La Russia potrebbe attaccare con droni l’Italia, la Francia o la Spagna. L’allarme arriva dall’intelligence americana, passa per El Mundo e rimbalza sulle prime pagine. Il rapporto, però, non è pubblico: ai cittadini si chiede di avere paura sulla base di informazioni che non possono leggere né verificare. Questo non significa che la minaccia sia inventata. Significa che la fonte dell’allarme deve essere sottoposta a domande, non trasformata automaticamente in una velina.
Chi ha valutato il rischio? Quanto è imminente? Quali elementi sono stati comunicati ai governi europei? E perché la notizia arriva ai giornali in questa forma, mentre l’Europa discute di spendere sempre di più per le armi? Sono domande giornalistiche. Anche l’ipotesi che la paura favorisca chi vende sistemi militari merita di essere indagata, seguendo contratti, pressioni politiche e interessi economici. Non serve fingere di avere già la prova di un piano concordato per cominciare a cercarla.
Intanto un conto è già documentato. La Bce registra un’inflazione energetica del 14,3 per cento ad agosto, contro il 10,3 per cento di luglio. Indica i rincari dell’energia e il forte contributo dei margini di raffinazione; prevede che le guerre possano tenere l’inflazione complessiva ben sopra il suo obiettivo fino alla prima metà del 2027.
Da una parte si chiede ai cittadini di finanziare il riarmo per sentirsi più sicuri. Dall’altra le guerre e i rincari erodono già salari e risparmi. Chi guadagna dall’allarme e chi paga la guerra? È da questa domanda, e dai documenti necessari a risponderle, che deve partire il nostro pezzo.
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