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UGUAGLIANZA Israele è l’unica grande democrazi* con lager nido. Ogni bimbo viene mutilato senza fare distinzioni

Scavallato il 15 agosto, si ha quasi sempre la sensazione di poter entrare, da lì a poco, in una nuova fase della nostra vita. E’ più del capodanno perché il tempo sembra scorrere internamente, neanche fosse intrauterino. Neanche esistesse la reale possibilità di una nuova nascita. Ma seppure le condizioni psicologiche lo consentissero, come modulare, quando la disumanità regna sovrana, il primo vagito senza che questo assomigli al belato di una pecora o al ruggito di una belva?

Per carità, non ci sfuggono le mostruosità che assieme al progresso culturale e sociale hanno caratterizzato finora la storia del sapiens, basti pensare all’olocausto, tra il 1941 ed il 1945, ad opera dei nazisti tedeschi in collaborazione con i nostri fascisti. Ma senza allungare lo sguardo fino al Sudan, in Somalia, Libia, Congo o al Turkmenistan ci basta aprire gli occhi su quella che viene considerata la più importante democrazia del Medio Oriente che cattura bambini per imprigionarli in comodi lager e spaccargli mani e piedi con apposite pietre, per violentarli mentre cani feroci pasteggiano sui loro genitali. Israele è l’unico paese al mondo a disporre di carceri nido per infliggere sofferenze inenarrabili e un numero incommensurabile di mutilazioni.

Lo stato ebraico è l’unica nazione fascista che può permettersi un genocidio in mondovisione senza subire sanzioni significative da altri paesi occidentali, anch’essi considerati culle della democrazia. Mentre scrivo (sono le 8 del mattino), Al Jazeera riferisce, citando fonti ospedaliere, che gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 21 persone a Gaza dall’alba, di cui sei in attacchi israeliani contro le tende che ospitano gli sfollati a Khan Younis e quattro in una tenda a Deir el-Balah.

Nulla di strano. Ora, il loro obiettivo non è solo quello di evacuare la popolazione della città di Gaza (come finora riportato), ma anche di completare, entro il 7 ottobre, l’accerchiamento della città e ottenere il controllo operativo su di essa. La manovra all’interno della città di Gaza inizierà già nelle prossime settimane, per anticipare i tempi. Inoltre, nelle prossime settimane inizierà l’evacuazione della popolazione dalla città di Gaza – e le IDF ritengono che non sarà possibile concentrare tutta la popolazione nelle aree umanitarie già esistenti oggi (campi di Al-Markaz e Al-Mawasi), pertanto le truppe dell’IDF dovranno ritirarsi da una certa area sotto il loro controllo oggi nel sud della Striscia, per trasformarla in un’area umanitaria per centinaia di migliaia di sfollati dalla città di Gaza. La portata delle forze che opereranno nella Striscia nell’ambito della nuova operazione sarà di almeno quattro divisioni. Tutte e tre le divisioni regolari principali e al loro fianco saranno mobilitate diverse brigate di riserva, cioè decine di migliaia di riservisti che saranno chiamati a prender parte all’operazione.

Tutto ciò accade “semplicemente” perché dei terrestri si sentono superiori ad altri. In questo caso è il popolo cosidetto eletto, gli ebrei (un po’ tutti sia pur con sfumature diverse), che considerano i palestinesi, ai quali hanno rubato terra e futuro, esseri inferiori, animaletti fastidiosi. Un film già visto, non solo durante il nazifascismo. Per comprendere la genesi di questo fenomeno bisognerebbe analizzare le perversioni del pensiero religioso, dal giudaesimo al cristianesimo con San Tommaso e Sant’Agostino, tanto caro all’attuale pontefice. Ma a noi interessa capire perché il suo contrario, l’uguaglianza, questa sconosciuta, non riesce a diventare il vessillo della Sinistra ormai persa da tendenze modaiole che mettono in discussione persino l’unica rivoluzione riuscita, l’emancipazione femminile.

Per approcciare questi temi bisogna essere molto audaci e capaci di dare un senso intellegibile alle parole affinché il loro significato non venga equivocato fino ad essere tacciati a torto di omofobia, ma proviamo comunque.
Si parte da un dato di fatto inconfutabile: alla nascita siamo tutti ugualmente sani. Ci caratterizziamo col passar del tempo in base a chi ci sta attorno e si diventa così più o meno saggi, creativi o malati e, a volte, anche non poco stronzi.

Gli uomini sono dunque tutti uguali sia che essi siano maschi o femmine, che abbiano gli occhi azzurri, nocciola o a mandorle, la pelle chiara o scura. Siamo tutti uguali sia che facciamo l’amore con l’essere umano diverso sia che ci organizziamo affettivamente in modo diverso, sia che ci facciamo le seghe con la mano sinistra che con la destra, sia che alla masturbazione preferiamo la poesia.

E allora perché dobbiamo imbrattare l’italiano e negare una specifica identità alle donne quando stravolgiamo il “name” della gloriosa festa dell’Unità con un gelido asterisco. Ma che vuol dire festa dell’Unit*? Che vuol dire cari amic*? Come si può rinascere con queste premesse? Certo, quando l’informazione, per meglio conserrvarli e diffonderli, mette sotto vuoto i teatrini di Donald Trump, Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen “Marx può attendere” sereno. Sarebbe allora forse preferibile rileggersi le parole ripetute da Matthew Arnold nel libro dal titolo significativo Culture and Anarchy (1869) per comprendere che la cultura “cerca di eliminare le classi”… per far vivere tutti gli uomini (senza distinzione) in un’atmosfera di luce e dolcezza”. Non esageriamo, illudersi  in tanta grazia anche no, ma mentre entriamo in settembre, proviamo almeno a pensare. E a non credere.




 

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