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PENA DI MORTE | Trump porta la fucilazione in diretta streaming. Il Pentagono allestisce il patibolo globale

Il 3 dicembre il plotone d’esecuzione per la strage di Fort Hood. Dopo novant’anni torna il pubblico delle esecuzioni americane: questa volta davanti a uno schermo.


Il 3 dicembre, a Fort Hood, in Texas, un uomo paralizzato dalla vita in giù sarà portato davanti a un plotone d’esecuzione. L’esercito degli Stati Uniti si prepara a uccidere Nidal Malik Hasan, ex maggiore e psichiatra militare condannato per avere assassinato tredici persone e ferito altre trentadue nel 2009. Il Pentagono ha annunciato che l’esecuzione sarà trasmessa in diretta streaming. Non basta la fucilazione: la vogliono davanti a un pubblico.

Hasan aprì il fuoco il 5 novembre 2009 contro militari nella base texana. La sua responsabilità per la strage è stata accertata da un tribunale militare, che lo ha condannato a morte nel 2013. Le vittime erano tredici persone, non comparse sacrificabili nel dibattito sulla pena capitale. Ma l’assassino è oggi un prigioniero in custodia dello Stato. Donald Trump ha approvato l’esecuzione, prevista per il 3 dicembre salvo ricorsi. Sarebbe la prima esecuzione militare statunitense dal 1961, la prima con un plotone militare dal 1945.

Pete Hegseth, segretario alla Difesa, vuole che la gente possa assistere. La diretta è stata annunciata ufficialmente, mentre le piattaforme e le modalità tecniche restano da definire. Lo Stato non si limita a imporre la pena: programma la visione della morte, ne fissa il calendario e promette il collegamento. Il condannato è diventato anche contenuto da distribuire.

Il copione è antico. Roma imperiale aveva le arene; le monarchie disponevano i patiboli nelle piazze; il nazismo organizzava impiccagioni pubbliche nei territori occupati per seminare terrore. Gli Stati Uniti non devono cercare all’estero i propri precedenti: il 14 agosto 1936, a Owensboro, nel Kentucky, migliaia di persone si raccolsero per assistere all’impiccagione di Rainey Bethea, afroamericano di ventisei anni. Quella è ricordata come l’ultima esecuzione pienamente pubblica del Paese. Dopo novant’anni, la folla non dovrà più raggiungere la piazza: sarà sufficiente aprire un video.

Le cifre spiegano quanto la pena di morte resti un sistema attivo, non un fossile giudiziario. Nel rapporto sulle esecuzioni del 2025, Amnesty International ne documenta almeno 2.707 in diciassette Paesi, il 78 per cento in più rispetto alle 1.518 del 2024. La Cina resta al primo posto secondo l’organizzazione, con migliaia di esecuzioni sottratte a ogni verifica perché coperte dal segreto di Stato. Tra i dati registrati figurano Iran, almeno 2.159 esecuzioni; Arabia Saudita, almeno 356; Stati Uniti, 47; Egitto, 23; Kuwait e Singapore, 17 ciascuno. Le cifre mondiali sono sottostimate: per alcuni Paesi non esistono conteggi affidabili. Negli Stati Uniti le esecuzioni sono quasi raddoppiate rispetto alle 25 del 2024.

Il Pentagono non ha inventato il supplizio pubblico. Lo ha aggiornato all’epoca delle piattaforme, dove anche una fucilazione può entrare nel flusso delle immagini. Il 3 dicembre, se i tribunali non fermeranno la procedura, il governo americano avrà il proprio palinsesto: un plotone, un condannato, una telecamera e il pubblico collegato.



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