Politica

USA | Gaza spacca i democratici: nove nomi nel mirino del gruppo che sfida la lobby pro Israele

American Priorities annuncia nove obiettivi per il 2028. Il sostegno a Israele diventa terreno di scontro nelle primarie statunitensi.


Negli Stati Uniti la questione palestinese entra nelle primarie democratiche. American Priorities, un super PAC nato per contrastare l’influenza elettorale dell’AIPAC, ha indicato nove esponenti del partito che intende sfidare nel 2028. Non ha ancora annunciato nove candidati alternativi: per ora è una lista di obiettivi politici.

Quattro nomi sono nello Stato di New York: i deputati Ritchie Torres, George Latimer, Laura Gillen e Tom Suozzi. Gli altri parlamentari in carica sono Jared Moskowitz, in Florida, e Greg Landsman, in Ohio. Completano la lista Melissa Bean in Illinois, Adrian Boafo in Maryland e Ben McAdams nello Utah: sono candidati alle elezioni di novembre, non deputati già eletti.

American Priorities afferma di avere speso più di sei milioni di dollari quest’anno e promette di superare quella cifra nel 2028. Rivendica dodici vittorie alle primarie e una sconfitta. Il dato riguarda le campagne che ha sostenuto: AIPAC era presente soltanto in alcune di quelle competizioni. «Gaza non è una cartina di tornasole. È una prova di credibilità», sostiene il gruppo.

Che cos’è AIPAC? L’American Israel Public Affairs Committee è un’organizzazione americana che fa pressione sul Congresso per rafforzare il rapporto tra Stati Uniti e Israele, compresi gli aiuti militari. Il suo amministratore delegato è Elliot Brandt; Bernie Kaminetsky presiede l’organizzazione e Michael Tuchin il consiglio direttivo. L’organizzazione sostiene candidati democratici e repubblicani tramite il proprio comitato elettorale. Il super PAC collegato, United Democracy Project, finanzia campagne indipendenti anche contro i candidati che contestano la sua linea.


Elliot Brandt, amministratore delegato di AIPAC.


La distinzione conta: AIPAC dichiara di essere finanziata e diretta da cittadini statunitensi, non dal governo israeliano. Nel panorama americano agiscono anche Democratic Majority for Israel, che lavora nel campo democratico, e Christians United for Israel, organizzazione cristiana evangelica. Sono soggetti diversi. Chi opera direttamente per conto di un governo straniero rientra invece in un diverso quadro di obblighi di trasparenza, disciplinato dalla legge FARA.

La rete del sostegno a Israele attraversa anche la destra repubblicana. Miriam Adelson, medica e miliardaria, vedova del magnate dei casinò Sheldon Adelson e proprietaria di Israel Hayom, ha versato circa cento milioni di dollari nel 2024 a Preserve America, il super PAC favorevole a Donald Trump. È una finanziatrice individuale, non una dirigente dell’AIPAC: confondere queste strutture nasconderebbe come funziona davvero il denaro nella politica americana.


Miriam Adelson nel 2023. Foto: Gage Skidmore / Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0.


American Priorities cita in particolare il voto favorevole dei sei deputati già in carica alla proposta che toglierebbe alcuni fondi federali alle università coinvolte in boicottaggi commerciali di Israele. La Camera l’ha approvata il 3 settembre; il testo è passato al Senato, dove non è ancora legge. I nove, sostiene il gruppo, potrebbero uscire dalla lista se rinunciassero al sostegno di AIPAC e promuovessero politiche rispettose dei diritti dei palestinesi.

AIPAC replica che i suoi aderenti lavorano per eleggere candidati filo-israeliani di entrambi i partiti e rivendica più vittorie che sconfitte. Mancano due anni alle primarie del 2028: nessun risultato è scritto. Ma il segnale è già arrivato. Per una parte degli elettori democratici, Gaza non è più un tema da liquidare con una dichiarazione: è un voto, una scelta di finanziamento, una posizione da spiegare.


Fonti: Axios, 23 settembre 2026; AIPAC; GovInfo, H.R. 4795; FEC; Democratic Majority for Israel; Christians United for Israel; JTA, 16 ottobre 2024.



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