Si scava alla Casa del Jazz, si cerca il corpo del giudice Paolo Adinolfi scomparso nel 1994. Il Prefetto Giannini: “Serve una verifica”
Sul posto – coordinati dalla Prefettura -, polizia, carabinieri, guardia di finanza e anche la Sovrintendenza del Le operazioni di scavo alla Casa del Jazz riprenderanno domani mattina. Oggi è iniziata un’operazione di ispezione nell’edificio sequestrato alla Banda della Magliana, e oggi ritrovo culturale della capitale. Il luogo non è mai stato ispezionato prima e potrebbe portare a una svolta sul caso del giudice Paolo Adinolfi scomparso 31 anni fa. Sul posto – coordinati dalla Prefettura -, polizia, carabinieri, guardia di finanza e anche la Sovrintendenza del Campidoglio. All’interno non è escluso che possano esserci armi. Tra le ipotesi anche quella che, all’interno dei luoghi ispezionati, possa esserci il corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994. Non c’è al momento alcuna delega alle indagini da parte dei pm della Capitale.
Del giudice non si hanno più notizie dal 2 luglio 1994 quando è uscito di casa in Via della Farnesina senza farvi più ritorno
“È necessario fare una verifica” sotto alla ‘Casa del Jazz’ “non perché si stia cercando in particolare qualcosa”, ma perché “si ha avuto notizia che nel bene confiscato alla Banda della Magliana ci sta questa parte, una galleria che è stata tombata, non conosciuta ed è giusto verificare cosa ci sia dentro”.
Sono le prime parole del Prefetto Lamberto Giannini che, conversando con i cronisti dell’Agi, racconta l’ispezione di questa mattina di carabinieri, polizia, guardia di finanza e Sovrintendenza del Campidoglio. Le forze dell’ordine sono state coinvolte perché, “se dovesse esserci qualcosa”, in questo tunnel chiuso da ben trenta anni, è giusto che sia preso in consegna”.
“È un momento nel quale bisogna solo aspettare l’evoluzione di questa attività. Io e la mia famiglia, in questo momento, non ci sentiamo di dire nulla”, ha detto all’AGI l’avvocato Lorenzo Adinolfi, figlio del magistrato scomparso. Le forze dell’ordine hanno delimitato l’area e stanno operando con il supporto tecnico della Sovrintendenza per la mappatura delle strutture sotterranee.
Chi è Paolo Adinolfi, l’unico giudice scomparso della storia repubblicana
Del giudice non si hanno più notizie dal 2 luglio 1994 quando è uscito di casa in Via della Farnesina senza farvi più Di Paolo Adinolfi non si hanno più notizie dal 2 luglio 1994 quando è uscito di casa in Via della Farnesina senza farvi più ritorno. Alle 9 di quel sabato mattina era nella biblioteca del Tribunale Civile di Roma, in viale Giulio Cesare, dove ha lavorato per molti anni prima alla sezione fallimentare, poi alla seconda civile. La sua auto fu ritrovata al Villaggio Olimpico lo stesso giorno. Dopo 31 anni, le indagini sono state riaperte e si stanno svolgendo scavi sotto la Casa del Jazz a Roma, su un bene confiscato alla Banda della Magliana, dove si ipotizza possa trovarsi il suo corpo. Paolo Adinolfi è l’unico giudice scomparso nell’era repubblicana.
Di formazione cattolica, superato da giovanissimo il concorso in magistratura, dopo una prima esperienza a Milano, tornò a Roma dove – al momento della scomparsa – era da poco diventato consigliere alla Corte di Appello, dopo anni passati alla sezione fallimentare. In tale sezione Adinolfi si era occupato di fascicoli come il crac Fiscom che lambivano il punto di congiunzione tra potere economico, servizi deviati e criminalità organizzata, ovvero quella che verrà denominata banda della Magliana.
Nello Speciale “Chi l’ha Visto?” del 30 giugno 1995, il Parroco di S. Valentino ha riferito di alcune telefonate anonime che parlavano di un assassinio del magistrato. Già nella trasmissione del 25 ottobre 1994 era giunta una telefonata anonima che annunciava la morte di Adinolfi, ma anche allora la notizia non aveva avuto alcun riscontro.
Fra la fine degli anni 70 e l’inizio dei ’90, svariate organizzazioni criminali attive sul territorio nazionale cambiano modus operandi, e iniziano a riciclare il denaro sporco in attività legali, anche con l’utilizzo di prestanomi e società fantasma. Sono gli anni in cui le grosse organizzazioni criminali del paese varcano la linea gotica e si trasferiscono al nord, anche grazie a gruppi criminali locali. È un po’ quello che avviene a Roma, dove a preparare il terreno c’è la Banda della Magliana in grado di controllare tutto il territorio della Capitale. Fatto è che al tribunale fallimentare di Roma, dove molte di queste inchieste passano, opera proprio Adinolfi che ha la fama di essere un integerrimo servitore dello Stato. In questa vicenda, si è sospettato che nelle aule di giustizia romane ci fosse un “commercio di sentenze” e che proprio Adinolfi fosse il meccanismo che faceva inceppare il meccanismo della corruzione. Questo è il filone dominante sulla sparizione del giudice e il coinvolgimento della Banda della Magliana che avrebbe trovato il modo di risolvere “il problema”.
Le indagini sulla sua scomparsa, archiviate all’inizio del 1996, vengono riaperte in seguito alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, e conducono sino al cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti che nella villa oggi sede della Casa del Jazz viveva. Sarà Nicoletti a dichiarare al giudice: “Tanto non glielo dico dove è Adinolfi”.
Adinolfi due giorni dopo la sparizione, sarebbe dovuto andare a Milano dove ancora si indaga sui filoni nati da Tangentopoli. Secondo alcuni testimoni avrebbe dovuto riportare al pm milanese Nocerino alcuni documenti su investimenti miliardari da parte di membri dei Servizi coinvolti in reati come bancarotte fraudolente, falsi, peculati, compravendita fittizia di immobili.

Il progetto Casa del Jazz nasce dalla confisca nel 2001 di Villa Osio, la villa di fine anni ’30 appartenuta al boss della banda della Magliana Enrico Nicoletti.
Assegnata al Comune di Roma, ha riaperto come centro culturale polifunzionale nell’aprile 2005 con l’obiettivo di incentivare la diffusione del jazz. I suoi tre edifici completamente ristrutturati ospitano attività concertistiche, culturali e didattiche.
Struttura e attività della Casa del Jazz
La Casa del Jazz si trova lungo viale di Porta Ardeatina: una lapide all’ingresso ricorda i nomi di 683 vittime di mafia dal 1893 al 2005. All’interno della struttura principale, un auditorium da 150 posti è utilizzato da settembre a maggio per concerti dal vivo di artisti italiani e internazionali, proiezioni, conferenze e incontri. Ci sono anche un archivio audiovisivo, consultabile tramite postazioni multimediali, una biblioteca aperta al pubblico, una libreria e una caffetteria.
Il parco e la storia di Villa Osio
Il progetto, fortemente voluto dall’allora sindaco Walter Veltroni insieme all’associazione Libera, ha anche regalato alla città uno spazio aperto tutti i giorni, dall’alba al tramonto. La Casa si trova infatti all’interno di uno splendido parco di due ettari e mezzo. Il complesso sorse alla fine degli anni ’30 quando il banchiere e avvocato Arturo Osio, socio fondatore della BNL, commissionò la costruzione di una villa sulle rovine di un casale seicentesco a un collaboratore di Marcello Piacentini. La struttura sobria ed elegante, con un portico d’ingresso ad archi sul lato orientale, fu arricchita da un vasto parco affidato all’architetto paesaggista Pietro Porcinai.
La controversa storia di Enrico Nicoletti e la confisca
La villa era stata stravolta dagli interventi e dagli abusi edilizi realizzati negli anni ’80 dal cassiere e imprenditore edile della Banda della Magliana Enrico Nicoletti (ricollegabile al ‘Secco’ di Romanzo Criminale), che l’aveva acquistata per un miliardo e 250 milioni di lire dal Vaticano. Nicoletti, condannato a sei anni e sei mesi per usura, subì la confisca di diverse proprietà. È morto nel dicembre 2020.





