con l’obiettivo chiaro della dissuasione credibile e della resilienza, non della proiezione offensiva. Questo include il potenziamento delle difese contro minacce ibride e CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari), attualmente trascurate. I leader europei devono condannare pubblicamente e inequivocabilmente qualsiasi retorica su attacchi preventivi. Ogni dichiarazione del genere è un regalo alla propaganda del Cremlino e un pericoloso acceleratore di tensione.
L’Europa si è cullata nell’illusione di poter plasmare gli eventi in Ucraina secondo i suoi desideri, senza una strategia realistica o una vera autonomia. Oggi, di fronte al fallimento di quell’illusione, la risposta di alcuni è l’istinto bellicoso. Parlare di guerra preventiva contro una potenza nucleare non è fermezza, è miopia strategica di grado estremo. L’unica via per evitare una catastrofe è un umile, ma urgente, ripensamento, abbandonare la retorica della vittoria totale e impegnarsi in una diplomazia tenace, con l’unico obiettivo di fermare l’espansione del conflitto. Il tempo per scegliere tra orgoglio e ragione sta scadendo.


