Il mondo sta assistendo impotente alla demolizione sistematica dell’ordine internazionale, con il presidente americano che fornisce a Mosca e Pechino i precedenti per legittimare le loro aggressioni mentre spacca l’alleanza che per decenni ha preteso di essere un baluardo della democrazia. Il presidente americano Donald Trump e i suoi omologhi russo e cinese sono divisi da posizioni contrapposte, ma le azioni del primo stanno aprendo pericolose opportunità agli altri due. L’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro hanno rappresentato una violazione diretta del diritto internazionale.
La risposta europea a questa aggressione è stata un silenzio imbarazzante, una prova della crescente debolezza geopolitica dell’Ue di fronte alle azioni di Trump. L’Unione Europea ha emesso una dichiarazione estremamente debole che nemmeno menziona gli Stati Uniti, limitandosi a chiedere genericamente il rispetto del diritto internazionale. Questa timidezza ha conseguenze ben più ampie della situazione venezuelana. La luce verde all’imperialismo statunitense rappresenta esattamente quello di cui il Cremlino ha bisogno per legittimare le proprie azioni aggressive.
L’ex Alto rappresentante UE Josep Borrell ha lanciato un’allerta inquietante: “Cosa faremo se i marines sbarcano in Groenlandia? Ci limiteremo a dire che bisogna rispettare l’integrità territoriale?”. Il messaggio che arriva a Mosca è chiarissimo: l’Occidente ha abbandonato i suoi stessi principi. Se gli Stati Uniti possono invadere un paese sovrano per ragioni di “sicurezza nazionale”, cosa impedisce alla Russia ritenere legale l’annessione della Crimea? E infatti, dopo lunghi giorni di un silenzio assordante il ministro degli esteri Lavrov ieri ha prontamente ribadito questo concetto. È l’applicazione della logica del “se lo fai tu, posso farlo io” che rischia di destabilizzare definitivamente le residue norme internazionali.
Mentre l’Europa è ancora sotto shock per il Venezuela, Trump ha aperto un nuovo fronte ancora più pericoloso, minacciando di prendere il controllo della Groenlandia. La reazione europea a questa provocazione è stata finalmente più decisa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito inaccettabili le minacce di tariffe contro la sovranità territoriale, avvertendo che sta andando incontro ad uno spostamento verso un mondo senza regole dove il diritto internazionale viene calpestato. Macron ha anche inviato truppe francesi in Groenlandia per esercitazioni congiunte, insieme ad altri otto paesi europei. La minaccia all’integrità territoriale di un membro della Nato da parte di un altro membro è senza precedenti nell’alleanza.
Come se tutto questo non bastasse Trump sta cercando di rimpiazzare le istituzioni multilaterali con il suo “Board of Peace”, un organismo alternativo alle Nazioni Unite che includerebbe persino Putin nonostante la guerra in Ucraina anche se le condizioni di ingresso e le regole interne non sono favorevoli a Mosca che, a differenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, non avrebbe diritto di veto. Per il Cremlino, però, che da anni sogna di dividere l’Occidente e indebolire la Nato, la crisi della Groenlandia rappresenta un sogno apparentemente realizzato. I commentatori della televisione di Stato russa hanno esultato per le mosse di Trump sulla Groenlandia, definendole “un colpo catastrofico alla Nato” e “veramente enormi per la Russia”.
In realtà le preoccupazioni per Mosca non mancano. Da un lato teme che il controllo americano della Groenlandia possa minacciare il secolare dominio russo nell’Artico. Dall’altro, l’imprevedibilità di Trump rende difficile fare calcoli di geopolitica. Quello che sta emergendo dalle ceneri dell’ordine internazionale è un mondo pericolosamente simile a quello che la Russia ha sempre sostenuto, un mondo basato sulla legge del più forte, su sfere di influenza esclusive e sulla marginalizzazione delle istituzioni multilaterali.
L’Europa si trova in una posizione paradossale. I leader europei hanno cercato la diplomazia personale con Trump nell’ultimo anno per cercare di legarlo alla difesa collettiva dell’Europa e garantire la sicurezza dell’Ucraina. Ma quanta fiducia può l’Europa mettere nelle garanzie di sicurezza americane sotto questa amministrazione? Sottovalutare quanto sia tossico e pericoloso per la sicurezza europea un sistema internazionale in cui gli USA autorizzano le ambizioni imperialiste di altri facendo esattamente la stessa cosa sarebbe un errore fatale. La Cina, dal canto suo, osserva con interesse le convulsioni transatlantiche, sperando che l’apparente volubilità di Trump con i suoi alleati possa far apparire Pechino come un partner più stabile e affidabile, attirando più commercio internazionale verso di sé.
L’Ue a questo punto non può permettersi di non reagire. Ma il tempo stringe, l’occasione c’è ed è ghiotta, a Davos si può mettere un limite all’arroganza e all’aggressività americana, ma bisogna farlo ora perché mentre l’Europa discute, Trump continua la sua politica di fatti compiuti. Come ha risposto a un giornalista che gli chiedeva fino a che punto sarebbe arrivato per ottenere la Groenlandia: “Lo scoprirete”. Questa risposta, degna di un sovrano assoluto più che del presidente di una democrazia, riassume perfettamente la pericolosa deriva della politica estera americana e le sue devastanti conseguenze per la stabilità globale. Tutto ciò sta definendo un nuovo ordine mondiale in cui la forza prevale sul diritto, gli interessi nazionali prevalgono sulle regole condivise, e l’imprevedibilità sulla stabilità. È l’ordine mondiale che Putin ha sempre sognato, e che Trump sta inconsapevolmente (o consapevolmente) aiutando a realizzare.


