A settembre l’inflazione italiana sale al 4,2 per cento, il livello più alto da tre anni. Nelle stesse ore altri lavoratori muoiono nei cantieri e nelle fabbriche, il governo porta avanti il progetto di nuovi Centri di permanenza per i rimpatri e alla Scala di Milano la Cgil celebra centoventi anni di storia parlando di lavoro, democrazia e trasformazione sociale. È il ritratto di un Paese attraversato nello stesso giorno dal caro-vita, dalla precarietà della sicurezza sul lavoro, dall’espansione delle strutture di trattenimento per i migranti e dalla richiesta del sindacato di cambiare la società.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,7 per cento in un solo mese e del 4,2 per cento rispetto a un anno fa, contro il 3,3 per cento di agosto. A spingere soprattutto l’energia: i prezzi dei beni energetici passano dal 17,1 al 22,3 per cento su base annua.
Dietro il dato generale ce ne sono altri ancora più eloquenti: il gas nel mercato tutelato segna +47,2 per cento in un anno, il diesel +34,9 per cento. Crescono inoltre gli alimentari non lavorati e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto.
Sui fogli dell’Istat si chiama inflazione. Nella vita quotidiana significa bollette, carburanti, spesa, trasporti, salari e pensioni che comprano meno.
Morire lavorando
Alla Fincantieri di Ancona un operaio tunisino di cinquantacinque anni è morto dopo essere stato investito da una fiammata. Un altro lavoratore, ventinove anni, di origine bengalese, è rimasto gravemente ustionato. Nello stesso giorno, nel Milanese, un altro operaio è morto precipitando mentre lavorava. Cambiano le città, i cantieri, le aziende, le dinamiche degli incidenti. Il risultato continua a ripetersi: si esce di casa per lavorare e qualche volta non si torna. Chiamarla ancora emergenza rischia di attenuare il significato della parola. Un’emergenza dura settimane o mesi. Le morti sul lavoro accompagnano stabilmente il sistema produttivo italiano.
E intanto si costruiscono altri Cpr
C’è poi l’altra Italia, quella delle politiche migratorie. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato a maggio l’avvio delle procedure per realizzare sei nuovi Centri di permanenza per i rimpatri: uno in Campania, due in Trentino-Alto Adige, uno in Calabria, uno in Toscana e uno in Emilia-Romagna. A questi dovrebbero aggiungersi altri centosei posti nelle strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio. Secondo Piantedosi, con l’attuale governo i rimpatri sono aumentati di oltre il quaranta per cento. La linea rivendicata dal governo punta ad aumentare la capacità di trattenimento per rendere effettivi i rimpatri e allontanare persone considerate pericolose o irregolari.
I dati raccolti nelle strutture già operative mostrano però quale realtà materiale verrebbe ampliata. A Palazzo San Gervasio, in Basilicata, tra gennaio e luglio 2026 l’ente gestore ha registrato sessantasette episodi classificati come “eventi critici”, comprendenti atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. Più di venti si sono verificati soltanto tra maggio e luglio. Nello stesso periodo sono stati annotati anche quarantasei atti di protesta. Ad agosto nello stesso centro è morto Lassoued Dhoui, tunisino di trent’anni. Le ricostruzioni e le responsabilità relative alla sua morte restano oggetto di valutazione, mentre associazioni e attivisti hanno denunciato condizioni igienico-sanitarie difficili, insufficienza dell’assistenza medica e una situazione di forte tensione all’interno della struttura. Le denunce provengono anche da fonti militanti e vanno lette come tali. Il dato dei sessantasette eventi critici, però, è ricavato dai registri dell’ente gestore richiamati nelle loro ricostruzioni. Prima di aggiungere nuovi posti, il punto diventa capire quale sistema si sta scegliendo di ingrandire.
Centoventi anni dopo
È dentro questo Paese che la Cgil festeggia i suoi centoventi anni. Al Teatro alla Scala di Milano Sergio Mattarella è stato accolto da un lungo applauso. Maurizio Landini ha ringraziato il Presidente della Repubblica e ha scelto per l’anniversario parole rivolte al futuro: “responsabilità e coraggio per non rinunciare alla trasformazione della società”.
La Cgil nasceva a Milano nel 1906. Centoventi anni dopo il problema va oltre la difesa di ciò che il movimento dei lavoratori ha conquistato. Si tratta di capire che cosa significhi oggi parlare di lavoro quando si può avere un’occupazione e restare poveri, quando una fiammata, una caduta o una macchina possono ancora trasformare un turno in una condanna a morte, quando l’energia divora parti sempre più consistenti del salario. Nello stesso quadro rientrano le priorità pubbliche: il contrasto all’immigrazione irregolare, l’ampliamento dei Cpr, le risorse destinate alla sicurezza e, dall’altra parte, la difficoltà persistente nel rendere realmente sicuri luoghi di lavoro che continuano a produrre vittime. L’Italia del 30 settembre 2026 sta anche in questo contrasto: inflazione al 4,2 per cento, energia oltre il ventidue per cento, nuovi Cpr, operai che non tornano a casa e un sindacato che, dopo centoventi anni, sostiene che la società debba ancora essere trasformata. Guardare insieme questi dati aiuta a leggere il Paese meglio di molti slogan: raccontano che cosa diventa urgente, dove finiscono le risorse e quali vite una società riesce davvero a proteggere.
Fonti principali
- Istat, stime preliminari prezzi al consumo, settembre 2026.
- Ansa, 30 settembre 2026, inflazione e prezzi energetici.
- Ansa, 30 settembre 2026, incidenti sul lavoro ad Ancona e nel Milanese.
- Melting Pot Europa, settembre 2026, Cpr di Palazzo San Gervasio.
- Collettiva, 30 settembre 2026, celebrazione dei 120 anni della Cgil.
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